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Quale spettacolo si perse Orazio

Passando per Bari in compagnia di Mecenate ed altri amici e diretto a Brindisi, Orazio non le dedica più di un aggettivo, definendola ‘pescosa’ (Libro I, Satira V). Il grande poeta non attraversò la città, allora solo sfiorata dalla celebre via che, partendo da Roma, attraversava gli Appennini puntando sulla costa adriatica delle Puglie. Quella strada però, all’altezza dell’antico porto della città, oggi corrispondente all’insenatura compresa tra il Fortino e il Molo San Nicola, descriveva una breve deviazione che la portava a ridosso del bagnasciuga, prima di allontanarsene per riprendere a costeggiare l’Adriatico in direzione sud (in piazza Del Ferrarese è ben visibile un brevissimo tratto del lastricato della grande arteria venuto alla luce nel corso di scavi). La deviazione era funzionale sia all’ingresso in città, sia al commercio. Su quell’arenile, infatti, sbarcavano merci, una parte delle quali veniva messa in vendita sul posto. Il pesce in primo luogo. Sia pure di sfuggita, transitando a pochi metri dal gran mercato all’aperto, Orazio dovette restare impressionato dalla quantità di triglie, alici, orate, pescispada… Non aveva mai visto tanta abbondanza, oppure era capitato in un giorno di pesca particolarmente fortunata? Di sicuro la pescosità dell’Adriatico di duemila anni fa era incomparabilmente superiore a quella di oggi. Orazio, dunque, si sofferma sul solo dato numerico, trascurando il colore locale connesso a quella dovizia. Ciò conferma che il Nostro non fece sosta a Bari ; diversamente, sarebbe andato oltre lo striminzito giudizio, non potendo non essere colpito dalla grande ‘rappresentazione’ dei pescatori baresi. Non esistendo frigoriferi, non essendo disponibile ghiaccio, il pesce duemila anni fa o lo vendevi nel giro della stessa giornata o te lo piangevi. Di qui la necessità di impiegare tutti i mezzi a disposizione per distogliere il cliente da una nutrita concorrenza, per acciuffarlo e vincerne la diffidenza. E quale il mezzo principale se non la voce ? Quale spettacolo si perse Orazio : una gara a chi gridava di più. Uno spettacolo quale il l’ottocentesco Mercato del Pesce di Piazza del Ferrarese non può mai avere offerto nei suoi due secoli di vita. Non di meno i ‘fasti’ della vendita del prodotto ittico nella Bari romana ha lasciato una traccia nel gene dei baresi : l’incapacità di sussurrare, la tendenza a usare un tono di voce sempre superiore al necessario e una vocazione irresistibile allo schiamazzo appena se ne presenti l’occasione. – Nell’immagine, ‘Il mercato del pesce’, olio su tela di Joachim Beuckelaer (Anversa 15331574) ; collocazione : Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli.

Italo Interesse

 

 

 

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