Cronaca

Quegli animali (mal) ‘trattati’

In questi giorni il mondo della Giurisprudenza italiana è a rumore per via del caso di quel giovane di Trani che domenica mattina è stato intercettato dai carabinieri mentre passeggiava per le vie della città pugliese con un boa sulle spalle, cosa per la quale egli dovrà rispondere di ‘maltrattamento di animali’. Ma ricorre la fattispecie prevista dall’art. 544 del Codice Penale? L’articolo in questione, oltre che di  atti crudeli e gratuiti, parla anche di “trattamenti che procurano una danno alla salute”. A giudizio dei veterinari chiamati a verificare le condizioni del rettile, l’animale accusava un forte stato di stress, riconducibile al ‘trattamento’ al quale era stato sottoposto (la innaturalezza di quella passeggiata). La cosa ci pare tirata per i capelli. E comunque, così fosse, dove sono le forze dell’ordine quando nei cortei storici decine di rettili vengono portati a spasso sulle spalle da avvenenti fanciulle. E più in generale dove sono le forze dell’ordine quando i circhi piantano le tende? Nei circhi la dignità degli animali è calpestata. I ‘numeri’ a cui essi sono sottoposti non equivalgono a ‘trattamenti’ nocivi per la salute mentale? Non è normale che un elefante impari a stare in piedi su due sole zampe. Ed è una forzatura ammaestrare un leone a tollerare che il domatore gli ficchi il capo nelle fauci spalancate. In natura i cavalli in  non girano in tondo, né a comando si schierano allineati, una foca non tiene una palla in equilibrio sul muso, e un rinoceronte, uno struzzo, un ippopotamo, un pinguino o un bisonte non fanno giri di pista a comando (e se lo fanno senza essere infastiditi da applausi, musica e riflettori è segno che in precedenza sono stati sedati). E forse che bestie come Furia (il cavallo del West) e Rex (il cane-lupo investigatore) non hanno patito stress da set?… Eppure niente e nessuno impedisce che animali continuino ad essere usati nei circhi o negli studi di posa. Con ciò non vogliamo minimizzare lo strambo gesto che ha fatto parlare Trani. Al di là del danno (forse modesto) arrecato alla povera bestia, ci pare che quel giovane andasse punito per il pericolo che la vista  inattesa di un pitone può procurare a soggetti emotivamente fragili (bambini, anziani…). Ma forse sarebbe il caso il caso di invocare il (non) reato di ‘immaturità, esibizionismo e gusto provincialotto’. Purtroppo sono questi limiti dello spirito non contemplati dal nostro Codice Penale. La contestazione di violazione all’art. 544 ter ci pare comunque utile escamotage per scoraggiare gesti che, quando invece tollerati, potrebbero creare precedenti inquietanti.

 

Italo Interesse

 


Pubblicato il 4 Settembre 2015

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