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Possibile che le “colpe” sono sempre degli altri e mai del Comune?

Quando un servizio comunale non funziona come dovrebbe o, peggio, non funziona affatto; quando un’opera comunale è eseguita male o, peggio, è fatta in maniera sbagliata e, quindi, inutile se non addirittura dannosa alla comunità a cui è destinato quell’intervento (oltre che alle casse pubbliche su cui gravano i costi di tali sprechi!), a Bari la colpa di disfunzioni e sperperi è sempre degli “altri” e mai del Comune. O meglio, a voler essere più precisi di coloro che i
l Comune lo amministrano, determinandone le scelte. E’ questa in sintesi l’ironica considerazione di un cittadino barese, dopo aver appreso dalle pagine locali di una nota testata giornalistica nazionale che alcune delle principali fontane monumentali ed ornamentali di Bari sono spente da dopo il summit del G7 finanziario dello scorso maggio, presentandosi in certi casi con la vasca occupata da rifiuti anziché da acqua, a seguito di “un contenzioso tra due aziend
e” sfociato lo scorso aprile in una sentenza del Tar (Tribunale amministrativo regionale) della Puglia, che “ha annullato la gara”. Situazione, questa, che ha poi visto il Comune correre ai ripari con un affidamento temporaneo sotto soglia, e quindi a procedura negoziata, della durata di soli due mesi, ossia da metà maggio a metà luglio, ma che – stante le numerose segnalazioni finora registrate – ha invece determinato la pulizia e l’attivazione delle fontane principali soltanto nei giorni in cui si è tenuta la strepitosa edizione barese del noto evento finanziario internazionale. In realtà, la sentenza del Tar-Puglia del 6 Aprile scorso ha annullato “il bando di gara” con cui il Comune aveva aggiudicato, a Novembre dello scorso anno, l’appalto per assicurare il funzionamento delle fontane ornamentali e monumentali baresi. Quindi, la decadenza della aggiudicata gara d’appalto per le fontane è stata solo una conseguenza diretta dell’eccepita illegittimità del bando di gara da parte di una delle ditte partecipanti. Per cui il contenzioso ha riguardato in primis il Comune, che del bando contestato è stato l’artefice. Non a caso, infatti, a subire le conseguenze dirette della citata sentenza del Tar Puglia è stato il Comune di Bari, essendo stato condannato al pagamento delle spese processuali, e solo indirettamente l’impresa aggiudicataria, su cui è ricaduta unicamente la decadenza della gara, e quindi la messa nel nulla dell’appalto, non essendosi l’aggiudicataria, tra l’alto, costituita in giudizio dinanzi ai giudici del Palazzo barese di piazza Massari. Ma di segnalazioni inerenti disservizi e sprechi del Comune di Bari i cittadini ne segnalano a valanga, anche se non sempre questi sono sotto gli occhi di tutti, come nel caso delle fontane ornamentali e monumentali spente proprio nel bel mezzo dell’estate, ossia nel periodo forse più cruciale dell’anno ai fini di un miglior decoro urbano concomitante con la maggior presenza di turisti in città. Ed uno di quei casi che sicuramente non è sotto gli occhi di tutti è lo stato di degrado ed abbandono in cui versano i nuovi locali a servizio del cimitero di Palese, nei quali si sarebbero dovuti trasferire sia l’ufficio del custode che il deposito di questa necropoli periferica barese. Locali che – ha segnalato un cittadino del posto – sono stati ormai vandalizzati, perché da anni al Comune nessuno si è mai preoccupato di attivare la nuova struttura, né tantomeno di far predisporre un idoneo impianto antintrusione, al fine di prevenire furti ed atti vandalici che, poi, si sono puntualmente verificati. Allora, si chiede lo stesso cittadino, “perché sono stati realizzati quei nuovi locali, se il Comune trascura di utilizzarli, non mettendoli in funzione?” Ed ancora: “Forse sono superflui e, quindi, non sono strettamente necessari?” Interrogativi, questi, legittimi e che smentiscono con tutta evidenza ciò che, molto semplicisticamente, sostiene forse qualche esponente di Palazzo di Città, ossia che “tali ambienti sono tuttora inutilizzati perché sono stati danneggiati da parte di ladri e vandali”. E, quindi, che anche in questo caso la responsabilità di disservizi e sprechi è di “altri” e non della Civica amministrazione. Analogo discorso lo si evince nella vicenda della ristrutturazione di via Sparano. Dove imprevisti di carattere tecnico e conseguenti sprechi di ogni tipo vengono attribuiti quasi esclusivamente allo studio di progettazione e non agli organi tecnici e politico-amministrativi di corso Vittorio Emanuele. Infatti, emblematica è la recente “faccenda” delle panchine di varia forma e colore collocate nei vari punti già risistemati di via Sparano. Ne è esempio, sia le rumorose proteste dei cittadini che la sorprendente presa di distanze da parte del Primo cittadino, Antonio Decaro, che ha criticato i prototipi delle seditoie che stanno per essere collocate dinanzi alla celeberrima parrocchia di “San Ferdinando”. Però, stante già ai pochi casi innanzi riferiti, c’è in tutto questo qualcosa che non quadra. Infatti, è mai possibile che a Bari le responsabilità siano sempre esterne al Comune guidato dal “renzianissimo” Primo cittadino, nonché presidente dell’Anci? Questo dubbio, infatti, si pone ormai in molti baresi. E non è nemmeno peregrino.    

 

Giuseppe Palella

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