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Presidio a Bari: “A rilento le procedure per i permessi di soggiorno”

Migranti e permesso di soggiorno nel nostro Paese, sembra di essere ancora all’anno zero. Il programma di regolarizzazione dell’Italia volto a consentire ai migranti senza documenti di ottenere un permesso di soggiorno, adottato durante l’emergenza Covid-19, non ha risposto alle aspettative di migliaia e migliaia di lavoratori-migranti, anche in Puglia. Tanto, anzi troppi i difetti nella messa in atto del programma, mettendo a serio rischio la permanenza dei migranti privi di documenti, ridando imprevisto vigore a uno sfruttamento diffuso del loro lavoro, soprattutto nel settore agricolo italiano.  Concepito e realizzato, dunque, a beneficio di una delle categorie più fragili del Paese, ha finito per escludere centinaia di migliaia di persone, senza neanche riuscire a raggiungere la maggioranza dei braccianti agricoli per i quali era stato originariamente pensato. Ma entriamo nei dettagli. Il programma è stato adottato a maggio 2020 con l’obiettivo di “garantire livelli adeguati di tutela della salute individuale e collettiva” e “favorire l’emersione di rapporti di lavoro irregolari”, portando peraltro alla luce quelle forme di lavoro sommerso tante volte denunciato da sindacati e movimenti in prima linea, ha finito per deludere prima di tutto le persone prive di documenti. In pratica, il provvedimento è nato da un interesse economico strategico, quello di assicurare che i settori essenziali avessero sufficiente manodopera, piuttosto che da una volontà di tutelare i diritti. Le domande pervenute sono state circa 220mila, poco meno di un terzo dei 690mila migranti senza documenti che si stima vivano in Italia, secondo alcuni dati forniti dai ministeri. Eppure il programma messo in atto a livello nazionale prevedeva due procedure per i migranti privi di documenti, al fine di ottenere in un primo tempo un permesso di soggiorno temporaneo, con un’istanza presentata dal datore di lavoro, per cui la regolarizzazione poteva riguardare rapporti già esistenti o nuovi contratti, a patto che i cittadini stranieri potessero dimostrare di essere in Italia da prima dell’8 marzo. La seconda opzione, invece, consentiva ai diretti interessati di richiedere un permesso per attesa occupazione, purché fossero titolari di un permesso di soggiorno scaduto dopo il 31 ottobre 2019 e potessero dimostrare di aver già lavorato nel settore agricolo o del lavoro domestico o dell’assistenza alla persona. Ma alla fine, tra tentativi di truffe ad ampio raggio su tutto il territorio, false dichiarazioni e difficoltà dovute forse anche all’avviamento normativo, la normativa non ha mai preso piede. Anzi, proprio i braccianti agricoli spesso sono rimasti ingabbiati in una rete a maglie sempre più strette, non conoscendo in molti casi i loro datori di lavoro a causa del fenomeno del caporalato. Poi ci ha pensato la pandemia Sars/Covid-19 a dare un imprevisto carattere di urgenza ai programmi di regolarizzazione, rendendo ancora più difficoltoso il lavoro di sindacalisti, avvocati e rappresentanti delle associazioni che forniscono assistenza ai migranti senza documenti. Sabino De Razza, ex consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista, con la sua associazione ‘La torre di Babele’ a tutela del lavoro e dei migranti non s’è mai tirato indietro per applicare correttamente la normativa. <<L’ex ministra dell’agricoltura on. Bellanova, in lacrime annunciava in diretta televisiva, il grande risultato della regolarizzazione di tutti i migranti che avessero un regolare contratto di lavoro. È passato quasi un anno e molti lavoratori e molte lavoratrici migranti, impegnati nelle attività di cura degli anziani e bracciantili, che hanno presentato regolare domanda, con un cospicuo versamento economico sia da parte dei datori di lavoro che degli stessi lavoratori, sono ancora in attesa di essere convocati, prima in Prefettura e successivamente in Questura, ai fini della regolarizzazione della propria posizione. Questa situazione ha delle ricadute molto gravi, infatti moltissimi non possono tornare nel proprio paese per rivedere i propri familiari, sono privi di assistenza sanitaria, specialmente coloro che sono impiegati nei lavori di assistenza agli anziani>>. E allora, De Razza, che fare? <<Facciamo appello al Prefetto di Bari e al Questore, chiedendo loro di verificare quali siano le ragioni di questi ritardi e di intervenire per accelerare le procedure in questione>>. Stamani, a partire dalle dieci in punto, ci sarà un presidio in piazza Prefettura, per chiedere lo sblocco immediato al rilascio dei permessi di soggiorno.

Francesco De Martino

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