Richieste di interventi urgenti per salvare il comparto olivicolo e oleario
Unapol: "Bene la richiesta di stato di crisi". Ma per Coldiretti, Unaprol e Foa-Italia è necessario dare liquidità immediata al settore con un bando per l'acquisto di olio extravergine destinato agli indigenti

La crisi di mercato per il prezzo all’ingrosso dell’olio extra vergine di oliva italiano, con oltre 115mila tonnellate di prodotto dell’ultima annata ancora invenduto e depositato nei centri di stoccaggio, nelle cooperative e nei frantoi privati, sta letteralmente mettendo a rischio non solo la stabilità finanziaria aziendale di olivicoltori e frantoiano ma, se non risolta rapidamente con interventi di sostegno urgente al comparto da parte delle istituzioni governative, potrebbe addirittura peggiorare ulteriormente la situazione attuale del mercato all’ingrosso dell’olio d’oliva nazionale con il sopraggiungere della prossima campagna olivicola.
Alcune organizzazioni di categoria hanno già indetto una manifestazione di protesta a Bari per il 19 settembre prossimo, in concomitanza con l’inaugurazione dell’edizione 2026 della Fiera del Levante, però potrebbe essere, forse, troppo tardi per tamponare alla grave situazione in cui versa il settore. Infatti in Puglia, culla dell’olivicoltura italiana, la pressione degli istituti di credito su olivicoltori, cooperative e frantoiani privati, alla vigilia della nuova campagna olearia, è già partita per rientrare dalle esposizioni creditizie affidate sulla produzione dello scorso anno. Per tale ragione, Coldiretti, Unaprol e Foa-Italia hanno chiesto con una lettera inviata al Misaf (Ministro dell’agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste) di attivare misure straordinarie per fronteggiare una fase economica particolarmente delicata per l’intera filiera olivicola.
La richiesta, in particolare, riguarderebbe l’attivazione di misure atte a garantire un sostegno immediato di liquidità alle imprese, salvaguardando il valore delle nostre produzioni, ed allo stesso tempo è indispensabile affrontare il problema della forte esposizione bancaria che grava su aziende agricole e frantoi, assicurando strumenti efficaci di liquidità, a partire dal Fondo interessi, per consentire alla filiera di affrontare la prossima campagna olearia con maggiore serenità.
E per fare ciò, la proposta condivisa di Coldiretti, Unaprol e Foa-Italia “è – si legge in una nota congiunta – necessario e urgente un bando” per l’acquisto di olio extravergine d’oliva 100% italiano da parte del Ministero e da destinare agli indigenti. Però, si precisa nella nota, “serve tenere lontani i trafficanti di olio con controlli innovativi stringenti sulla italianità del prodotto e sui centri di stoccaggio che detengono giacenze di vero e certificato extravergine italiano non ancora commercializzato”. Insomma, trattasi di una richiesta di acquisto di olio evo 100% italiano da parte del Governo nazionale, per ridurre considerevolmente i quantitativi invenduti e, quindi, alleggerire anche il mercato.
Il vice presidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol, David Granieri, ha esclamato: “La nostra è una lotta contro i trafficanti di olio e le loro quinte colonne travestite da certe Op e certi frantoi, abituati a truffare i cittadini con oli decolorati, aggiunti di clorofilla o miscelati”. Per poi spiegare: “Abbiamo chiesto al Ministro di emanare con urgenza un bando per l’olio extravergine d’oliva 100% italiano da destinare agli indigenti. Fondi che possono essere utili per un primo intervento sulle giacenze, ma solo a patto che ci siano controlli rigorosissimi contro le frodi. Per questo proponiamo che vengano fatte analisi con strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genetica e analisi isotopiche, integrando le banche dati e potenziando la rete dei laboratori”.
In altri termini trattasi – ha chiarito Granieri – di “trasformare una criticità commerciale in un’importante iniziativa di solidarietà sociale, tenendo fuori dalla porta chi sta immaginando di scaricare su questa misura prodotto che i fa fatica a definire olio”. Per poi aggiungere: “Noi andiamo avanti nella difesa degli olivicoltori italiani e di quella parte di filiera che crede nella trasparenza e nella qualità”, con il monito che “nessuno provi ad usare i produttori di olive come scudi umani, minacciando di non ritirare le olive della prossima raccolta, per risolvere i problemi commerciali provocati da trafficanti e loro sodali”. Nella nota, inoltre, le tre Organizzazione citate hanno evidenziato che “le giacenze di olio extra vergine e vergine italiano presenti nei depositi in alcune zone del Paese, in particolare in Puglia, stanno determinando una rigidità del mercato, in combinazione con un aumento dei costi di produzione”.
Pertanto “sul fronte dei sostegni, eventuali misure di ristoro dovranno essere destinate esclusivamente ai veri agricoltori, a chi coltiva la terra, produce e sostiene ogni giorno i costi e i rischi dell’attività agricola”, concludendo che “le risorse pubbliche dovranno essere orientate alla tutela delle aziende agricole e alla salvaguardia del valore generato nelle campagne, evitando che si traducano in vantaggi per soggetti che operano prevalentemente nella commercializzazione o nello stoccaggio”.
Per il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, e il direttore regionale, Pietro Piccioni, “la Puglia è il cuore dell’olivicoltura italiana e non può permettersi che il valore dell’olio extravergine 100% italiano venga messo a rischio da speculazioni, frodi, o da chi utilizza il mercato per scaricare sulle imprese agricole il peso di scelte commerciali sbagliate”. Pertanto “il bando per gli indigenti può rappresentare una risposta concreta, ma solo se accompagnato da controlli rigorosi e innovativi che garantiscano l’autenticità del prodotto e tengano fuori i trafficanti di olio”. Ma accanto a questo intervento, le organizzazioni chiedono l’istituzione di un Fondo interessi che copra fino al 100% degli oneri finanziari sostenuti nel 2026, riproponendo una misura già adottata nel 2024 e ritenuta essenziale per garantire la necessaria liquidità alle imprese in vista della prossima campagna olearia”.
Sulla crisi del mercato dell’olio evo italiano si registra anche una recente nota di Unapol (Unione azionale associazioni produttori olivicoli) con cui plaude all’iniziativa degli assessori all’Agricoltura di Puglia e Calabria, rispettivamente Francesco Paolicelli (Pd) e Gianluca Gallo (Fi) che hanno chiesto al Misaf di formalizzare lo stato di crisi del settore olivicolo, pur riconoscendo l’impegno profuso dal sottosegretario La Pietra nell’aver dato ascolto alla filiera e aver tracciato con la stessa alcuni interventi tamponati che ora, però, devono trovare una immediata concretizzazione, appunto, con il riconoscimento dello stato di crisi.
Infatti, ha spiegato Unapol, tra i fattori che hanno spinto l’associazione ed altre rappresentanze della filiera a invocare lo stato di crisi c’è in primis il problema del tanto olio della scorsa campagna di produzione rimasto invenduto, che ha causato il crollo del prezzo del prodotto, in un contesto in cui, invece, c’è stato l’aumento dei costi di produzione. A ciò si deve aggiungere la concorrenza sleale da parte di altri Paesi, sul quale tema occorrerà avviare una seria riflessione anche con la Comunità europea.
“Il mercato rischia la paralisi, in molti mettono in dubbio anche la raccolta delle olive della prossima campagna ormai alle porte e che si preannuncia di qualità” – ha affermato il presidente dell’Unapol, Tommaso Loiodice, che già da diverse settimane ha lanciato l’allarme sulla crisi che sta attraversando l’intero settore. “Nei frantoi e nelle cooperative – ha sottolineato Loidice – c’è ancora il prodotto invenduto dello scorso anno e non è solo un problema di spazio”, in quanto “le imprese sono in difficoltà economica a causa dell’aumento dei prezzi di produzione e del crollo del costo dell’olio”. Con il riconoscimento dello stato di crisi, ha concluso Loiodice, “si potrebbe attivare una serie di misure di natura finanziaria che concederebbero un po’ di respiro economico, sperando in un eventuale contestuale ritocco al rialzo dei prezzi all’ingrosso del nostro olio”.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 5 Agosto 2026



