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“Renzi toglie alla Puglia 230 milioni di euro”

E’ stata annunciata nei giorni scorsi la terza riprogrammazione del Piano di Azione Coesione, elaborato d’intesa con le Regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Valle D’Aosta e con i Ministeri interessati allo scopo di accelerare e riqualificare la spesa rimodulando le risorse, europee e nazionali, previste nel quadro delle politiche di coesione. Insomma, in sostanza vengono rimessi in circolo 5,7 miliardi di euro, distribuiti su alcuni fronti base: per promuovere l’attività di impresa e sostenere l’inclusione sociale delle famiglie in difficoltà e a salvaguardia dei più validi progetti già avviati dalle Regioni che rischiavano di non essere ultimati nei tempi previsti dall’attuale programmazione europea, tanto che alcuni governatori interessati hanno già parlato di “scippi milionari di euro allo sviluppo del Mezzogiorno”. Fondi che invece, ad avviso del premier Renzi, dovranno andare a rimpinguare i programmi occupazionali nazionali, mentre si sta materializzando l’ennesima beffa. Il fondo per il Piano di azione e coesione viene nuovamente e costantemente decurtato a danno dei servizi, soprattutto anziani e asili nido del Sud. Tutto ciò, mentre in Puglia la disoccupazione cresce e raggiunge i massimi storici ed i servizi latitano, tenendo presente che la “gestione delle finanze pubbliche nazionali, la cui ridistribuzione iniqua sul territorio italiano sta continuano ad ampliare il divario economico e sociale tra il Nord ed il Sud”, hanno tuonato ad esempio dalla Regione Calabria. Sicchè si ontinua a tagliare  fondi dai capitoli destinati al sociale e non si capisce come mai il capo del Governo  abbia scippato 102 milioni di euro alle Regioni del Sud, per finanziare fittizie e populistiche azioni a sostegno del lavoro, tagliando non solo sul Pac ma andando a definanziare la Legge 407/90 che, guarda caso, è finalizzata a sostenere lo sgravio totale dei contributi per aziende del Sud che assumono disoccupati. Un’Italia che viaggia a doppia velocità non è conveniente per nessuno, soprattutto per il nord e per l’Europa. Su questo continuo decurtamento di risorse si è espresso anche il governatore uscente della Puglia, Nuchi Vendola, conscio che da queste parti molti stanno riamanendo senza servizi per il sociale, le scuole sono sul baratro e con un sistema di assistenza alla prima infanzia ridotto al lumicino. ”Non posso non esprimere soddisfazione per la limpidezza del documento approvato dalla Conferenza delle Regioni che chiede al governo di sopprimere una norma che scippa risorse fondamentali per il futuro delle nostre comunità. Ma è una soddisfazione –ha immediatamente aggiunto Vendola- che non attenua l’amarezza e lo sgomento per le scelte di un governo che continua a usare le risorse destinate agli investimenti per lo sviluppo territoriale per le proprie azioni di propaganda o addirittura  per la spesa corrente. Con il paradosso che ad essere più penalizzate da quest’opera sistematica di saccheggio sono non solo le regioni del Sud ma proprio le regioni che hanno imparato a spendere e a spendere bene. Oltre a norme penalizzanti, come quelle contenute nelle leggi di finanza pubblica, ci troviamo di fronte a interpretazioni abnormi e indecenti delle stesse norme, che cancellano impegni sottoscritti a Roma e a Bruxelles”. Motivo? Per Vendola la Puglia ha aderito al Piano di azione e coesione, che vincolava risorse su obiettivi strategici nazionali ma con l’impegno della territorialità delle risorse: ciò che era della Puglia doveva rimanere alla Puglia. “E facendo fede al Patto con il governo abbiamo sulle risorse di quel Piano assunto impegni giuridicamente vincolanti. Abbiamo autorizzato i Comuni a investire con quelle risorse in opere fondamentali, come l’efficientamento energetico degli edifici scolastici, la rigenerazione urbana, i servizi sociali e socio-sanitari, opere strategiche per la logistica e i trasporti. I Comuni –ha proseguito il capo della giunta pugliese- hanno fatto o stanno facendo le gare, in alcuni casi ci sono già i cantieri. Ma ora rischiamo di chiudere quei cantieri e di annullare quei bandi. Rischiamo di privare il territorio di opere importanti, di privare i cittadini di servizi e di privare le imprese di opportunità di lavoro. Questo perché il governo ci toglie 230 milioni di euro. Lo fa senza alcuna ragione e con criteri di palese irragionevolezza.  Con quei soldi vogliono finanziare incentivi all’occupazione. Ci fanno chiudere i cantieri per incentivare l’occupazione? Davvero paradossale. E’ un mondo alla rovescia che trasforma le politiche di coesione territoriale in una barzelletta. Io mi appello all’Anci, a tutti i Comuni pugliesi, a tutti i parlamentari, affinché si impedisca questo scempio. E annuncio che la Regione Puglia ricorrerà in ogni sede contro la palese violazione del precetto costituzionale della leale collaborazione tra le articolazioni dello Stato, contro le norme e i regolamenti e le scelte che offendono i nostri diritti e privano la Puglia di ciò che le è dovuto”.

Antonio De Luigi

 

 

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