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Proposte in ordine sparso dalle Organizzazioni della filiera olivicola al ministro Bellanova

Le Organizzazioni più rappresentative della filiera olivicola nazionale si sono presentati, ancora una volta, con proposte di ordine sparso al “pellegrinaggio” romano presso il Ministero di via XX Settembre, dove i vertici politici e dirigenziali del dicastero per le Politiche agricole, ambientali e forestali non hanno fatto altro che prendere atto (come sempre, d’altronde) della situazione che attraversa il comparto ed, in particolare, del crollo verticale del prezzo all’ingrosso dell’olio extra vergine di oliva di nuova produzione, soprattutto in Puglia, dove – come è noto – si concentra circa il 60% e passa della produzione nazionale di olio d’oliva. Infatti, dopo la disastrosa annata del 2018/2019 nella quale il mondo olivicolo pugliese ha dovuto fare i conti non solo con  la Xylella  fastidiosa, che dal 2013 ha decimato molte migliaia di piante di ulivo, soprattutto nel Salento, ma anche con  eventi metereologici avversi (gelate, ecc.), quest’anno i produttori olivicoli pugliese si trovano invece a  confrontarsi con problematiche legate ai prezzi troppo bassi del mercato all’ingrosso dell’olio, che rischiano di dare un definitivo colpo di grazia ad un comparto di fondamentale importanza per l’economia nazionale, ma soprattutto locale. Perché – come non è forse a tutti noto – il problema del recente crollo dei prezzi all’ingrosso dell’olio è un fenomeno che colpisce in particolar modo la Puglia, dove la tradizionale dinamica di mercato della domanda e dell’offerta può essere oggetto di ondate speculative, in quanto nelle annate di piena della produzione di olive, e quindi di olio, l’offerta può facilmente essere messa in difficoltà da una domanda che, a differenza dell’offerta che è molteplice, è controllata invece da un numero assai limitato di operatori commerciali. Difatti tra le richieste presentate dai rappresentanti di “Italia Olivicola”, ovvero dal maggior consorzio nazionali di produttori di olive ed olio, al ministro delle Politiche Agricole, la senatrice pugliese Teresa Bellanova (Italia Viva), figura il sostegno all’aggregazione dei produttori, oltre a garantire trasparenza e tracciabilità dei flussi degli oli d’oliva di importazione, provenienti sia da Paesi comunitari che extracomunitari, insieme all’attuazione di tutte le procedure eccezionali riconosciute agli agricoltori che nell’ultimo biennio hanno subito calamità, dalla Xylella in Salento
alle gelate 2018 nelle province di Bari e Bat, fino alle calamità naturali in Calabria e Sicilia. “Italia Olivicola”, per contrastare l’invasione di oli comunitari ed extracomunitari spesso trasformati in prodotto italiano, al ministro Bellanova ha pure suggerito di far allargare la registrazione telematica delle transazioni di olio a tutti i Paesi produttori europei, poiché – secondo Italia Olivicola – basterebbe prendere come riferimento per i controlli i dati di produzione e, in particolare le rese di cooperative e Op (ndr – Organizzazioni aggregative di produttori), per scoprire sia pur in modo approssimato quanti sono realmente i quantitativi di olio straniero che in maniera fraudolenta viene poi spacciato per prodotto al 100% nazionale.  Infatti, “In Italia c’è la fattura elettronica, ma la bolla è ancora cartacea – hanno fatto presente al ministro Bellanova i responsabili di Italia Olivicola – e se la cisterna non viene monitorata, un minuto dopo la bolla cartacea non esisterà più e, con essa, anche la stessa cisterna”. Da qui la proposta di “Italia Olivicola” di creare un indirizzo mail, un numero di fax o una app dove tutti gli operatori, 24 ore prima di caricare o scaricare una cisterna, devono
obbligatoriamente comunicare qualità, quantità e mezzo di trasporto del carico. E questo sistema molto elementare, secondo i responsabili del maggior Consorzio di produttori, eliminerebbe il 90% delle operazioni illecite  senza aggravi per le imprese, consentendo anche un controllo reale e mirato sulle transazioni commerciali dell’olio di oliva in Italia. Di tutt’altro tenore le richieste presentate nel corso dell’incontro romano dal presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, al ministro delle Politiche agricole. Infatti, per Muraglia, “negli ultimi dieci anni, dal
2009 ad oggi, in Puglia è cresciuta  la produzione media di olio del 21,5%”, ma a tale incremento “non ha corrisposto alcuna visione strategica, a differenza di quanto avvenuto in Spagna, rispetto alla realizzazione dei centri di ammasso e stoccaggio dell’olio”. “La Puglia è indietro anni luce – ha aggiunto il presidente pugliese di Coldiretti – e resta l’urgenza di costruire finalmente il Piano olivicolo nazionale” e “di rivedere i rapporti all’interno della filiera, coinvolgendo in prima istanza proprio la grande distribuzione, perché il prezzo allo scaffale di olio extravergine di oliva a tre Euro a bottiglia è inaccettabile”. Per Coldiretti, infatti, occorre “intensificare l’attività di controllo e vigilanza anche per evitare che vengano spacciati come nazionali prodotti importati, ma è anche necessario al più presto il recepimento della direttiva n.633/2019 della Ue in materia di pratiche commerciali sleali”. Soddisfatti i rappresentanti di Copagri, l presidente nazionale Franco Verrascina e il presidente pugliese Tommaso Battista, per i chiarimenti forniti dal ministro Bellanova, “in merito ai decreti attuativi del DL emergenze, che sono in dirittura d’arrivo e che sono molto attesi dai produttori in quanto possono sicuramente andare a costituire una prima risposta alle legittime istanze del comparto”. Per il presidente nazionale di Copagri “è inoltre positiva la notizia dell’attivazione a stretto giro di un tavolo tecnico per lavorare concretamente e avviare la Cun (Commissione unica nazionale)”, misura quest’ultima ripetutamente richiesta da Copagri e con la quale – secondo Verrascina – “si contribuirebbe a garantire maggiore trasparenza sui meccanismi che portano alla formazione dei prezzi”. Il ministro Bellanova ha invitato, in fine, i rappresentati delle Organizzazioni della filiera olivicola presenti all’incontro  a lavorare per costruire soluzioni a lungo raggio, andando a ‘”isegnare insieme una nuova strategia per l’olio”, che punti sulle grandi potenzialità del comparto sfruttando tutte le possibilità offerte dalla ricerca e dall’innovazione. In definitiva, il “pellegrinaggio” romano dei rappresentanti di categoria non ha prodotto, come era facilmente prevedibile, nessun “miracolo” per la situazione di mercato dell’olio extra vergine di oliva pugliese creatasi attualmente. Però, di certo i produttori di olive e di olio della Puglia potranno continuare a sperare in una risalita futura dei prezzi dell’olio. Risalita che, quando si avvererà, non sarà verosimilmente certo dipesa né dall’attività sindacale delle Organizzazioni di categoria, né tantomeno da quella governativa, ma dalle condizioni favorevoli di mercato. Come d’altronde è sempre avvenuto. Peccato, però, che nell’incontro romano ci si è dimenticati di ricordare dell’ulteriore taglio da tre miliardi di Euro di aiuti che la Ue vuole attuare all’Agricoltura italiana nella prossima programmazione comunitaria. Ma di questo, forse, le OO.SS. avranno modo e tempo per parlarne, soprattutto se interesserà anch’esse.

 

Giuseppe Palella

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