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Quali problemi vive la donna di oggi, in un periodo così complesso?

Quali problemi vive la donna di oggi, in un periodo così complesso? Ne parliamo con la brava Isabella Fava, esperta di tematiche al femminile, giornalista e caposervizi della nota rivista Donna Moderna autorevolissima e di grande impatto nei media. Ottime e qualificanti le recensioni di libri scelti con accuratezza. Apprezza la nostra regione. Conferma con amarezza una verità: la pandemia ha penalizzato  particolarmente le donne sul lavoro.

 Fava, partiamo dal suo legame con la Puglia…

“Ci sono stata alcune volte e ne apprezzo la vivacità. Ho partecipato, sempre al sud, al Women’s Fiction Festival di Matera. Una manifestazione legata all’arte, allo spettacolo e alla letteratura tutta al femminile, come partner con Donna Moderna. Facevo interviste e presentavo scrittrici. Curo attualmente uno speciale sui libri che esce su Donna Moderna una volta al mese. Mi occupo di questo: presento molti scrittori anche  a Milano. Noi ci occupiamo tantissimo di tematiche femminili..”

 Secondo lei cosa è cambiato nelle esigenze della donna con la pandemia?

“ L’idea che mi sono fatta è che abbiamo imparato un po’ di più a gestire il nostro tempo. Tra famiglia e lavoro. Molte donne che conosco adesso lavorano in smart working da casa. Alcune con molti problemi,  perché chi ha una casa piccola, con figli, gestisce a fatica gli spazi. C’è anche chi riesce a gestire un po’ di più il proprio tempo, invece. E riesce anche a curare un po’ di più i suoi interessi. Per esempio io ho un figlio grande e lo vedo molto di più di prima. Ci sono lati positivi e negativi in tutto ciò, ma le più penalizzate da questa situazione sono comunque le donne. Perché in tantissime hanno perso il lavoro. Molte non riescono a stare dietro a tutto con questa problematica che ha ingigantito le cose. La disoccupazione femminile è diventata un grosso problema. Anche perché per molte donne c’era il precariato.”

Secondo lei l’ azzeramento della vita sociale quali conseguenze ha prodotto? C’è ancora interesse verso il settore della moda e quello pubblicitario? Sono diminuite le vostre lettrici?

 “In realtà, non essendoci più grande vita sociale ovviamente la gente spende molto di meno. Quindi questo è anche un problema per chi lavora in questi settori. Tutto sembra essere cambiato, è una situazione in continuo divenire. Le esigenze cambiano e noi cerchiamo di adeguarci. Ci sono donne che vivono da sole, e che per questo si sono trovate ad affrontare una situazione di solitudine ancora più limitante, e questo pesa tanto. Ma paradossalmente l’interesse delle nostre lettrici non è diminuito. Anzi, al contrario. Il desiderio di leggere è cresciuto ed anche in relazione alle riviste, considerate come un conforto in questa situazione. Nel settore della moda l’interesse non sembra essere mutato. Ma anche la moda sembra essere riuscita ad adattarsi alle nuove esigenze. Per per esempio curiamo articoli di bellezza anche per chi sta in casa, su come prepararsi per una videochiamata. Su come truccarsi… cerchiamo di fornire delle soluzioni a questa vita che sembra essere cambiata, senza rinunciare alla moda. Fino ad ora lo stiamo facendo benissimo e le lettrici ci premiano con consensi favorevoli”.

Come cambierà nel futuro il modo di comunicare dopo la pandemia?

In realtà è vero che sta aumentando il virtuale, però anche l’esigenza del contatto umano. Come il vedersi, che in qualche modo credo si stia rivalutando. L’aspetto umano che forse prima avevamo un po’ perso, in  virtù di una comodità sempre più virtuale sta riaffermando il suo valore autentico.

La tecnologia è comoda per molte cose nella nostra vita moderna. C’è stata una digitalizzazione che prima faceva più fatica a prendere piede, che ci ha reso tante cose più rapidamente eseguibili. Per la burocrazia, per esempio, è comodissima.

Nabokov diceva che la curiosità è l’ insubordinazione nella sua forma più pura. Lei si considera una ribelle?

“Mi sono sempre definita una persona che fa fatica a vivere di schematismi. Amo moltissimo leggere perché voglio vedere se c’è ancora qualcosa in grado di stupirmi.  Curiosare, osservare, andare in giro per mostre. Non potrei fare questo lavoro, d’altronde, se non fossi curiosa.”

Da cosa nasce la passione per il giornalismo?

Sono laureata in storia del cinema. Ho iniziato scrivendo di cinema, mi piacevano le immagini. Ho il gusto dell’immagine. Sono arrivata a questo tipo di giornalismo, un po’ per caso, anche se da piccola, un po’ come tutti, ero affascinata da Oriana Fallaci. Poi mi sono realmente appassionata a questo mestiere. Ho scoperto che è lo stesso tipo di narrazione che appartiene al cinema. Mi ha sempre affascinato l’idea di raccontare le persone.”

Ci sono degli artisti che preferisce, che l’hanno influenzata nel suo percorso?

“Amo molto la fotografia: da Robert Capa a Cartier Bresson, mi piace quel modo di narrare perché è legato anche un po’ al cinema, quindi alla mia formazione. E questo ha influenzato anche il mio modo di scrivere. Forse mi rifaccio molto all’immagine, anche se questo dovrebbe dirlo chi mi legge.”

Rossella Cea

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1 Comment

  1. Rino Campanelli ha detto:

    l’intervista e’ di spessore
    apprezzo soprattuto la descrizione del mondo femminile -oltre che la citazione di un gigante della letteratura come Nabokov
    Mi colpisce l’espressione “azzeramento della vita sociale”: la trovo una definizione icastica dell’attuale scenario determinato dalla pandemia.

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