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Referendum, anche in Puglia vince il “No” a valanga

Con il 57,14% di voti contrari alla "riforma Nordio", la regione è tra quelle dove la forbice con il "Sì" è di circa 15 punti percentuali

Una valanga di “No” anche in Puglia nel referendum costituzionale per la riforma dell’Ordinamento giudiziario. Nel Comune di Bari in particolare, l’affluenza alle urne è stata del 53,59%, ossia di oltre un punto e mezzo percentuale in più rispetto alla media regionale pugliese, che invece si è fermata al 52,01%. Nelle 344 sezioni elettorali di Bari il “No” ha ottenuto complessivamente il 62,80% e, di conseguenza, il “SI” si è attestato ad appena il 37.20%.

Il Comune della Puglia che ha registrato la più alta percentuale di partecipazione al voto è stato Zollino, in provincia di Lecce, con il 65,97% di elettori che si sono recati ai seggi. Mentre il Comune della nostra regione con la partecipazione più bassa al referendum di domenica e lunedì è stato Carpino, in provincia di Foggia, dove ha votato appena il 38,67% degli aventi diritto.

Nella nostra regione la percentuale più alta di partecipazione al voto è stata registrata nella provincia di Bari, dove ha votato il 53,89% degli aventi diritto. A Lecce e provincia ha votato il 53,63%, nella provincia Barletta Andria Trani il 52,65%, in quella di Taranto il 50,71%, nel Brindisino il 49,62%, mentre in provincia di Foggia è andato alle urne il 48,20% degli aventi diritto. Rispetto al referendum costituzionale del 2020 la percentuale dei votanti pugliesi nella consultazione appena conclusa è scesa di circa 10 punti di percentuale, poiché all’epoca la media regionale dei votanti fu del 61,91%.

Ma vediamo nel dettaglio l’esito pugliese del voto referendario. A spoglio completato in tutte le 4032 sezioni elettorali della regione, il “No” ha ottenuto complessivamente il 57,14% dei voti, lasciando al “Sì” il risultato di poco meno del 43%. Quindi, in Puglia il fronte del “No” alla “riforma Nordio” ha vinto con una percentuale di circa 15 punti in più rispetto al “Si”, facendo così risultare la nostra regione tra quelle che più hanno contribuito alla bocciatura della riforma costituzionale promossa da governo Meloni, poiché la media nazionale della vittoria del “No” presenta una forbice di scarto con  il “Sì” del 7,4%, mentre in Puglia la differenza di voti, tra i contrari e favorevoli alla riforma, è stata esattamente del doppio in percentuale, ovvero del 14,86%.

Sull’esito del referendum, la presidente della giunta esecutiva dell’Anm (Associazione nazionale magistrati) del distretto di Bari, Antonella Cafagna, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti, è stata una grande avventura di democrazia e i cittadini hanno scelto da che parte stare. Hanno scelto di stare dalla parte della difesa dei valori costituzionali. L’elettorato ha capito che in gioco vi era non la tenuta o meno del governo, ma la difesa di un valore essenziale, che è quello della separazione dei poteri”.

“Noi abbiamo voluto spiegare questo – ha aggiunto inoltre la gip barese – e i cittadini l’hanno compreso bene, scegliendo in che direzione si dovesse andare”. “Una riforma della giustizia – ha concluso, però, Cafagna – è assolutamente indispensabile e adesso, da questo momento, dobbiamo guardare a ciò che serve per intervenire su un sistema che presenta indubbiamente delle criticità”.

La coordinatrice del comitato “Giusto dire no” del distretto barese, la gip Ilaria Casu, sul risultato del referendum ha affermato: “Il risultato ottenuto è il frutto della serietà della nostra campagna referendaria. Abbiamo davvero informato i cittadini sul contenuto della riforma e i cittadini hanno compreso che era in gioco la tutela della Costituzione, è un risultato che ci riempie di immensa gioia”.

Per poi aggiungere: “Credo che i cittadini abbiano compreso la reale posta in gioco, che era quella secondo cui la politica voleva esercitare un controllo sulla magistratura. Hanno compreso i pericoli che per la nostra democrazia questo avrebbe rappresentato e quindi hanno dato una risposta chiara e inequivocabile”.

A commentare l’esito del referendum è intervenuto anche il procuratore di Bari, Roberto Rossi, che ha rilevato: “È stato fatto un grande lavoro da parte di tante persone che hanno provato a spiegare il valore, il senso e la forza della Costituzione. La gente lo ha compreso. Questo è stato un voto per la Costituzione e per l’equilibrio di poteri così come sono. E questo è il risultato più importante”.” La Costituzione – ha anche affermato il Procuratore di Bari – è nostra madre, e nostro padre è quello che ci fa italiani. La difesa dei diritti dei cittadini, l’autonomia dei magistrati, l’equilibrio dei poteri sono principi che la gente ha compreso e assorbito. Le centinaia di incontri che abbiamo organizzato guardando in faccia le persone hanno avuto questa funzione”.

A commento dell’esito del recente referendum costituzionale, in cui ha vinto nettamente il “No”, l’ex presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, magistrato, ha affermato: “L’abbiamo scampata grazie alla maturità dell’elettorato italiano, che ha capito che la posta in palio era l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e la Costituzione, non la carriera di pm e giudici della quale si discuterà senza conflitti ideologici”. “La destra italiana – ha proseguito Emiliano – continua a cercare di manomettere pezzi della Costituzione nella speranza di poterla riformare tutta eliminando la sua matrice antifascista nata dalla Resistenza.

Ma i tanti ragazzi e ragazze di oggi, come quelli di ieri, hanno impedito questo disegno politico neo autoritario”. “Questo però – per l’ex presidente della Regione Puglia – non vuole dire che non si debba subito mettere mano ad una complessiva riforma della giustizia che la renda veloce e meno schiava del protagonismo negativo dei pm e concentrata sui processi nel dibattimento piuttosto che sulle indagini preliminari, che fanno tanto male ai cittadini e alla credibilità della magistratura quando non si tramutano in condanne passate in giudicato”.

Infatti, ha concluso Emiliano, “Rinviare a giudizio qualcuno o arrestarlo addirittura e poi non riuscire a farlo condannare deve diventare un peccato mortale che non può non avere conseguenze sulla carriera di chi non sa fare questo mestiere”. Un commento sul risultato del referendum sull’Ordinamento giudiziario è giunto anche dal neo-governatore pugliese, Antonio Decaro (Pd), che con una nota ha dichiarato: “Oggi ha vinto soprattutto la partecipazione di un popolo che, quando capisce che il proprio voto conta davvero, si alza, esce di casa e sceglie. Non delega, non si astiene, non resta a guardare.

Il “No” alla riforma della giustizia è stato un voto per prendersi cura della nostra Costituzione, per dire che le regole fondamentali della nostra convivenza civile non si cambiano senza un confronto vero, profondo, all’altezza della loro importanza.
È questo il punto: quando si tocca l’architettura della nostra democrazia, la parola torna ai cittadini. E i cittadini, oggi, hanno risposto. Con serietà. Con consapevolezza. Con dignità. È un messaggio di responsabilità che ci dice che la democrazia non è garantita una volta per tutte. Va difesa, ogni volta che serve”. Fin qui alcuni dei principali commenti in Puglia alla vittoria del “No”.

Ma sul risultato nazionale del referendum si registra anche una nota del Comitato delle Camere penali per il “Sì”, ha diramato le seguenti considerazioni e riflessioni sulla bocciatura elettorale della riforma costituzionale sottoposta al voto popolare: “L’attenzione e la partecipazione che hanno accompagnato questa consultazione confermano la centralità del tema giustizia nel dibattito pubblico.

Sebbene il referendum abbia assunto una connotazione anche di carattere politico, il confronto sviluppatosi nel Paese ha fatto emergere con chiarezza criticità profonde del sistema della giustizia, rendendole maggiormente note anche ai cittadini. Non solo nel fronte del Sì, ma anche in quello del No si è registrata una diffusa consapevolezza circa la necessità di interventi non più rinviabili”.

Pertanto, hanno sottolineato dal fronte del “Sì”, “sono venuti in evidenza nodi strutturali che incidono sulle garanzie dei cittadini, a partire dai profili legati alle ingiuste detenzioni e, più in generale, all’equilibrio del sistema, nonché alle dinamiche del governo autonomo della magistratura, la cui esposizione nel confronto referendario ha evidenziato uno sconfinamento rispetto al tradizionale perimetro di imparzialità istituzionale”.

Per poi concludere che “il dibattito referendario ha tuttavia risentito di una forte polarizzazione, che ha spesso privilegiato la contrapposizione e il ricorso a slogan rispetto a un confronto pieno sul merito delle riforme”. Perciò, la speranza di chi si è battuto invano per la conferma della “riforma Nordio” è che ora vi sia “una riflessione seria e non eludibile, che consenta di tradurre quanto emerso in un percorso riformatore concreto e responsabile”. E che il referendum concluso ieri serva almeno a questo è verosimilmente anche l’auspicio degli oltre 12 milioni di elettori che hanno votato “Sì” e, forse, anche di tantissimi di coloro che hanno votato “No”!

Giuseppe Palella


Pubblicato il 24 Marzo 2026

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