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Quelle ‘notti magiche’ al San Nicola

Sapremo stasera il nome dell’altra squadra finalista per il titolo di campione del mondo ; la finale è fissata per  domenica. Nel frattempo in tanti si domandano dove sarebbe arrivata l’Italia di Ventura se la Svezia non le avesse sbarrato la strada. Nello stesso momento molti a Bari si domandano che ne sarebbe stato delle sorti della patria biancorossa se Ventura fosse rimasto sulla panchina del Bari invece di emigrare prima sulla panchina granata e poi su quella azzurra. In questi giorni il tema del Bari e dello sport a Bari si annodano a filo doppio : Il sodalizio biancorosso languisce ancora in B e con la complicità di un’amministrazione imperdonabile. Una delusione, l’ennesima, che risalta amaramente sullo sfondo di un impianto – il San Nicola – così in degrado da far accarezzare la ragionevole idea di un ritorno al glorioso Della Vittoria. Povero San Nicola, dai fasti di Italia ‘90 alle miserie di una copertura in teflon ridotta della metà, di poltroncine divelte persino in tribuna d’onore e di cento altri segni d’incuria. Uno stadio che aveva sollevato l’ammirazione di mezzo mondo in occasione delle quattro partite che vi furono disputate. Si cominciò il 9 giugno 1990 con Romania URSS 2-0 (le due squadre facevano parte del Gruppo B con Camerun e Argentina). Fecero seguito per lo stesso gruppo altri due incontri : Romania URSS 2-0 (9 giugno) e Camerun URSS 0-4 (18 giugno). Il quarto ed ultimo incontro si disputò il 7 luglio e vide Italia ed Inghilterra contendersi il terzo posto ; il successo arrise agli azzurri per 2-1. Quegli anni sembrano più lontani dei ventotto effettivamente passati. Stante l’attuale situazione, ogni proposito di restyling – di cui periodicamente si torna a parlare – infonde un senso di fallimento. Il San Nicola, l’algido capolavoro di Renzo Piano, resta uno stadio gratuito. Non ce n’era bisogno, sia perché Bari ospitasse alcune partite di Italia ‘90, sia perché al capoluogo pugliese venissero assegnati i Giochi del Mediterraneo del 1997. Invece, convincendo ad arte prima i vertici UEFA poi quelli del CGIM che nessuna ristrutturazione avrebbe reso il vecchio impianto sportivo adatto alle nuove esigenze (bugia solenne), una cordata di avidi imprenditori potette mettere mano ad un lucrosissimo affare. Costato il doppio del previsto (l’altra metà la stanno ancora pagando i contribuenti baresi attraverso mirati rincari fiscali), il San Nicola vide la luce, esagerato e pretenzioso. Cianciavano che solo con un mega stadio il Bari si sarebbe stabilmente insediato in serie A e avrebbe persino tentato l’avventura europea. Ma a parte una manciata di campionati di permanenza nella massima serie, il Bari ha conosciuto solo il limbo della B, con una retrocessione in C scongiurata da un miracoloso ripescaggio. Per fare il salto di qualità, prim’ancora di uno stadio da finale di Champion League, serve una società degna di questo nome. L’attuale, rovinosa gestione è stata solo capace di far rimpiangere quella (così così) dei Matarrese.

Italo Interesse

 

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