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Regione, piovono milioni tra ripresa e resilienza: parliamone e costruiamo

Cosa può succedere se non c’è un bel piano per introitare e spartire le ingenti somme che stanno per piovere in Puglia via <<recovery>>? “A breve potrebbero essere disponibili le prime risorse del <<Recovery fund>> anche in Puglia e quella del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è finalmente l’occasione per dare risposte di prospettiva in una logica di concertazione che è l’unico strumento concreto per evitare conflitti sociali e sterili polemiche”, attacca il Segretario generale Cisl/Puglia, Antonio Castellucci. Il quale non intende lasciare nemmeno una parola senza la giusta sipegazione. Anzi, senza il giusto seguito. “E’ giunto il momento di dare risposte alle domande di salute, di lavoro e di sviluppo. Si tratta di utilizzare l’occasione del Recovery Plan per un grande patto tra Istituzioni, parti sociali sui temi del lavoro, dello sviluppo, della sicurezza, delle riforme economiche e sociali. Come Cisl Puglia stiamo impegnando complessivamente l’organizzazione per un’analisi della ricaduta del Pnrr nella nostra regione, cercando di elaborare proposte ed idee in una logica di confronto e proposte con le istituzioni locali che è l’unica reale possibilità di tradurre i fondi disponibili in investimenti, infrastrutture, lavoro, innovazione indispensabili per costruire un rilancio economico e sociale del territorio. In questa direzione ci si è mossi anche sul tema del blocco dei licenziamenti, delle politiche attive e sul riordino degli ammortizzatori sociali. Infatti non è possibile pensare ad un rilancio economico anche in Puglia se contestualmente ci dovesse essere uno tsunami occupazionale con tutte le ricadute sociali che destabilizzerebbero la stessa efficacia dei progetti del Pnrr”. Lo stesso ultimo rapporto annuale della Banca d’Italia sulla Puglia, che fa il paio con quello che abbiamo evidenziato in questi mesi come Cisl – osserva ancora Castellucci – ha fatto emergere come nel 2020 la crisi abbia determinato un calo delle ore lavorate (-10,2%) e come la riduzione dell’occupazione sia stata mitigata dai provvedimenti legislativi sul blocco dei licenziamenti: nel 2020 il numero di occupati si è ridotto di circa 13.000 unità (-1,0%; -2,0% in Italia), interrompendo una fase di espansione cominciata in Puglia a partire dal 2015. Sempre secondo Bankitalia nel 2020 il numero di ore autorizzate di cassa integrazione è stato particolarmente elevato durante i mesi di aprile e maggio riducendosi nei mesi estivi. È da questo scenario difficile che bisogna partire per sostenere le imprese ma garantendo contestualmente la tenuta occupazionale e sociale dei lavoratori, senza un primo e un dopo. Occorre avviare anche a livello regionale subito un confronto per un patto sociale e per il lavoro”. Conclusione? Cisl/Puglia ha chiesto anche a Confindustria regionale e alle altre organizzazioni datoriali un confronto più serrato con le istituzioni regionali e locali per dare risposte unificanti alle domande di futuro che vengono dai pugliesi. Anche perché con l’occasione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) le domande obbligate sono: se non ora quando? E ci potrà mai essere veramente un’altra occasione?

Antonio De Luigi

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