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Remota magia dell’ambra

Lo scorso anno, sotto la spiaggia di Torre Guaceto, è stata scoperta una necropoli. Una trentina le deposizioni, collocabili tra la fine del XIV ed il XII secolo avanti cristo. All’interno di una delle urne contenenti le ceneri dei defunti furono scoperte due perle d’ambra (che accompagnavano due spilloni di bronzo, qualche giorno fa restaurati nel laboratorio del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce). Non è questa la prima testimonianza dell’uso preistorico dell’ambra in Puglia. In precedenza, negli ipogei del Parco Archeologico di Trinitapoli, era stato rinvenuto un corredo femminile così ricco da assegnare alla defunta il titolo di ‘Signora delle Ambre’ ; il piccolo tesoro si compone di due anelli, orecchini e una collana composta da una trentina di perle d’ambra. L’alto valore assegnato all’ambra, il cui uso in gioielleria risale all’età della pietra, trova riscontro nel mito, stando al quale quando Fetonte figlio di Helios (il Sole) fu ucciso, le sue sorelle in lutto divennero pioppi e le loro lacrime divennero l’origine di élektron, cioè l’ambra. Ancora oggi si assegna valore magico alle rarissime perle d’ambra nelle quali resti intrappolato un insetto (vedi immagine). L’ambra è una resina emessa dalle conifere che col tempo fossilizza e solidifica ; l’età stimata varia dai 25 ai 40 milioni di anni. La presenza dell’ambra nei corredi funebri è segno inequivocabile di appartenenza a lignaggi elevati. Solo le mogli/figlie di capi tribù o ministri di culti potevano permettersi quello che in definitiva era uno status-symbol. Questo perché l’ambra lavorata non era cosa per tutti nei giorni del Bronzo. Farla arrivare sin da noi, peraltro ancora allo stato grezzo, voleva dire avviarla lungo la cosiddetta Via dell’Ambra, un sofferto percorso che dai giacimenti del nord-est dell’Europa scendeva lungo la valle del Danubio sino in Egitto. A meno che, sotto forma di simetite, non provenisse dalla Sicilia, segnatamente dal giacimento posto in prossimità del fiume Simeto, nel catanese, da cui il nome di questa rara varietà d’ambra la cui colorazione va dal rosastro al bluastro. In ogni caso la presenza dell’ambra in Puglia è conferma della vivacità degli scambi commerciali cinquemila anni fa. Ciò è anche ragione di stupore. Viaggi interminabili affrontati per terra e per mare in mezzo a cento insidie, a piedi, a dorso di cavallo, per mare. Migliaia di chilometri macinati orientandosi con le stelle. Chissà quante spedizioni mercantili perdute tra neve, fango, piene rovinose, tempeste, agguati… Quando l’ambra giungeva a destinazione aveva già moltiplicato per cento il valore d’origine. A quanto poteva essere scambiata e con cosa? Probabilmente col sale, l’unico bene di cui c’è sempre stata una certa abbondanza nelle terre di mare. Un cinque chili di sale per una pietra grossa quanto un’unghia? Cifre da brivido.

Italo Interesse

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