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Qual è l’anima vera di Bari Vecchia?

E’ sempre davanti a tutti, tra i suoi concittadini che amano e risiedono a Bari Vecchia, l’ex consigliere comunale – da tempo presidente del Circolo ‘Acli/Dalfino’ – Michele Fanelli. Specialmente <<…in un momento di vitale valorizzazione della nostra città, in modo particolare della città vecchia>>, come dice e ripete lui stesso. Ed è per questo che proprio ieri ha lanciato un altro grido d’allarme per rivalutare e tutelare un patrimonio storico ed archeologico come quello di Piazza Santa Maria del Buonconsiglio, in zona San Pietro, dove riposano i resti di questa chiesa bizantina del X scolo, abbattuta nel 1939 dal vecchio Podestà Araldo di Crollalanza, Un’area che vive immersa un degrado più totale, non solo ambientale, ma soprattutto culturale e archeologico. <<In questo sito abbiamo delle stupende colonne con capitelli Corinzi di epoca romana, di un valore inestimabile, abbiamo mosaici del X secolo con colori policromi di notevolissimo valore. Sulla parete –spiega come un Cicerone un po’ attempato Fanelli – abbiamo un’epigrafe dove si ricorda la costruzione di una cisterna d’acqua fatta da un civile abitante barese di allora, per venire incontro ai problemi dell’acqua. Questo sito e questa bellezza è totalmente abbandonata anche da chi è preposto alla tutela del bene archeologico, come la Soprintendenza, visto il totale abbandono: pittura sui mosaici, l’epigrafe che non si legge più, Sovrintendente dove sei? “Se ci sei, batti un colpo”>>. E poi via, giù giù fino all’edicola della Madonna del Buonconsiglio di U. Colonna, che è al buio, spiega ancora Fanelli, pur essendo meta di turisti e visitatori che ne fotografano il totale degrado. <<Perché non valorizziamo anche questa piccola “Taormina barese” essendo anche la zona natia della Città. In questo periodo i vigili urbani, stanno attuando tolleranza o applicando una valanga di multe perché pare che la Zona a Traffico Limitato ZTL)  non venga rispettata, questa è una grande falsità, perché non è colpa dei residenti se un ‘pilomat’ è stato fermo per guasto, da Natale scorso. E riattivato –incredibile, ma vero.- soltanto pochi giorni fa. Lo spazio dei parcheggi riservato ai residenti era già molto risicato, e si perdono ancora posti auto, come in P.zza Chiurlia, e senza parlare il sabato sera e la domenica sera, i posti auto dei residenti, sono occupati dai visitatori della “movida”>>. E non basta. Sui cittadini piovono multe a grandine, pesanti come macigni, poi ci sono strutture pubbliche che vengono usate come parcheggi privati per pochi fortunati. Ex Genio Civile, dove il Comitato Parco del Castello ha vinto una battaglia, e dove il Consiglio di Stato, ha dichiarato che codeste palazzine siano la 1^ del 1954 e la 2^ costruita ultimamente sono abusive, non avendo rispettato il vincolo paesaggistico per il Castello Svevo. Ancora lo stesso Parco destinato a verde pubblico, sono più di due anni che il Ministero ha concesso questa pineta al Comune di Bari, per aprirla al pubblico ed ospitare le giostrine dei bambini, attualmente poste nel parcheggio pubblico di S. Chiara, a 2 anni il Parco è ancora chiuso al pubblico –fa sapere ancora il presidente del Circolo Acli/Dalfino – e alle giostrine, e viene utilizzato come una proprietà privata, dove i fortunati impiegati hanno il privilegio di un parcheggio che viene usato anche fuori orario d’ufficio come parcheggio per lor signori, ieri, 11 giugno h. 18,15 uffici chiusi e sono entrati come se fossero i padroni, una coppia entra con una macchina ed escono contemporaneamente con almeno un paio di macchine, utilizzando uno spazio e luogo pubblico, in forma privata ed i poveri e buoni cittadini ricevono le multe. <<E’ una vergogna!>>, sbotta Michele Fanelli. Per il quale, vale la pena ripeterlo, il barivecchiano sta diventando estraneo in casa sua. Le multe devono servire a chi viola le regole ed il codice della strada, ed il diritto dei residenti, chi lo tutela? In un momento di rivalutazione della città tutta, e del centro storico, questo momento va governato in difesa ed a tutela della Residenza perché sono i cittadini residenti che sono l’anima del territorio. Il patrimonio votivo edicolare con 240 edicole votive, al totale abbandono, 24 chiese, di cui molte chiuse, o addirittura adibite a mostre che non c’entrano nulla con la religione. Il barivecchiano ha uno “status culturale” carico di tradizioni popolari ed usanze che sono l’anima e l’attrazione della Città vecchia. Le ‘strascinate’, le ‘sgagliozze’, la ‘fecazz’, i modi di dire e di fare, ebbene tutto questo andrebbe molto meglio tutelato e preservato. Il ‘sottano’ nella città vecchia è ancora l’anima vivente ed urbana. Bari vecchia per uno che ama svisceratamente la sua “città vecchia” non vuole essere solo “pizza e birra”, oppure – ancora peggio – un colossale albergo, piuttosto continuare a essere <<Bari Vecchia>>, coi suoi usi e costumi. E con la sua gente che ha portato ad essere Bari quella che è oggi. O dovrebbe essere….

 

Francesco De Martino

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