Cultura e Spettacoli

“Pressò, datemi una luce!”, Einstein entra nella cella di Alberto

Un detenuto cerca nella teoria della relatività una misura per il tempo della pena, la solitudine e la speranza di tornare libero

Dino Parrotta appartiene a quella ristretta schiera di eroici teatranti che portano l’arte scenica negli istituti di Pena. Di recente ha lavorato con i detenuti del supercarcere di Messina. La potente esperienza gli ha permesso di mettere assieme una quantità di confidenze, percezioni ed evidenze utili a raccontare la solitudine, l’impotenza, il dolore e la speranza dei tanti detenuti ‘recuperabili’ che languiscono dietro le sbarre (e duole considerare che solo in minima parte questi redenti sono messi nelle condizioni di dare il meglio di sé una volta tornati in libertà).

Un patrimonio emotivo che meriterebbe d’essere portato in scena, a condizione d’individuare un ‘perno’ intorno al quale fra ruotare tanta variegata messe di elementi. Il teatrante pugliese ha un colpo di genio : Fare di Albert Einstein e delle sue teorie l’elemento aggregante del monologo di un detenuto. Colpito da un documentario televisivo a proposito del grande scienziato, un rapinatore recidivo (Alberto), un altro poveraccio “risucchiato dal buco nero della malavita”, adatta la teoria della relatività alla durata della propria pena e alla metratura della cella e ne ricava motivi di stupore, anche di sollievo.

Dando ad Einstein del Voi e del ‘Pressò’ (Professore), Alberto con tono confidenziale racconta cose, ne confida altre, pone domande, si risponde da solo. Prende vita così ‘Albert, una vita relativa’, un lavoro prodotto da Teatro dei Leggeri e andato in scena due giorni fa negli spazi di Villa Artemisia nell’ambito di Le Due Bari. All’interno di una scena assai ben ‘riassunta’ si muove un Parrotta in stato di grazia e che mette in campo una fisicità energica e generosa, fortemente comunicativa.

Si percepisce così ‘l’odore del carcere’, l’ossessione della routine. Aleggia in quattro metri quadrati il profumo che viene da fuori, quello della libertà, del domani. Il sogno del riscatto si libra nelle forme di un sentire guascone e proletario, che lo slang carcerario carica di umorismo grottesco. Allora il povero Albèrt ! (come lo chiamano Mezza Parola, Kalimero, il Calabrese e gli altri sventurati con cui egli divide le stesse sbarre) riprende fiato. ‘Fuori’ lo aspettano la moglie, il figlio… Purtroppo lo aspettano anche le peggiori notizie.

Nel momento di massimo sconforto, l’infelice si rivolge alla propria icona (un dipinto raffigurante lo scienziato e che fa da capoletto) : “Pressò, datemi una luce!” … ‘Albert, una vita relativa’ non fornisce la risposta dello scienziato, ma è possibile immaginare che un bagliore sovrumano si espanda irresistibile e definitivo. E’ la Luce in cui si sono appena sublimati massa, moto ed energia. In qualche modo Alberto si illumina d’immenso e tutti i conti finalmente quadrano, e non soltanto quelli di un piccolo criminale sulla via della redenzione.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 8 Agosto 2026

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