Cultura e Spettacoli

Procopio e Lucrezia, il cammino della speranza

 

 

In un suo racconto, ‘Piedi nudi’, tratto dalla raccolta ‘L’amata alla finestra’, Corrado Alvaro racconta di Procopio e Lucrezia, marito e moglie senza fortuna. La loro casa, la sola in tutto il paese, è crollata per effetto di una scossa tellurica. Nel crollo è andato distrutto anche uno ‘stipo’ in legno di ciliegio che custodiva un servizio di tazzine dorate, l’unico bene voluttuario della miserrima coppia, simbolo di un’ostinata voglia di riscatto sociale. Per uscire da una vita di stenti che la sorte si ostina a confermare, Procopio, eterno sognatore, trascina la povera Lucrezia in una fuga a piedi verso la più vicina America, una innominata Città che sorge non lontano dall’altrettanto innominato e anonimo borgo natio. La stremante emigrazione che dura tutto un giorno ed una notte si conclude con una profonda delusione… Dora Ricca rielabora e adatta per il teatro lo spunto dello scrittore calabrese e ne cava ‘Lo stipo – canto per una terra dispersa’. Il testo, allestito da Centro Rat / Teatro dell’Acquario, interpretato da Maurizio Stammati e Maria Marino per la regia di Antonello Antonante, è stato in cartellone all’Abeliano tra sabato e domenica scorsi per la rassegna Actor. Lo spettacolo che si distingue per l’originale scelta scenotecnica, a firma di Eros Leale (l’idea è di Dora Ricca, che firma anche i costumi). La trovata vede l’impiego di piani reclinabili posti in parallelo e cosparsi di ghiaia di fiume. Ogni passo in direzione dell’una o dell’altra estremità del piano fa inclinare lo stesso verso il basso con conseguente, chiassoso rotolio di pietre. L’effetto, che però alla  lunga stanca, almeno sulle prime rende bene sia il senso dello sdrucciolare in salita, tipico dei ‘vinti’, sia il fragore del temporale che accompagna questa personale via crucis. Un po’ condizionati da questa scelta, scalzi, avvolti dal buio (luci di Giuseppe Canonaco), in mezzo a sinfonie bandistiche da sagra i bravi Stammati e Marino pendolano lungo la scena come fossero gli unici scampati a ben altra catastrofe. Più che un’America, sembra cerchino un Ararat da cui partire per rifondare la Storia, questa volta su più solide basi morali. Toccante il modo in cui gli interpreti esprimono questa urgenza di Giustizia e la loro solitudine, il loro essere inermi e ostinati alla speranza. Cinquanta minuti di buon teatro, pur in assenza di acuti. – Prossimo appuntamento all’Abeliano : venerdì 27 e sabato 28 marzo con ‘Pascarosa, piccolo viaggio casuale’ di Anna Garofalo, con Anna Garofalo e Vince Abbracciante (fisarmonica). Regia di Rocco Capri Chiumarulo. Rassegna ‘To the theatre’.

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 25 Marzo 2015

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