Cultura e Spettacoli

‘Rimmel’, il monumento

A cinquant'anni dall'uscita dell'album, il nuovo tour di De Gregori questa sera tocca l’Eremo Club di Molfetta

Nella primavera del 1975, edito dalla RCA Italiana, usciva ‘Rimmel’, quarto album in studio di Francesco De Gregori. Il disco rimase in classifica per sessanta settimane, arrivando fino al secondo posto, e vendette più di 400 000 copie; alla fine del 1975 risultò essere l’album più venduto dell’anno. Attualmente è presente al ventesimo posto della classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre redatta da Rolling Stone Italia. Eppure, inizialmente, nessuno avrebbe pronosticato tanto successo, specie dopo la stroncatura sulle colonne di Muzak da parte di Giaime Pintor. Militante dei Circoli Ottobre, Pintor era un tenace assertore del collegamento tra musica pop e le esigenze del proletariato giovanile comunista. Impietosamente, Pintor si scatenò contro questa “presunzione di far poesia”, questo “canto degregoriano kitsch”, queste “melensaggini”, questo “zuccheroso bisbiglio da cantante confidenzial-lezioso”, questo fiorare Gozzano e Prévert prima di abbracciare “i baci perugina” e la “peggiore canzonetta all’italiana”. A Pintor replicò Luigi Manconi, sociologo e critico musicale, il quale prese le difese del cantautore capitolino parlando di trasformazione della poetica della canzone romantica e del piacere “del verso che sfugge, che si pone in uno spazio riparato da un’interpretazione troppo rigida e aggressiva”, innovazione che “contribuisce alla nascita di una nuova sensibilità della canzone italiana”. A cinquant’anni di distanza si intitola ‘Rimmel’ il nuovo tour di De Gregori partito avantieri al ‘Land’ di Catania e che questa sera tocca l’Eremo Club di Molfetta. In scaletta sarà l’intero album, inframmezzato da molte altre cose. Si annuncia un De Gregori disposto a dialogare col pubblico e vuotare finalmente il sacco: Non è vero che ‘Buonanotte Fiorellino’ sia dedicata ad una compagna di De Gregori morta in un incidente stradale. Vero, invece, è che il brano eponimo del disco sia una canzone d’amore nata dalla fine di una storia di De Gregori con una ragazza, la stessa a cui l’anno precedente il cantautore aveva dedicato il brano ‘Bene’, un 45 giri promozionale il cui lato B s’intitolava ‘Niente da capire’. Un altro mito da sfatare riguarda ‘Quattro cani’ : Qui di mezzo non sono Antonello Venditti, il produttore Italo ‘Lilli’ Greco, Patty Pravo e tanto meno lo stesso Autore, come invece diffuso in Rete all’interno di blog gestiti da sedicenti sostenitori di De Gregori. Durissima la risposta del cantautore a proposito di queste persone “che dicono di essere miei fan, ma che in realtà sono dei talebani perché inventano storie assurde e complicatissime dietro la semplicità delle canzoni”. A proposito di ‘Piano bar’, De Gregori nega qualunque riferimento autobiografico. Infine, quanto al mitico ‘Signor Hood’, la canzone è effettivamente dedicata a Marco Pannella.

Italo Interesse

 

 

 


Pubblicato il 4 Febbraio 2026

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