Cultura e Spettacoli

Quando colpisce la vedova (nera)…

Curato con flebo di gluconato di calcio è fuori pericolo il trentaquattrenne di Lecce che avantieri, in un uliveto del Salento, è stato morso da un esemplare di Latrodectus Tredecimquttatus, la comune malmignatta o vedova nera del Mediterraneo. E’ quanto ci si aspettava, essendo il morso di questo aracnide pericoloso soltanto per bambini, anziani o adulti debilitati da qualche malattia. Se a mordere fosse stato invece il suo ‘cugino’ che popola il nord America, il Latrodectus Mactans, adesso staremmo a raccontare una storia forse non a lieto fine. In altri tempi a quel giovane tutti avrebbero pronosticato una danza liberatoria al suono di un’orchestrina ‘terapeutica’. Perché insieme alla Lycosa Tarantula, ancora nei primi anni cinquanta qui da noi la malmignatta era ritenuta responsabile del controverso fenomeno del tarantismo. Si credeva che questi aracnidi fossero stati spazzati via dal vento dello scetticismo, prima ancora che dall’azione combinata di pesticidi e ruspe. E invece, malgrado un’antropizzazione che non si arresta, Latrodectus e Lycosa trovano ancora il loro habitat fra le pietre dei muri a secco più vecchi e in mezzo alle oasi in degrado di macchia mediterranea (ma intanto quel giovane ha rimediato il morso in un oliveto…). L’incidente di cui in apertura sta facendo da cassa di risonanza ad una curiosità antica e intrisa di superstizione. Si torna così a parlare di creature dalla nomea spropositata rispetto al reale pericolo che rappresentano. Ciò non potrà che alimentare ulteriormente in alcuni una passione insana verso animali (i ragni) che al pari di serpenti, iguana, gechi ed altri rettili stanno diventando attrazioni da terrario. Non è quantificabile, ma lo si reputa elevato, il numero delle persone che in casa allevano aracnidi anche pericolosissimi, quasi mai avendo le necessarie competenze. Il che sottopone costoro a rischi che possono estendersi al prossimo in caso di fuga dell’animale. Di ciò consapevole, la Legge ha provato ad intervenire per tempo, e difatti la più recente disposizione in tema risale al 2003. Il suo dettato è però vago. Vietare la detenzione e il traffico di quelle specie “che possono arrecare con la loro azione diretta effetti mortali o invalidanti per l’uomo o che comunque possono costituire pericolo per l’incolumità pubblica” ha scarso valore pratico. Se la minaccia arrecata da un tigre è oggettiva, quella portata da un aracnide è soggettiva, dovendo concorrere per l’azione mortale o invalidante una serie di circostanze fisiologiche da valutare caso per caso. E’ questo uno dei motivi per i quali la norma in questione è allegramente disattesa.                                                         

Italo Interesse

 


Pubblicato il 18 Giugno 2015

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