Cultura e Spettacoli

Polvere siamo…

Curioso il destino di certe cose : Raccontare la tragedia della Fibronit a meno di un chilometro dalla spianata dove un tempo si ergeva la fabbrica più mortifera della storia di Bari… Tempo fa al Nuovo Abeliano Mino De Cataldo era stato l’applaudito protagonista di ‘Altrove’, un lavoro di Alessandra Lanzillotti tratto da un romanzo di Giuseppe Armenise. Nell’ultimo fine settimana, ancora nella struttura di Padre Kolbe, Vito Signorile – con Danilo Giuva e Anna De Giorgio – ha trionfato in ‘Il Principino’, un testo scritto e diretto da Damiano Nirchio (un produzione Teatri di Bari/Abeliano). Tratto comune ai due lavori, la letale esposizione alla polvere d’amianto, che da noi fece strage sia fra chi lavorava dentro i capannoni di via Caldarola, sia fra chi vi abitava vicino. Con la differenza che nell’opera di Nirchio, il tema amianto, invece che centrale, fa da cornice ad altro e più sottile dramma. Il sottotitolo dell’opera – ‘breve cronaca famigliare di un trivani vista ciminiere’ – sintetizza bene questa tragedia micro borghese in cui si specchia il naufragio del sogno del benessere coltivato all’indomani della guerra : Un operaio getta tutta la vita in pasto alla Fibronit per comprare una casa, far studiare il figlio, comprare la pelliccia alla moglie. Alla fine, si ritrova solo e svanito, sopportato dall’amatissimo ‘Principino’ di una volta, ora un figlio adulto e rancoroso, benché in lui non si sia spento del tutto l’amore filiale. Il povero vecchio non potrà che andare a spegnersi nel grigiore di una casa di riposo… Nell’impianto scenico di Michele Iannone il modesto ambiente domestico si raccoglie in un breve arcipelago di polverosi isolotti ovali. Oltre, è il nulla, lo stesso nulla della memoria in cui sta precipitando il protagonista, fermo a quando i turni di lavoro gli scandivano i giorni, quando la sua Lucia splendeva e il loro ‘piccolo Principe’ a scuola si misurava col capolavoro di Saint-Exupéry. Una tv quasi perennemente accesa sulla diretta RAI a proposito del caso di Alfredino Rampi, il bimbo morto precipitando in un pozzo artificiale alla periferia di Roma, localizza gli eventi a giugno del 1981. L’Italia sta cominciando a cambiare. L’allungarsi dell’età media, la crisi economica e il declino dei valori famigliari stanno dando vita al fenomeno degli anziani soli. La figura della badante è ancora sconosciuta, sicché quanto resta del sentimento del buon vicinato può supplire al vuoto. Tuttavia è roba di poco. In ogni caso la porta dell’ospizio è sempre aperta. Damiano Nirchio racconta questa fase di transizione dirigendo con attenzione struggente e contagiosa. “Tutti i grandi sono stati bambini…”  E tutti noi a quell’età almeno una volta abbiamo domandato a un adulto l’equivalente della richiesta (il disegno di un pecora) con cui il Piccolo Principe assilla Antoine, l’aviatore precipitato nel deserto. Tutti torneremo polvere… E c’è polvere e polvere… Vito Signorile ha qui uno dei suoi migliori acuti. Toccano il cuore anche Danilo Giuva, Anna De Giorgio e (nel finale) il piccolo Gabriele Milillo.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 2 Aprile 2019

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