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Post-Covid, quale cinema ci attende?

Di recente il Festival del Cinema Europeo di Lecce, giunto quest’anno alla ventunesima edizione, ha conferito a Oliver Assayas l’Ulivo d’Oro alla carriera. Nel corso della premiazione, avvenuta in diretta streaming, il regista francese ha annunciato tra le altre cose che sta scrivendo un film sulla pandemia in corso. La pellicola vuol essere soprattutto uno sguardo sull’impatto del Coronavirus sul futuro in generale e in particolare sul mondo del cinema, che si può immaginare ‘segnato’ (benché non necessariamente in negativo) e nella necessità di “ridefinirsi”. Un annuncio che non ha sorpreso nessuno. Almeno un cineasta su cinque sta accarezzando la stessa idea, se non sta già lavorando in tale direzione. E ciò ovunque. Più della letteratura, il cinema tende a cavalcare l’onda degli eventi. Prepariamoci, dunque, di qui a qualche anno ci aspetta una caterva di film e fiction a indirizzo unico. Non abbiamo scampo. E il poco prevedibile soggetto minaccia di tormentare il mondo del grande schermo ben più di quanto avvenne col tema della guerra in Vietnam (un’ottantina di pellicole girate tra il 1964 e il 2019). Ma prima avremo un periodo di respiro, essendo al momento migliaia le produzioni lasciate in sospeso. Poi, una volta smaltito l’arretrato, il flagello della Covid diverrà un nuovo filone, trattato in tutte le salse, ad esclusione – auspichiamo – dei generi comico, commedia ed erotico. Proviamo a immaginare qualche scenario : L’asintomatico fuori di testa si prodiga a diffondere il virus ; un giovane innamoratissimo sceglie di contrarre la Covid 19 per seguire la fidanzata, già morente dello stesso virus ; la CIA è sulle tracce del biologo ovviamente non è statunitense che sta lavorando ad un Coronavirus di nuova generazione così potente da ridurre la popolazione mondiale ai cinquecento milioni di abitanti auspicati dalla stele del Georgia Guidestones … Accanto a prodotti sostenuti da produzioni miliardarie c’è pure da temere l’inflazione di pellicolette a basso costo e ad ambientazione locale in un profluvio di stereotipi. I cineasti di casa nostra non si faranno pregare. Sicché, la cattedrale di Trani, le grotte di Castellana, Castel del Monte e Alberobello, contornati da mozzarelle e frutti di mare affogati dentro acuti di lingua madre, potrebbero fare da sfondo a goffi thriller, melense storie d’amore, docufilm senza fantasia… Per paradosso dobbiamo augurarci quanto prima d’essere sepolti da questa paccottiglia. E’ il prezzo da pagare per una sollecita sconfitta della pandemia. – Nell’immagine, sul set di ‘8 e ½’ Marcello Mastroianni e Federico Fellini seguono la lavorazione di una scena.

 

Italo Interesse

 

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