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Quella celebre Dissertazione a proposito di vampiri

Nella prima metà del Settecento l’Europa centro-orientale fu interessata da un’inquietante forma di psicosi di massa : ovunque si segnalavano vampiri… L’interesse verso il fenomeno non fu appannaggio esclusivo del popolino. Ad occuparsene furono anche medici, teologi e uomini di chiesa. Tra quest’ultimi è il caso di citare un pugliese, Giuseppe Davanzati, poi destinato a diventare arcivescovo di Trani, del quale oggi ricorre l’anniversario della nascita (Bari, 29 agosto 1665). Appartenente ad una nobile e facoltosa famiglia di origine fiorentina, prima di ascendere ai più alti gradi della vita ecclesiastica, il Davanzati viaggiò a lungo, spingendosi anche in terre tradizionalmente escluse dal Grand Tour. Nell’Europa centro-orientale ebbe modo di entrare in contatto con la diffusissima e in quel momento pandemica credenza nel vampirismo, superstizione causa di problemi d’ordine pubblico anche gravi (non si contano i casi di morti disseppelliti e sottoposti a sinistre pratiche di ‘neutralizzazione’ che spesso avvenivano alla presenza di ufficiali del Governo). Già autore di una ‘Dissertazione sulla tarantola in Puglia’ purtroppo andata perduta, quattro anni dopo Davanzati dedicò all’inquietante argomento dei non-morti uno studio destinato a fare epoca. Data alle stampe per la prima volta a Napoli nel 1774 nella nota e attivissima tipografia dei Fratelli Raimondi, la ‘Dissertazione sopra i vampiri’ incontrò il favore di molti. Papa Benedetto XIV apprezzò lo studio “sì per la dottrina, che per la vasta erudizione”. Pietro Metastasio diede dell’«impareggiabile» a Davanzati, a ragione della sua «vastissima e sempre opportuna erudizione», del «giusto perspicacissimo discernimento” e della « robusta non meno che allettatrice eloquenza». Da vero illuminista il Nostro, a proposito di questo “morbo o strage de’ vampiri” andò in cerca di prove inoppugnabili. Non trovandone, bollò il fenomeno come mero prodotto dell’immaginazione : “Dico dunque che per isciogliere e schiarire questo fenomeno non vi è d’uopo più ricorrere in cielo per i miracoli, né all’inferno per i demoni, né su la terra per invenire le cagioni, né molto meno vi è di mestieri ricorrere a’ filosofi per consultarne i loro sistemi. La vera causa di queste apparenze, chi brama di trovarla, non altrove la potrà trovare che in se stesso, e fuori di se stesso non la troverà giammai; la vera cagione de’ vampiri è la nostra fantasia corrotta e depravata”. La conclusione di questo monumento al buon senso e al progresso scientifico fu che, al pari di licantropi, streghe e monacelli, i vampiri esistono davvero, ma solo nella “fantasia corrotta… di donnicciole e poveri contadini”.

Italo Interesse

 

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