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Restano a rischio 162 milioni euro di fondi europei sull’agricoltura

Sta scadendo il tempo concesso alla regione Puglia e ai suoi plotoni di consulenti e funzionari assunti a tempo determinato per non perdere le risorse a disposizione dell’agricoltura pugliese. Così l’ente governato fino a due mesi dall’aedo Vendola, già l’autunno scorso appariva, tanto per cambiare, in grave ritardo sui tempi stabiliti dall’UE. Torna così a scricchiolare il sistema per ottenere consensi e finanziamenti coi fondi Ue impiegati in maniera consistente per finanziare consulenze, incarichi e assunzioni, come si legge nell’ informativa anonima – molto bene informata – che circola da tempo nelle mani degli addetti ai lavori, disegnando alla perfezione quel mellifluo sistema di potere di cui sopra. E così, mentre giace ancora al palo il nuovo piano di sviluppo rurale 2014-2020, bocciato dalla Commissione europea lo scorso maggio e che mette a repentaglio 1,6 miliardi di euro per i prossimi sette anni solo per la Puglia, non va meglio per i fondi a disposizione della vecchia programmazione 2007-2013. Come riportava ieri “Il Sole 24 Ore”, citando le elaborazioni emerse dalla Rete Rurale aggiornate al 30 giugno e analizzate nel corso dell’ultimo incontro tra il Ministero delle Politiche agricole ed i governatori regionali, per l’Italia è a rischio il disimpegno di 1,4 miliardi di euro di fondi europei, da spendere necessariamente entro il 31 dicembre prossimo. A fronte di un budget assegnato dall’Unione europea al nostro Paese di ben 8,9 miliardi (a cui va aggiunto lo stanziamento nazionale di 17,6 miliardi), la spesa ancora da realizzare è pari al 15%. Tra le peggiori performance negative purtroppo anche la Puglia. La nostra regione è terza in termini assoluti di mancata spesa, con il rischio di perdere ben 162,1 milioni di euro segue la Campania (222,1) Sicilia (189,7) Calabria (127,6) e Sardegna (110,3). Va un po’ meglio in termini percentuali sulla spesa totale possibile: qui la Puglia è ottava tra le peggiori regioni, con un valore pari al 17,48% pressoché a pari merito con l’Umbria. “In questo periodo in cui l’agricoltura necessita fortemente di risorse per investimenti mirati e saggi che possano consentire a questo settore, tartassato dal Governo Renzi non solo con l’IMU rurale ma considerato un vero e proprio bancomat per le altre politiche, di essere un volano per l’intera economia del territorio, perdere queste occasioni è veramente una aberrazione – commenta l’on. pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Siamo ancora in una fase di analisi prettamente quantitativa, senza considerare neppure il modo in cui vengono spesi questi fondi, e già la Puglia si posiziona tra le peggiori regioni. Parliamo comunque di soldi dei cittadini italiani e pugliesi in particolare perché, è bene ricordarlo, il nostro Paese è contribuente netto del bilancio dell’Unione europea ed ogni euro, peraltro, che ci torna indietro ce ne costa due visto il cofinanziamento nazionale – continua L’Abbate – Nell’attesa che il neo-governatore Emiliano concluda i suoi ‘fuochi artificiali mediatici’ sulle nomine e inizi finalmente a lavorare seriamente per il futuro della nostra terra, gli agricoltori devono pagare lo scotto di una classe politica che continua a non essere all’altezza del proprio compito. I numeri, per l’ennesima volta, smontano le poesie dell’ex Presidente Nichi Vendola che, a più riprese, si è vantato dell’abilità della Puglia nello spendere i fondi europei. In questo periodo di crisi, non possiamo permetterci il lusso di rispedire a Bruxelles assegni così corposi”. Il problema è che, come detto all’inizio, i fondi destinati all’agricoltura, oramai da anni, girano attorno a un consolidato impianto basato sui conflitti di interesse di burocrati legati a istituti, associazioni di categoria e studi professionali ben agganciati che, come l’Istituto Agronomico Mediterraneo, manovra tra i tanti, per esempio, gli affidamenti dei Gal regionali. “Per capire la potenza di questi studi e le coperture di cui godono, basta pensare come gran parte dei programmi Gal in tutta la regione sono stati affidati a loro”, si legge nella missiva che elenca nomi e cognomi di alcune delle menti principali che manovrano il sistema. E cioè quei gruppi/associazioni che prendono finanziamenti partecipando ai bandi con l’obiettivo di risaltare le caratteristiche peculiari di una zona. Ma andiamo avanti. “Quello che potrebbe succedere nel comparto agricolo pugliese – vergarono già a fine ottobre 2014 i consiglieri pugliesi di opposizione – non ha precedenti nella storia del nostro territorio ed è soprattutto di inaudita gravità per la inefficienza della Giunta nell’affrontare problemi strategici per le aziende del settore. Nel rapporto sul sito della rete rurale nazionale che riporta l’avanzamento della spesa sostenuta fino al 30 settembre 2014 dai PSR italiani, emerge che la Regione Puglia rischia di dover restituire all’Unione europea più di 87 milioni di euro di fondi FESR. Possibile tanta sciatteria in un comparto da anni, ormai, impegnato massicciamente a supportare le più svariate manifestazioni di valorizzazione e campagne di comunicazione dei prodotti caserecci pugliesi? Coinvolgendo e sostenendo soprattutto economicamente, vale la pena di ricordarlo, associazioni di categoria, mezzi di comunicazioni, stampa, tv locali, eventi, festival e perfino convegni e missioni all’estero, senza badare a spese, la nostra regione si ritrova con un pugno di mosche in mano”. Tuttavia ci sono anche tante altre questioni dietro le quinte, coni d’ombra sul settore da anni, senza schiarite. Infatti, per esempio, la spesa a supporto di quella caterva di manifestazioni e workshop a beneficio del settore agroalimentare pugliese ha “subito una tale accelerazione, in particolare nell’ultima legislatura, accompagnata da un massiccio seguito di giornalisti pugliesi, chiamati di volta in volta appositamente (e nominativamente) dall’assessorato all’Agricoltura”. E così nel mirino ci finiscono dritti dritti Capo dell’Area Politiche per lo Sviluppo Rurale Gabriele Papa Pagliardini col suo gruppo di consulenti, esperti e funzionari del settore Agricoltura, puntualmente nella bufera -come detto all’inizio- con l’avvicinarsi del pericolo di disimpegno dei fondi PSR, più o meno nell’ultimo trimestre dell’anno, anche se i soldi sono disponibili ogni volta da gennaio. E allora, o si dorme tutto l’anno, o vuol dire che l’emergenza è studiata apposta, perché si sa che con l’emergenza si giustificano anche mezzi non idonei. Proprio il dottor Pagliardini (premiato per i risultati raggiunti nel 2013 con una indennità di 30 mila euro) l’anno scorso ha tirato fuori dal cilindro una determinazione per autorizzare gli uffici a seguire procedure, come dire, più snelle. Infatti, con Determinazione n. 340 del 28 ottobre 2014, l’Autorità di gestione del PSR Puglia 2007-2013 approvò alcune modifiche alle modalità di erogazione degli aiuti per le misure strutturali del PSR Puglia 2007-2013. In particolare, i beneficiari pubblici potevano presentare una domanda di pagamento di acconto che – in aggiunta alle altre domande di pagamento già presentate (anticipo e/o primo acconto su SAL) – poteva raggiungere il 100 per cento del contributo concedibile a seguito dell’aggiudicazione dei lavori. Praticamente si poteva concedere, ancor prima dell’inizio dei lavori, il totale del contributo spettante, prescindendo dalla capacità di spesa del soggetto e dalla reale consistenza delle opere da realizzare, soprattutto alla luce dell’istruttoria sommaria effettuata dall’Ente erogatore: anche un bambino saprebbe fare spesa così…

 

Francesco De Martino

 

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