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Quando l’amore va in degrado

Viene chiamato stalker chi per ragioni morbosamente affettive perseguita in  modo sistematico una persona cui procura ansia e paura fino a impedirle il normale svolgimento della vita. Alcuni casi di stalking, per i contorni clamorosi che hanno assunto, sono finiti sulle prime pagine dei media. Il più recente – è cosa di alcuni giorni fa –  ha visto suo malgrado protagonista un giovane direttore d’orchestra impegnato a Martina col Festival della Valle d’Itria. Il maestro ha dovuto far ricorso ai Carabinieri per salire sul podio senza più l’assillo di una cantante lirica. Gli uomini dell’Arma hanno trovato come neutralizzare ‘morbidamente’ la donna innamorata sino alla follia e perciò invadente, assillante, tendenzialmente pericolosa. La moderna psicologia parla a tale proposito di ‘ossessione d’amore da dipendenza affettiva’. Messe le cose in questi termini, sembrerebbe si stia parlando di un fenomeno tipico di quest’era balorda e nemica del buon senso, Invece no. Queste esagerazioni sono antiche, così antiche che se n’è occupato persino il Mito. Le tre immagini ritraggono da altrettante angolazioni il più famoso gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini : ‘Apollo e Dafne’. Realizzata in marmo, tra il 1622 e il 1625 ed ora conservata presso la Galleria Borghese, l’imponente opera (è alta 243 cm.) si ispira al mito di Apollo e Dafne, così come Ovidio lo racconta in ‘Metamorfosi’ : Dopo aver ucciso il serpente Pitone,i Apollo se ne vantò con Cupido, sorridendo del fatto che egli non avesse mai compiuto gesta eroiche. Cupido giurò vendetta. Si mise pertanto a preparare due frecce, la prima appuntita e dorata, destinata a far nascere l’amore, e la seconda di piombo e spuntata, pensata per produrre l’effetto opposto. Alla prima occasione Cupido scoccò la freccia d’oro contro Apollo e l’altra contro Dafne, la meravigliosa ninfa del dio-fiume Peneo. Così, appena si accorse di Dafne, Apollo se ne invaghì perdutamente: Dal canto suo la ninfa, come vide il giovane Dio, si diede alla fuga terrorizzata, Ma Apollo era più veloce. Quando la sventurata fanciulla si vide perduta, rivolse una disperata preghiera al padre Peneo perché la trasformasse in un’altra forma di vita. Peneo trasformò all’istante Dafne in un albero d’alloro, che da quel momento divenne albero sacro per Apollo. La scultura del Bernini ‘ferma’ la scena nel momento della trasformazione della ninfa in pianta. L’opera, già apprezzatissima vivente l’autore, conobbe alla sua morte un’eco vastissima, Il Wilkelmann la ritenne  “tale da annunciare che per merito suo la scultura avrebbe raggiunto il massimo splendore”

Italo Interesse

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