Cultura e Spettacoli

Propriscin, aspirante Re di Spagna

E’ andato in scena al Nuovo Abeliano un allestimento della compagnia Tiberio Fiorilli che ha visto Andrea Buscemi protagonista

Preoccupa il crescere inarrestabile del numero delle persone che camminano per strada oppure che stazionano nei giardini pubblici o alle fermate dei metrò e che parlano da sole (indipendentemente da un cellulare in viva voce). Chissà in casa le stesse persone, che vivano in solitudine oppure no. Lo stesso Grande Fratello resterebbe sorpreso dei lunghi soliloqui di cui echeggiano le mura domestiche. In quanto società dei frustrati e degli insoddisfatti, quella globale non poteva che macinare uomini in compagnia di cani, costretti al dialogo con sé stessi, l’amico a quattro zampe o altri immaginari interlocutori. Ha precedenti storici questo fenomeno di massa? Se sì, qualcosa del genere è ravvisabile in quella fragile micro borghesia russa dell’Ottocento così ben ritratta da Gogol nei ‘Racconti di Pietroburgo’. Si pensi a personaggi come Ivan Jakovlevič e Akakij Akakievič Bašmačkin, rispettivamente protagonisti di racconti come ‘Il naso e ‘Il cappotto’. Ma è soprattutto nella figura di Aksentij Ivanovic Popriscin, il piccolo burocrate pietroburghese de ‘Le memorie di un pazzo’, che appare ragionevole l’avvicinamento tra il nostro inquietante presente e quel passato (l’opera apparve per la prima volta e sotto forma di racconto nella raccolta ‘Arabeschi’, del 1835). Viene da dirlo alla luce di un efficace allestimento della compagnia Tiberio Fiorilli che nell’ultimo fine settimana è stato in cartellone al Nuovo Abeliano. Roberto Lerici cura una riduzione del testo gogoliano che il valente Andrea Buscemi, dirigendosi da solo, mette in scena. Una messinscena addirittura fastosa per un testo che negli ultimi anni ci ha abituati a rappresentazioni scarne, quando non faticosamente minimali. Qui infatti Popriscin non veste di nero, né resta relegato nei quattro metri quadri che un cono di luce consente. Al contrario, il folle burocrate e sedicente Consigliere Titolare (che nel finale si spinge ad autoproclamasi Re di Spagna), si muove fra gli ampi spazi di quello che sembra essere un sottano. Biancheria stesa, comodini che fanno anche da ripostiglio ed altri clamorosi segni di abbandono disegnano un contorno degradato nel quale la follia del povero Propriscin si avvoltola come una bestia nella tana. Buone scelte musicali (a firma di Niccolò Buscemi) scandiscono bene il progressivo scivolare nella demenza del frustratissimo impiegato. Qualche riserva, invece, per il disegno luci, un po’ rigido nel suo impianto. Quando a Buscemi, il suo è un Popriscin convincente.

 

Italo Interesse


Pubblicato il 10 Aprile 2024

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