Quella ‘malinconia’ comune a fado e tango
Nel cortile della chiesa di San Pasquale è andato in scena uno spettacolo di e con Benedetta Lusito e Leonardo Di Gioia

Grosso modo traducibile come ‘malinconia’, la saudade appartiene al fado, genere musical-popolare del Portogallo, del Brasile e degli altri paesi lusofoni. Un sentimento analogo pervade il tango, e nelle forme di un ‘pensiero triste’ che si presta ad essere danzato, come qualcuno argutamente ha detto. Ad accomunare le due varianti dello stesso magone è un ‘dolore da distacco’ che affonda le radici nei giorni lontani delle migrazioni dall’Europa al Sudamerica. Dunque, la saudade può abitare il tango, allo stesso modo in cui la ‘tristeza’ del tango non è estranea alla malinconia del fado. Tutto sta a dimostrarlo.
Nell’impresa si sono cimentati venerdì scorso Benedetta Lusito e Leonardo Di Gioia. ‘Saudade en el tango’, questo il titolo del loro spettacolo, è andato in scena venerdì scorso – in prima regionale – nel cortile della chiesa di San Pasquale, nell’ambito de ‘Le Due Bari’. Accompagnata dalla fisarmonica del bravo Di Gioia, una smagliante Lusito ha ripercorso quel repertorio del tango dove più dolce e sfumato suona questo senso del rimpianto remoto.
La scaletta perciò, escludendo quei motivi di grande successo che hanno reso questa danza un fenomeno internazionale, ha fatto spazio a motivi di minore notorietà ma non meno toccanti, quei brani più amati dai tangueros e che nelle milongas le orchestrine eseguono verso la fine della serata, quando le sale cominciano a svuotarsi e in pista restano solo le coppie nella cui approssimativa, appassionatissima coreutica – lontana dalla plasticità algida ed acrobatica in cui ora va diluendosi il tango – sono ancora ravvisabili ‘tristeza’ e saudade. Alla prova dei fatti il progetto di Benedetta Lusito e Leonardo Di Gioia si è confermato vincente. Ben articolato, ‘
Saudade en el tango’ non ha soltanto messo assieme una dozzina di titoli come ‘Historia de un amor’, Yo todavia te quiero’, ‘Jhorona’, ‘Milonga sentimental’ e così via. Monologhi, letture, assoli e sorprese (Betty che danza con un tanguero – Rino Mancini – e un sassofonista – Enzo Bacco – che affianca Di Gioia) hanno intervallato la scaletta di un evento vivace, reso poi appassionante dalla presenza scenica della Lusito e dall’affiatamento della stessa con Di Gioia.
Più che buona l’accoglienza della platea, affollata da un centinaio di spettatori, quanti ne può contenere uno spazio che fino ai primi anni sessanta ospitava un cinema all’aperto. – Fra i tanti eventi che riempiono il cartellone de Le Due Bari 2026 segnaliamo stasera alle 21:00 alla Piazzetta Giardino Santa Famiglia nei pressi del Villaggio del Lavoratore “Il gioco delle maschere”, un lavoro scritto e diretto da Domenico Piscopo, con Nicola Adobati e Maria Chiara Bono (Compagnia Tiberio Fiorilli). Lo spettacolo rilegge la Commedia dell’Arte attraverso un linguaggio pop e contemporaneo.
Al centro della vicenda ci sono Arlecchino, Brighella, Colombina e Pantalone, protagonisti di una storia metateatrale che prende vita nella locanda di Colombina, self-made woman determinata e intraprendente. Mentre i due celebri servi preparano un’importante cena, gli ospiti – ovvero il pubblico – arrivano in anticipo. Per intrattenerli e ingannare l’attesa, le maschere decidono così di improvvisare uno spettacolo dal sapore shakespeariano: un usurpatore ha assassinato il re, suo fratello, e imprigionato la regina. Saranno Brighella e Arlecchino, con l’aiuto di Pantalone e del fantasma del sovrano defunto, a liberarla e salvare il regno.
Italo Interesse
Pubblicato il 30 Luglio 2026



