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Prove tecniche di riappacificazione nel centrosinistra pugliese

Prove tecniche di riappacificazione nella coalizione pugliese del centrosinistra che ha eletto governatore Michele Emiliano (Pd) alle regionali del 2015. Infatti, a distanza di oltre un mese dall’incontro organizzato dal segretario regionale del Pd, Marco Lacarra, ed a seguito del quale – come si ricorderà –  furono spostate a data da destinarsi le primarie precedentemente indette per il 24 febbraio scorso, attraverso le quali si doveva scegliere, con ben 16 mesi di anticipo, il nome da candidare a capo della coalizione per le prossime elezioni regionali del 2020, il tavolo dei responsabili del centrosinistra pugliese è stato nuovamente convocato, sempre da Lacarra, con all’odg sempre lo stesso argomento. Ossia, l’individuazione del candidato presidente per le regionali dell’anno prossimo. Ad avere fretta di chiudere tale “partita” politica è evidentemente il presidente della Regione, Emiliano, che verosimilmente punta a mettere al sicuro quanto prima non tanto la sua ricandidatura alla guida dell’Ente, che non avrebbe certo bisogno dell’unanimità delle sigle che compongono la galassia del centrosinistra in Puglia, quanto di garantirsi che non si dividano nel sostegno elettorale il prossimo anno e, quindi, che la coalizione si ripresenti compatta, a cominciare dal suo stesso partito, il Pd per l’appunto, all’interno del quale da tempo serpeggiano non poche perplessità nel riproporlo come candidato presidente. A questo si aggiunga la manifesta ostilità nei confronti di Emiliano dell’area vendoliana pugliese che si riconosce nel partito di “Sinistra italiana” e che già da tempo ha preso le distanze dal governatore pugliese e dalla sua azione di governo. Infatti, al recente vertice di ieri (ndr – per chi legge sabato) del centrosinistra  non  ha partecipato “Sinistra Italiana” che, insieme con “La Puglia in più” (che invece era presente), aveva criticato sia l’accordo politico di Emiliano con alcuni ex esponenti del centrodestra pugliese (vedi l’ex senatore Massimo Cassano e l’ex onorevole Simeone Di Cagno Abbrescia di Forza Italia), sia la decisione, poi revocata, di tenere le primarie per la scelta del candidato presidente della Regione prima ancora di aver definito il perimetro politico della coalizione stessa. Però, alla fine del vertice  del centrosinistra pugliese, al quale questa volta è intervenuto Emiliano ma non ha partecipato Sinistra Italiana, di cui Vendola è il fondatore, il  governatore pugliese ha dichiarato: “Prenderò io l’iniziativa di chiamare il presidente Vendola e gli chiederò innanzitutto di parlare”. Infatti, ha proseguito Emiliano: “Siccome (ndr – lo stesso Vendola) ha lanciato un appello all’unità, io sto raccogliendo questo appello, e per farlo bisogna incontrarsi e parlare”. Quindi, ha aggiunto il presidente della Regione: “Chiamerò io il presidente Vendola e il segretario” regionale di Si Nico “Bavaro per chiedergli se una discussione sulla prossima consiliatura viene ritenuta utile. E questo mi è stato chiesto da tutta la coalizione”. Inoltre, ha sottolineato Emiliano: “Ho molto apprezzato l’intervento di Vendola il 23 febbraio (ndr – nel corso di un’assemblea di partiti e associazioni pugliesi di sinistra) dove mi ha chiesto di non rompere l’unità del centrosinistra”. “Io – ha ribadito ulteriormente il governatore – non ne avevo nessuna intenzione però accolgo il suo invito”, concludendo: “Parlerò con lui e con Bavaro e questo, secondo il mio giudizio, può rimettere in piedi un rapporto con Sinistra italiana che è sempre stato difficile in questi anni, ma non mi rassegno”. Mentre il segretario del Pd pugliese, a margine dello stesso vertice, rispondendo a chi gli chiedeva se fosse stata ritrovata l’unità della coalizione, ha esclamato: “Se devo considerare quello che è accaduto al tavolo di oggi devo dire proprio di sì”. “Gli interventi – sottolineato Lacarra – sono stati all’unisono, tutti invocavano l’unità, l’approfondimento dei programmi, l’idea di costruire un percorso di unità con una coalizione che guarda con fiducia alla campagna elettorale del 2020”. Poi, in merito alla mancata partecipazione al vertice dei vendoliani, Lacarra ha spiegato: “Di Sinistra italiana nessuno di noi vuole fare a meno”, perché “Noi abbiamo bisogno di un campo largo, ampio, che guardi sicuramente a tutta la sinistra e anche alle esperienze civiche che sono in regione. E che hanno dimostrato, ovunque si siano tenute competizioni elettorali, che sono l’elemento vincente”. Infatti, ha inoltre rilevato il segretario regionale del Pd: “E’ notorio che il centrosinistra in Puglia non è autosufficiente per vincere”. Nel Pd, ha concluso Lacarra, “c’è stata qualche divergenza critica come spesso accade, ma mi pare che il percorso abbia un solo obiettivo, rivincere le elezioni del 2020. E di fronte a questo obiettivo tutte le eventuali criticità possano essere superate”. Come dire che coloro che hanno criticato Emiliano per aver inglobato nella coalizione di centrosinistra pezzi di ceto politico (forse indigesti) del centrodestra pugliese devo ingoiare il “rospo”, se vorranno ancora far parte di una coalizione potenzialmente vincente alle prossime consultazioni elettorali. E ciò e sicuramente vero, visti i tempi che corrono per il centrosinistra anche in Puglia. A meno che in quella coalizione non ci sia chi ritenga che, con Emiliano alla guida dell’esecutivo regionale, essere tra i vincitori o tra i perdenti della competizione elettorale sia del tutto indifferente. E ciò è sicuramente possibile, visti i risultati di questi ultimi anni di governatorato regionale a guida Emiliano.

Giuseppe Palella

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