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Presentato il bel libro “amarcord” di Fabrizio Ghilardi sul calcio che sapeva emozionare

Bella serata “amarcord” l’altra sera nella sala del Gran Caffè Saicaf – un nuovo punto di incontro da tener presente per futuri appuntamenti stampa – in occasione della presentazione del libro “Wembley in una stanza”. Scritto da Fabrizio Ghilardi (Edizioni Minerva) è la storia di due fratellini appassionati di calcio e di Subbuteo, che raccontano uno spaccato di vita in cui le figurine Panini, il rapimento Moro, l’attentato al Papa, i tre gol subiti dal secondo portiere della Juventus, Giancarlo Alessandrelli, e i primi amori si fondono con armonia per restituire alla memoria la colonna sonora degli indimenticabili anni Settanta e Ottanta. Insieme all’autore erano presenti, moderati da Mauro Pulpito, il Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittuli, l’Assessore Sergio Fanelli, Presidente dell’Associazione Stella del Sud ed ex capo ultras, come ha tenuto a ricordare, nonchè il Consigliere Leonardo Lorusso. Gianni Antonucci, Antonio Di Gennaro, Dino Bitetto e Gigi Frisini erano poi i “locali” pronti a dar manforte per sostenere il bel calcio di una volta e i valori che oggi dovrebbero essere inculcati nei giovani talenti emuli di Antonio Cassano. Oggi gli stadi spesso presentano spazi vuoti e, senza addentrarci troppo nel più recente degli scandali, le emozioni di una volta vengono travolte dalle trame fatte di denari, pubblicità e gossip. Ghilardi ha ammesso la sua disaffezione, dopo una passione sfegatata per la Lazio e per il calcio che viveva con il Novantesimo Minuto di Paolo Valenti la sua massima esaltazione singola e collettiva. “Manca il cuore, il calcio è cambiato perché sono entrate persone sbagliate a tutti i livelli”, così ha sinteticamente dato una ragione a tutto questo Antonio De Gennaro, indimenticato centrocampista del Bari e della Nazionale. “Occorre mandare un segnale – ha aggiunto – far capire che perdere non è un dramma”. Certo, sulla città pesa il calcio-scommesse e anche qui De Gennaro è stato chiaro: “Le sentenze diverse che stanno arrivando io non le capisco, in un certo senso stanno legalizzando le scommesse. Chi ha sbagliato dovrebbe uscire dal calcio”. E per finire: “Vorrei cambiare tante cose in questa città nella quale ho scelto di vivere perché perso il sogno non si va da nessuna parte”.

 

Adriano Cisario

 

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