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Quanto è lontana l’alba d’Eduardo?

Sono trentanove gli anni passati dall’omicidio di Palmina Marchitelli, la quattordicenne di Fasano bruciata viva in casa, vittima del più degradato contesto famigliare : La ragazzina non voleva prostituirsi… Sono rimasti in pochi a mantenere vivo il ricordo di quella tragedia, cui fece da beffardo contorno l’assoluzione degli imputati in Corte di Cassazione per insussistenza del fatto. Allo scopo d’evitare che più avanti si arrivi al negazionismo – al quale punto Largo Palmina Marchitelli (a Fasano) potrebbe essere reintitolato a qualche cattivo rappresentante della comunità fasanese – poche persone di buona volontà continuano a battersi. Nel ristretto novero vanno inclusi Giovanni Gentile e Barbara Grilli. Il primo è autore di ‘Palmina, amara terra mia’, la seconda ne è l’interprete. Il monologo, in cartellone al Teatro Duse, è stasera all’ultima replica. ‘Palmina, amara terra mia’ (produzione Teatro Prisma) ha un sottotitolo impegnativo : “… perché faremo nomi e cognomi”. Promessa mantenuta. Il testo di Giovanni Gentile ’ somiglia alquanto alla requisitoria di un Pubblico Ministero fiducioso nella Magistratura. Non nuovo a spettacoli di denuncia, il sodalizio Gentile-Grilli confeziona un altro accorato appello a quell’universale senso della giustizia che questa pur devastata umanità non può avere smarrito del tutto. Diretta con la solita attenzione da Gentile, la Grilli attinge a tutta la sua generosità per gridare con toccante e al contempo misurata indignazione una denuncia cui s’accompagna il senso della speranza. ‘Addà passata ‘a nuttata’… Le ultime quattro parole di ‘Napoli milionaria’ strisciano tra le righe di questo essenziale gesto teatrale. Il guaio è la lunghezza di questa nottata, l’alba pare ancora lontanissima. Nell’attesa, che si può immaginare consumata nel buio rischiarato da un focherello, avanza spazio per un lamento funebre. In un posto come Fasano che odora di Terra d’Otranto questa espressione di dolore non poteva che assumere le modalità di una nenia. Gentile rinuncia al Griko e opta per un remoto canto di lavoro delle raccoglitrici di olive della zona della Maiella che, già riadattato da Giovanna Marini, fu portato al successo da Domenico Modugno nei primi anni settanta : ’Amara terra mia’, appunto. Ad accompagnare la voce di Barbara Grilli è una tammorra battuta con un tempo lento, lontanissimo dalla ritmica frizzante della pizzica. Immersa in un fioco cono di luce, una voce di donna si avvolge senza gioia intorno a un suono cupo, regolare come quello di un cuore che pulsa. Senza gioia. E’ ancora notte. Ma l’alba d’Eduardo dovrà pur spuntare.

Italo Interesse

 

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