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Rimosso il parroco che per l’Autonomia sfidò la politica sorda e corrotta

La cerimonia, per il congedo di  don Vito Didonna dalla Parrocchia di “San Michele Arcangelo” di Palese e per l’insediamento di don Angelo Nunzio Lagonigro, si è svolta venerdì scorso alla presenza dell’Arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, S.E. Monsignor Francesco Cacucci, e di altri sacerdoti del territorio, in clima di grande serenità nella Chiesa  gremita di fedeli all’inverosimile. Il discorso del Vescovo, durante la Santa Messa, e gli interventi dei parroci, che si sono dati le consegne al termine dell’omelia, sono stati quelli di circostanza. Non era invece prevedibile il lungo applauso, durato più di tre minuti, con cui i fedeli della “San Michele” hanno salutato il parroco rimosso, alla fine del suo breve e commovente discorso di saluto dalla comunità palesina. Un applauso persino più lungo di quelli concessi agli altri oratori. E pure più intenso. Applauso che, per la sua spontaneità, testimonia la stima e la simpatia, ma soprattutto la fiducia che la maggioranza dei cittadini ha sempre avuto in don Vito sin dalla venuta a Palese, alla fine del 2003, a prescindere dal suo carattere a volte un po’ scontroso e aspro. “Un prete  – a detta di tanti palesini – che, senza nulla togliere all’operato dei suoi predecessori, ha saputo più di altri interpretare e vivacizzare la comunità di cui era a capo, ma pure cogliere immediatamente gli elementi essenziali di cui questa comunità ha bisogno”. Elementi, evidentemente, non unicamente religiosi, ma anche sociali, come rilevò lo stesso don Vito, in un editoriale ospitato nel 2009 sul foglio “La Voce nella Circoscrizione”, alla vigilia del referendum  per l’Autonomia. Una realtà come Palese, che “In passato ha subito espropri e sfruttamenti a tutti i livelli, sia territoriali che sociali ed economici, che futuro ha?” si chiedeva don Vito in quel editoriale e, continuando, non mancò di rilevare che “La passività e la remissività, di cui sono spesso accusati i cittadini di questo territorio, non sono mai stati eliminati o superati, forse volutamente, proprio per gli utilitarismi personali o di categoria o di partito, che vengono messi al di sopra del bene comune”. Un’analisi, quella di don Vito, attenta e puntuale, che mise in luce con moderazione e discrezione ciò che nessuno dei suoi recenti predecessori aveva mai osato evidenziare in modo così plateale. Come plateale fu il suo appello, deciso e convinto, prima per il ”SI” al referendum sul Comune autonomo e, successivamente, alle forze politiche, affinché rispettassero il risultato delle urne. E, quindi, la volontà popolare. Un appello che, come è noto, purtroppo fu disatteso da chi ha responsabilità di governo a livello comunale. E, ancora peggio, in sede regionale. Una politica insensibile che, come talune vicende stanno dimostrando, è sorda ai bisogni veri della gente, oltre che corrotta. E don Vito, con intelligenza e coraggio, non ebbe alcuna remora ad inimicarsi, forse pure con qualche disappunto nella sfera diocesana barese, quel tipo di politica che, anziché rispettare il popolo per servirlo, lo utilizza esclusivamente per l’ascesa al potere.Don Vito Didonna, a differenza dei parroci delle altre comunità ecclesiali locali, non ebbe titubanza alcuna a schierarsi apertamente in favore della costituzione del Comune autonomo. Non ebbe, tantomeno, difficoltà nell’affrancarsi da chi strumentalmente lo additava di ingerenza indebita, per la sua funzione di ecclesiastico, su una questione, quella dell’Autonomia per l’appunto, che è sicuramente estranea ai compiti della fede, ma non certo a quelli sociali della Chiesa. Infatti, nel citato editoriale ne giustificava l’impegno, ricordando che “La Chiesa ha il dovere di amare la propria comunità sociale, civile, economica, culturale, favorendo in tutti i modi la sua crescita globale”. Come pure, qualche giorno prima del referendum, all’inviato del ”Corriere del Mezzogiorno”, non esitò a chiarire le ragioni che lo spingevano a perorare la causa autonomista. Ragioni oggettive che – notava don Vito – oltre ad essere di natura identitaria e culturale, sono pure visibili nelle condizioni di degrado ed abbandono del territorio della Prima circoscrizione amministrativa di Bari. Condizioni concretizzate in modo ancor più evidente nella sofferenza  socio-economica di tantissime famiglie e giovani del luogo, che vivono con grande dignità le ristrettezze dovute al mancato sviluppo di Palese e Santo Spirito. “Una situazione analoga – rilevava don Vito –  non aveva riscontrato in nessuno dei Comuni in cui era stato precedentemente parroco. Neppure in quelli molto più piccoli della realtà di Palese e Santo Spirito”. E, poi, ancora: “A Palese hanno cementificato tutto, non lasciando neppure uno spazio verde. Persino per l’unica area libera rimasta al centro del paese, che fungeva da piazza, ci ha pensato il Comune a cementificarla.”Un parroco, come Didonna, è stato per Palese, quindi, un personaggio che, con schiettezza intellettuale e dinamismo sacerdotale ha saputo risvegliare l’orgoglio, l’identità e la dignità di una comunità paesana, che i poteri costituiti avevano da anni assonnata, con la complicità di un classe politica locale, sempre più incline al favoritismo individuale ed al servilismo sciocco di chi, per carrierismo personale, è pronto ad assecondare i desiderata di quella politica barese, che ha poi vergognosamente ridotto Palese e Santo Spirito unicamente ad aree di servizio per la città capoluogo. E di questi giorni, infatti, la notizia di un’altra beffa consumata a danno dei palesini e santospiritesi. Vale a dire, lo scippo dei fondi statali ed europei per nodo il ferroviario barese, che anziché essere utilizzati per eliminare le pericolosità ferroviarie di Palese e Santo Spirito, saranno impegnati a liberare dai binari Japigia, per accrescerne le aree edificabili. Don Vito infatti, nel suo editoriale, aveva  accennato anche al problema atavico dei passaggi a livello. Ma pure all’inquinamento atmosferico ed acustico provocato dalla presenza dell’Aeroporto civile ed alle sue incontrollate conseguenze. Denunciò anche la mancata realizzazione di un porto e di una zona artigianale. Oltre a tante altre irrisolte questioni locali, che attestano lo sconsiderato livello marginale in cui è tenuta questa parte di comunità distante 12 chilometri da Bari. Don Vito, con il suo impegno spirituale e la sua presa di posizione per l’Autonomia, ha risvegliato (riuscendoci in parte) non soltanto le anime dei credenti di questa comunità, ma anche la coscienza civile di quanti vivono distanti dalla vita della parrocchia. Alla fine, però, il prete protagonista di questo risveglio si è pure fatto qualche inimicizia. E non poteva essere diversamente. Infatti, non è la prima volta che dall’interno della Parrocchia di “San Michele” qualcuno intesse reti di maldicenze, critiche ed addebiti, che poi fa circolare appositamente in paese per rancori individuali verso il parroco, o per altri obiettivi personali. E sta volta, questo qualcuno non ha agito certamente nell’interesse generale della comunità palesina, ma per rancori personali dovuti al rifiuto di qualche privilegio. Le parrocchie, si sa e non da oggi,  diventano spesso luoghi tipici per creare complotti, disegnare ed eseguire piani, per porre in discussione le modalità di gestione della comunità religiosa da parte del parroco in carica. Anche con don Vito è verosimilmente accaduto questo. Però ora, con la rimozione di don Vito, Palese – come dicono in tanti – perde un parroco umano, dinamico, intelligente e, soprattutto, vicino ai problemi della comunità, a cui spesso aveva dato voce, sostituitosi a coloro che, investiti di pubblici poteri, della comunità palesina si erano e si sono dimenticati. “Comunque – sostengono alcuni – bene ha fatto Monsignor Cacucci a rimuovere don Vito, per evitare che i ‘nemici’ di Palese divenissero tali anche per la comunità parrocchiale”. Però, quel lunghissimo applauso spontaneo e caloroso a don Vito, alla fine del suo intervento di saluto, dovrebbe far riflettere e non essere dimenticato. E, soprattutto, non sottovalutato da S.E. il Vescovo e dal suo neo designato, don Angelo Lagonigro, subentrato a don Vito, da cui raccoglie un’eredità non facile ed un impegno che, per il bene di tutti, ora potrebbe e dovrebbe forse essere perpetuato, più di prima, dalla comunità ecclesiale locale. Auguri a tutti.

 Giuseppe Palella

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