Cultura e Spettacoli

Quel colombo viaggiatore, come Filippide

Il 10 agosto 1917 il marinaio di guardia alla colombaia della Base Militare di Brindisi vedeva avvicinarsi un piccione dal volo irregolare...

La battaglia di Maratona fu combattuta nell’agosto o nel settembre 490 a.C.  e vide contrapposte le forze della polis di Atene, a quelle dell’Impero persiano. Una leggenda attribuita tradizionalmente a Erodoto, ma divulgata da Plutarco, sostiene che il messaggero Fidippide dopo la battaglia sarebbe corso fino ad Atene dove, pronunciata la celebre frase “Abbiamo vinto”, sarebbe morto per lo sforzo. A quella dell’eroico emerodromo può essere avvicinata altra impresa, questa volta compiuta da un animale quasi 2500 anni dopo : Il 10 agosto 1917 il marinaio di guardia alla colombaia della Base Militare di Brindisi vedeva avvicinarsi un piccione dal volo irregolare. Raggiunto a fatica il suo ricovero, la bestiola si accasciava, morta, svelando una coda quasi priva di piume. Un miracolo che avesse potuto volare, forse anche a lungo. Una fascetta di riconoscimento stretta attorno ad una zampa consentiva di risalire all’unità di appartenenza, il W4, un sommergibile della Regia Marina ; l’altra zampa recava, vuoto, il minuscolo astuccio metallico preposto ad accogliere messaggi (all’epoca, malgrado ogni sommergibile della Regia Marina fosse dotato di radiotelegrafo, non si era perso l’uso di imbarcare piccioni viaggiatori, indispensabili in caso di guasto all’impianto elettrico e non meno preziosi sul piano psicologico per uomini costretti a vivere in condizioni claustrofobiche). Qualcosa doveva essere successo, non avendo senso liberare un piccione senza affidargli una comunicazione. Il W4 era atteso per il 16 dello stesso mese… Furono avviate ricerche, poi venne aperta un’inchiesta condotta dal viceammiraglio Camillo. Si venne a capo di nulla. E il mistero rimase irrisolto anche quando, a guerra finita, la Marina Austriaca mise a disposizione i propri archivi. Unica ipotesi ragionevole : il sommergibile saltò su una mina, probabilmente al largo di Cattaro o di Durazzo, verso le cui acque era partito in missione una settimana prima. Quanto al giorno del presunto affondamento, si può pensare allo stesso 10 agosto, considerato che un piccione per volare sino a Brindisi ci mette meno di quattro ore partendo da Cattaro e quasi tre da Durazzo. Veniamo adesso a come il piccolo volatile sfuggì alla morte, che invece toccò ai ventidue uomini dell’equipaggio, tutti insigniti alla memoria della medaglia di bronzo al valor militare. La salvezza del piccione segnala una cosa certa : il W4 non venne colpito mentre era in immersione. La torpedine, la cannonata o il siluro che lo mandò a fondo, lo colse mentre navigava in superficie. Il colpo, devastante, dovette aprire una voragine nello scafo. Forse, comprendendo che nessuno aveva scampo, con le ultime energie un marinaio dovette liberare attraverso lo squarcio quel povero uccello. Uscita malconcia dall’esplosione, la bestiola fu capace di volare per 150-200 km con la coda ridotta ad un moncone prima di giungere a destinazione testimoniando un gesto meraviglioso e spegnersi.  – Nell’immagine, il monumento a Filippide (Maratona).

 

Italo Interesse

 


Pubblicato il 11 Gennaio 2024

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