Cultura e Spettacoli

Quella quartina inquietante

Il 2 luglio 1566, a Salon de Provence, moriva Nostradamus, personaggio tra i più controversi della Storia e autore di celebri quartine profetiche. Intorno ad esse si scontrano due scuole di pensiero. Una attribuisce a Nostradamus fra le tante predizioni quelle dell’avvento della rivoluzione francese, della prima guerra mondiale, del nazismo, della bomba atomica e dell’11 settembre. L’altra scuola invece parla di chiaroveggenza ‘retroattiva’,  per cui le quartine sono scritte in modo così ambiguo da poter essere interpretate a posteriori come più fa piacere. Consideriamo la quartina che ci riguarda da vicino, la 52esima della terza Centuria  : “In Campania vi sarà così lunga pioggia / ed in Puglia così grande siccità / il gallo vedrà l’aquila, l’ala mal soddisfatta / per il leone messo sarà in extremis”. Messi da parte gli ultimi due versi, davvero ostici, concentriamoci sui primi due. Come è noto, Nostradamus oscurò i suoi versi per ragioni di prudenza (rendere la Verità inaccessibile agli impuri), sicché fece ricorso a giochi di parole ed altri enigmi, oltre a mescolare provenzale, greco, latino, italiano, ebraico e arabo. Da ciò l’inaffidabilità delle ‘traduzioni’, fonte di ulteriore interrogativi, anche quando, come nella prima parte della nostra quartina, tutto appare limpido. Qui si parla di Campania e Puglia, regioni che, affacciate su mari diversi, sono in qualche modo ‘speculari’ rispetto alla catena appenninica che le divide. Viene il sospetto che i due fenomeni, l’eccesso e il difetto d’acqua, per come sono presentati, oltre ad essere coevi siano anche in collegamento. Ovvero: le grandi piogge campane saranno conseguenza della straordinaria arsura pugliese? Sembra che la affatto sitibonda Campania tiri a sé tutta la poca acqua di cui la Puglia dispone, o che quest’ultima la riversi sull’altra terra. Una cosa senza capo né coda, sempre che Nostradamus non stia parlando d’acqua ‘dolce’… Si pensi a uno tsunami d’inaudita potenza che si abbatta sulle coste pugliesi, spingendosi oltre lo scalino murgiano. Schiantatosi contro la dorsale appenninica, lo spaventoso muro d’acqua prima si nebulizza, quindi ricade in forma di ‘pioggia’ dalla parte opposta, sul territorio campano. Infine l’Adriatico si ritira lasciando sulla nostra terra un manto di sale che la renderà sterile per secoli, come reduce da una siccità da castigo biblico… Una catastrofe, si capisce, ma Nostradamus non era tipo da visioni liete. Eppure, per quanto parli ripetutamente di apocalisse (fissata indirettamente e a seconda delle interpretazioni ora al 1914, ora al 1999), il grande veggente non parla di distruzione del genere umano. In una lettera al figlio Cesare scrive che i suoi vaticini sono “da qui al 3797”. Povero pianeta, costretto a patire il peggior inquilino per altri 1782 anni…

Italo Interesse


Pubblicato il 2 Luglio 2015

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