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Puglia maglia nera: errori, leggi & orrori a catena

Quasi un quinto delle leggi licenziate dal 2020 sono finite davanti alla Corte Costituzionale

Sembra proprio non azzeccarne una giusta, l’esecutivo regionale pugliese, quando si tratta di legiferare a beneficio dei cittadini, causa inosservanza quasi totale delle regole fondamentali poste a base della Costituzione Italiana, distrazione o addirittura ignoranza normativa affidata ogni volta alle cure della Consulta, anche su leggi fondamentali, appunto. Insomma, il consiglio regionale della bella Puglia che ha appena finito di pavoneggiarsi per aver accolto i potenti della Terra, occupa gli ultimi posti in Italia per qualità delle leggi prodotte. Nell’ultima legislatura, in particolare. E precisamente da settembre 2020, cioè da quando s’è posto l’ex magistrato barese Michele Emiliano al centro dell’Aula di via Giovanni Gentile: fino a oggi sarebbero una quarantina addirittura le norme <<osservate speciali>> in meno di quattro anni -con numeri da record se rapportate ai dodici mesi – dal governo centrale su un totale di centocinquantasette approvate. Parliamo di quasi un quinto dei provvedimenti finiti al setaccio della Consulta per contrasto a uno o più articoli della Costituzione della Repubblica Italiana, come detto. Perfino l’inverno scorso, sulle culture dei ricci di mare, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 1 della legge della Regione Puglia 18 aprile 2023, n. 6 per la salvaguardia e tutela -come detto – del riccio di mare nella parte in cui favoriva il ripopolamento «nei mari regionali», anziché «nello spazio marittimo prospiciente il territorio regionale», ma soprattutto quando si disponeva il fermo biologico dei ricci di mare al successivo articolo 2. Insomma, l’ennesimo caso in cui non è sfuggito un vizio fin troppo ricorrente da parte di chi in aula non presta troppa attenzione a ciò che votano in aula. Cadute di stile politiche e giuridiche con pochi precedenti nel passato prossimo e remoto d’un Ente relativamente giovane, nato nel 1974 per soppiantare (…a questo punto si può senz’altro affermare più che indegnamente) quelle antiche Province fondate successivamente ai soli Comuni di rinascimentale memoria per risolvere i problemi impellenti di quei cittadini considerati forse già allora semplici sudditi…ciechi, sordi e muti. E finora tante volte sono risultati vani anche i controlli incrociati previsti dalla nostra ‘Magna Carta’ i richiami dei dirigenti più accorti, ma anche quelli stilati per iscritto e notificati annualmente dalla Corte dei Conti che ha censurato spesso gli ‘orrori’ non solo contabili del parlamentino pugliese. Perfino un servizio fondamentale come il servizio idrico è terminato sotto osservazione, con il ‘totem’ acqua pubblica per Emiliano, da lui stesso considerata materia strategicamente rilevante, col rischio di ingenerare altre brutte figure per un Consiglio regionale sempre più imballato, proprio mentre la Corte Costituzionale s’è espressa anche su altre norme fondamentali: dal Piano Casa, al fermo biologico triennale dei ricci di mare, fino al Piano paesaggistico, per finire alle norme sulla videosorveglianza nelle residenze sanitarie per anziani, cimiteri e cremazioni, psicologo di base, ricostruzione dal flagello ‘Xylella’, ma anche piano energetico eolico e abbattimento delle liste d’attesa…cosa manca in questa sfilza di errori e revisioni? Un Consiglio che in Puglia lascerà pochissime tracce degne di memoria nei sempre più disperati cittadini pugliesi. Moltissimi dei quali già pronti – per tutta risposta – a disertare ancor più in massa le prossime elezioni regionali…

Antonio De Luigi


Pubblicato il 18 Giugno 2024

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