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‘Quel’ giorno non si dimentica

In Afghanistan e altri posti disgraziati partorire femmine è considerato punizione celeste. E fino a cinquant’anni fa dalle parti nostre si usava augurare alle spose figli maschi. Amaro a chi ‘esce’ femmina, brontolavano le ave di casa nostra. In un clima così distorto non era facile, ieri, per una ragazza oltraggiata difendersi dall’accusa d’aver ‘provocato’ la foia maschile, di non essersi difesa, di non essere rimasta al proprio posto… L’accusa, pesantissima, spalancava le porte al nubilato, quando non al convento, oppure alla casa di toleranza. Quante storie così. Sabato scorso al Duse, Nico Sciacqua ne ha aggiunta un’altra, vera o di fantasia poco importa, occorsa in una Bari da dopoguerra. In ‘Kedda dì’ (produzione Collettivo Prisma) un giovane scopre in fondo al baule il diario appartenuto ad un’antenata. Incuriosito, apre il diario e legge : E’ la storia di Lucia. Una storia purtroppo ancora attuale : Un branco di quattro giovinastri abusa di una ragazza più sfortunata che ingenua. Puntualmente le accuse di Lucia si tramutano in un boomerang. La vittima allora medita vendetta. Potesse, si tramuterebbe in qualche entità terrifica della tradizione barese per farsi giustizia. Ma Lucia ha un cuore nobile. Il perdono resta la migliore vendetta… Diretto da Giovanni Gentile e sotto la supervisione di Barbara Grilli, Nico Sciacqua si produce in un racconto appassionato e ricco, reso totalmente in lingua madre. L’uso del dialetto, qui, si distingue per la ricerca dell’antica musicalità andata perduta tra imbarbarimento sociale e inquinamento del lessico. Sotto il tiro di un attento disegno-luci, Sciacqua si muove all’interno della minimale riproduzione di una soffitta ingombra di oggetti coperti da vecchi, polverosi lenzuoli. A mano a mano che le cose vengono riportate alla luce, la storia di Lucia va avanti in un suono di pagina sfogliata. E il dramma soffocato di una giovane donna trova finalmente voce, forse per la prima volta. Sciacqua si consuma attenendosi con disciplina alla direzione piuttosto meticolosa di Gentile e Grilli. Lo sostiene una composita colonna sonora, della quale alcune scelte possono tornare non pertinenti ; resta comunque l’originalità di una selezione che fugge i luoghi comuni della baresità. Nell’insieme una messinscena apprezzabile, il cui tratto distintivo risiede nella cura amorevole posta al dettaglio ; tale cura non esclude l’aspetto grafico ; degna di lode la  locandina di Sara Cambi (vedi immagine). – Prossimamente Giovanni Gentile sarà di nuovo in cartellone al Duse ; il teatrante barese dirigerà ‘Sfiorivano le nuvole’, un testo scritto a quattro mani con Antonello Loiacono.

 

Italo Interesse

 

 

 

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