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Quarta istanza di Decaro al Csm pro Emiliano: l’esito per i primi giorni di maggio

L'accanimento del neo-governatore pugliese per avere l’ex governatore ancora alla Regione è in clamorosa contraddizione con quanto propagandato prima delle elezioni

Dopo l’audizione di mercoledì scorso a Roma del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro (Pd), in III Commissione del Csm (Consiglio superiore della magistratura) e l’invio di una quarta istanza di autorizzazione all’aspettativa dell’ex governatore pugliese Michele Emiliano da parte del suo successore, nel Palazzo regionale barese di lungomare Nazario Sauro si torna a sperare nuovamente nella possibilità che il Csm accolga la richiesta.

Infatti, nell’incontro romano di Decaro a “Palazzo dei Marescialli”, i componenti della competente Commissione del Csm, la III per l’appunto, hanno chiarito nei dettagli al neo-governatore pugliese le ragioni per cui le precedenti tre istanze della Regione Puglia, per il mantenimento “fuori ruolo” del magistrato Emiliano, sono state respinte.

Difatti a Decaro è stato spiegato che sulla base della “legge Severino” l’aspettativa non è ammissibile per un magistrato chiamato a svolgere il ruolo fiduciario di “consulte giuridico” per un’Amministrazione regionale. In altri termini, l’aspettativa richiesta in precedenza dal presidente Decaro per il suo predecessore non è ammissibile per l’incarico prospettato, poiché trattasi di ruolo non previsto dalla normativa vigente per poter usufruire, da parte di un esponente dell’Ordine giudiziario, di una temporanea messa “fuori ruolo”.

Ma, a parte tale rilievo formale, per i magistrati che aspirano al collocamento “fuori ruolo” esiste normativamente anche un altro vincolo sostanziale per essere ammessi all’aspettativa, quando l’incarico da ricoprire non è di natura elettiva e, quindi, compreso tra quelli tipizzati dalla legge. Vale a dire che l’incarico per il collocamento “fuori ruolo” di un magistrato deve avere come presupposto non soltanto il “vantaggio” per l’interessato e/o l’Amministrazione richiedente, ma deve rispondere anche ad un oggettivo interesse della categoria, ossia della magistratura e, quindi, per la “crescita” professionale del richiedente. Elementi, questi esplicitati, che evidentemente non ha trovato riscontro nelle tre precedenti richieste della Regione per l’aspettativa ad Emiliano.

Quindi, ora, con la quarta istanza inviata al Csm, tocca alla Regione indicare un ruolo per Emiliano che rientri nei presupposti previsti dalla normativa e meglio chiariti in audizione a Decaro dai giudici della III Commissione del Csm. Infatti, alla luce dei chiarimenti dati, Decaro pare abbia riformulato la domanda al Csm per un incari all’ex governatore non più come “consulente”, ma come “consigliere (non giuridico) del presidente” per la questione ex Ilva di Taranto. In cosa consisterebbe il compito di tale “figura”? Verosimilmente nell’attività di vigilanza e controllo sulla trasformazione da carbone a gas degli impianti produttivi del polo siderurgico ionico, per il rispetto dei vincoli ambientali, garantire ai Tavoli istituzionali per la vendita ai privati della fabbrica la tutela dei posti di lavoro e la partecipazione in tutti i rapporti inerenti tale questione e che la Regione intrattiene con governo centrale, enti locali e partenariato sociale.

Ed Emiliano, secondo Decaro, sarebbe la persona giusta per tale tipo di incarico, poiché unisce la competenza professionale di magistrato a quella di ex governatore della Puglia, con memoria storica pregressa sulla vicenda ex Ilva. Saranno, questi, motivi sufficienti a concede l’aspettativa all’ex governatore da parte del Csm? Oppure tal genere di necessità avrebbe potuto essere risolta più semplicemente affidando ad Emiliano un posto di giunta, da assessore all’Industria e Sviluppo economico, trattandosi di questioni di natura prevalentemente politica e non specificatamente tecniche? Infatti, se il predecessore di Decaro fosse stato scelto come assessore, l’aspettativa gli sarebbe spettata di diritto, poiché tale incarico rientra tra quelli previsti dalla legge per la messa fuori ruolo di un magistrato.

Invece, ora, Decaro insiste con il Csm per avere Emiliano fuori ruolo, ma come “collaboratore” extra-esecutivo, e si sta arrovellando, senza esito, in un continuo cambio di ruolo nelle richieste al Csm. Sulla quarta istanza la Commissione competente dovrebbe pronunciarsi verosimilmente nei primi giorni di maggio (forse il 4), ma per intanto Emiliano entro il 27 di questo mese, vale a dire lunedì prossimo, dovrà comunicare al Csm in quale distretto giudiziario (tra quelli ammessi) preferisce rientrare in servizio dopo circa 23 anni di assenza per l’aspettativa prima da sindaco di Bari e poi da assessore al Comune di San Severo e dal 2015 da presidente di Regione.

Nel Palazzo presidenziale barese di lungomare Nazzario Saura qualcuno è fiducioso che questa quarta istanza al Csm possa andare a buon fine per Emiliano, ma qualche altro è perplesso. Infatti, il ragionamento che fa è “perché mai il Csm dovrebbe sconfessare quanto già detto per ben tre volte, trattandosi anche in questa quarta istanza di un ruolo non contemplato espressamente dalla legge per la messa in aspettativa di un magistrato?”. Un incarico che potrebbe essere ricoperto anche altre figure con analoghe esperienze e competenze, tanto più se si considera che trattasi verosimilmente di una “figura” più politica che prettamente tecnica.

Non resta che attendere per la quarta volta la decisione della III Commissione. Di certo, però, l’accanimento del neo-governatore Decaro per tenere Emiliano accanto a sé almeno fino alle prossime politiche del 2027 lascia da supporre che la “discontinuità” politica con il suo predecessore in realtà non ci sarà alla Regione Puglia e che invece quanto dichiarato prima del voto è stato soltanto una trovata propagandistica elettorale. L’ennesima di Decaro, ovviamente.

Giuseppe Palella

 

 


Pubblicato il 25 Aprile 2026

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