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Regione, prima i dirigenti di fiducia, poi gli impiegati a termine…ma quale?

 Nomine e assunzioni ancora in primo piano, nella regione Puglia che spacca il centesimo dopo aver forato il patto di stabilità per colpa delle spese folli nella sanità. Certo, ne è trascorso di tempo da quando il Presidente della Giunta Regionale Nichi Vendola insieme all’ex Assessore al Personale Guglialmo Minervini, presentavano in conferenza stampa i “dossier” sulle nomine esterne dei dirigenti. Roba dal titolo emblematico: “La verità”. Ricordate? Seppure in maniera schematica il documento cercava di rispondere, a un anno dalla prima elezione, alle bordate di sindacati e partiti di centrodestra, ma senza entrare nel vivo delle questioni sollevate. Che non riguardavano, come facevano finta di capire Vendola e Minervini, l’ammontare degli stipendi dei nuovi dirigenti fiduciari assunti, ma i metodi delle loro assunzioni, ignorando le procedure fissate da Costituzione e Testo Unico degli enti pubblici. Tanto è vero che il dossier non risponde nemmeno oggi alla questione “se non fosse stato meglio ricorrere a modalità di assunzione più trasparenti”, come spiegava qualcuno anche dai banchi della Maggioranza a Via Capruzzi. E le polemiche non si sono ancora spente.”Rispetto all´assoluta mancanza di critica dal basso presente nella sinistra pugliese, noi continueremo a fare la nostra parte critica e sempre propositiva, perché crediamo ancora nella “rivoluzione gentile”, chiosava quattro anni or sono l’ala radicale dello stesso partito di Vendola. Che continua a sollecitare il Governo della Regione ad attuare un reale cambiamento partendo dall´introduzione del Reddito Sociale. Ma dalla destra rimbombano anche i tuoni su quella deriva Vendoliana cui faceva eco la federazione dei dirigenti regionali (Direr) per confermare di aver condiviso la strategia programmatica impostata con il Piano ”Mar Rosso, ma non i metodi. Insomma, se prima si stabiliscono delle regole e poi l’assessore non le rispetta, con assunzioni clientelari e amicali, che dovrebbero fare i sindacati? Continuare a stare a guardare, magari dicendo “ma quanto sono bravi questi amministratori?” Quando, invece, il personale regionale si ritrova sempre più nel caos, con funzioni e posizioni dirigenziali che cambiano quasi ogni settimana, senza un minimo di filo conduttore. Insomma, gli amministratori continuano deliberatamente a non informare nessuno sulle modalità con le quali si dispone in materia di organizzazione del personale. Sempre più tesi, dunque, i rapporti fra sindacati e amministrazione su carriere, promozioni e assunzione dei dirigenti esterni, ai quali sono stati assegnati incarichi di direzione di strutture di vertice senza il possesso dei requisiti necessari, essendo stati nominati con deliberazioni ed atti fondati su presupposti in violazione delle leggi. Strano però, osserva più d’uno, che le carte non siano ancora finite in Procura. Infatti è stata proprio la Direr a mettere in rilevo che le delibere di nomina di alcuni dirigenti regionali di fiducia di Vendola, tutti simpatizzanti o segnalati da parlamentari dell’ex Rifondazione Comunista, risultavano viziati alla radice. E perciò atti nulli, ancora adesso. E non fa niente se qualcuno ricorda ancora quelli che contattavano direttamente Vendola dai vertici romani e napoletani per i posti direttivi dei circa cinquanta “esterni” che nel 2006 avevano già messo piede in Regione. Tutto in punta di piedi, senza clamore. Nomine e assunzioni sempre più difficili, di questi tempi, con le limitazioni rigide imposte dall’odiato patto di stabilità, non senza aver prima aperto la strada ad un altro centinaio di ‘stagisti’’ con contratti da uno a tre anni, funzionari e impiegati molto precari che presto scenderanno anche loro in piazza per rivendicare l’assunzione stabile. Pur se scelti anche loro, inutile dirlo, rigorosamente dai vertici con l’avvallo di dirigenti preoccupati di conservare la fiducia del loro presidente-datore di lavoro. Una procedura dubbia, che in passato ha messo in allarme quei sindacalisti che non fiatarono neppure, quattro anni or sono, dopo la nomina del dirigente esterno a capo del Servizio Legale. Allora c’era l’avvocato Pio Marrone, proveniente dall’Avvocatura dello Stato e noto per aver difeso nel caso Punta Perotti sia il Comune di Bari che aveva chiesto la confisca, sia successivamente l’Agenzia delle Entrate che vi si era opposta. Per questo i colleghi lo chiamavano “Jakill & Hide”. Proprio come  il Governatore che l’aveva nominato. Il quale ripete di non dimenticare la trasparenza per assumere i giovani disoccupati e poi a dirigere gli uffici ci chiama i compagni del partito che fedelmente l’hanno servito in campagna elettorale.
 
Antonio De Luigi
 
 
 
 

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