Cronaca

Precariato record alle Poste: “Intervenga il Governo”

'Lottiamo Insieme' si rivolge all'esecutivo per passare finalmente ai fatti sulla piaga contratti a 1 anno

La questione dei troppi lavoratori precari ancora al servizio di Poste Italiane, dopo aver interessato comunicazioni e interrogazioni in Parlamento, torna in primo piano con le istanze dei rappresentanti degli stessi lavoratori con dati, percentuali e numeri da far preoccupare. E non poco. Tanto per cominciare, proprio Poste Italiane, negli ultimi sei anni e precisamente dal 2017 e fino all’anno scorso, ha effettuato (a malapena) poco più di 12mila assunzioni mediante stabilizzazione. Assunzioni tramite contratti a tempo indeterminato – stando ai dati forniti dalla Corte dei Conti – che riguardano perciò solo una minima parte delle quasi 90mila lavoratrici e lavoratori precari che hanno prestato servizio, appunto, alle dipendenze delle Poste negli ultimi anni. E sempre dati alla mano, in media soltanto un lavoratore precario su sette che recapitano lettere, raccomandate e pacchi anche nei paesini più sperduti del territorio nazionale, ottiene l’ambito “posto fisso”. Eppure, a scandagliare le norme in vigore, bisogna anche sapere che la forma ordinariamente regolamentata dalle norme del rapporto di lavoro subordinato è il contratto a tempo indeterminato. Il contratto a tempo determinato, invece, dovrebbe costituire un’eccezione e per di più limitatamente a “esigenze temporanee” dell’azienda…a maggior ragione all’interno d’una grande società che occupa l’intero territorio e che occupa posti in alto nella graduatoria della valenza di carattere anche sociale. Sul lavoro regolato dai contratti di lavoro, bisogna anche sapere che la normativa è cambiata più e più volte negli ultimi anni: nel 2015 il ‘Jobs act’ ha tolto l’obbligo di causale nelle assunzioni a termine, con l’obiettivo di flessibilizzare il mercato del lavoro. Successivamente, nel 2018, con il Decreto dignità è stato introdotto l’utilizzo di specifiche causali, che giustifichino la “temporaneità dell’esigenza”. Ma andiamo avanti, cercando di fare brevemente ordine nel guazzabuglio normativo nel settore lavoro, in Italia. Il Decreto lavoro del 2023 ha modificato nuovamente la normativa, ma resta ferma a oggi la possibilità per le aziende di ricorrere ad assunzioni a termine senza dover fornire alcuna motivazione, in ordine alla natura temporanea del rapporto, per i primi dodici mesi di durata del contratto. Ciò ha consentito e consente di normalizzare e legalizzare il fenomeno del precariato in una repubblica democratica, fondata sul lavoro! Non a caso, i contratti cosiddetti ‘CTD’ stipulati continuamente e ripetutamente da Poste Italiane non superano mai l’anno, come hanno evidenziato i pochi gruppi a difesa dei lavoratori meno tutelati, come << Lottiamo Insieme>> di Carmine Pascale e Andrea Fasano. I quali, ampliando gli obiettivi da raggiungere a più alti livelli nelle denunce sulla precarizzazione a Poste Italiane, non si fanno sfuggire occasione per esprimere “ferma condanna verso le politiche di precarizzazione del lavoro adottate dai governi di turno. E per questo chiediamo, a un esecutivo che di occupazione e salari ne ha fatto un mantra, d’intervenire concretamente per frenare il precariato: dagli slogan ai fatti”.

Francesco De Martino


Pubblicato il 7 Marzo 2024

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