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Rimpasti e rotazioni alla Regione, belle parole per non cambiare mai niente

La rivoluzione annunciata ai vertici della sanità col mancato raggiungimento degli obiettivi è implosa

Fatta la legge, trovato l’inganno, anzi gli inganni, specie se di mezzo ci sono incarichi e prebende alla dirigenza della Regione Puglia. E così, nelle aziende sanitarie pugliesi, dirigenti e direttori generali resteranno al loro posto non solo per via del ritiro all’ultimo momento della proposta di legge sul mancato raggiungimento degli obiettivi che ne prevedeva la decadenza immediata, ma anche con la scusa della ‘insostituibilità’, nonostante un’altra leggina regionale ne imponesse la rotazione. Ma andiamo per ordine. A sollevare la questione della mancata rotazione dei dirigenti fu il consigliere del Movimento 5 Stelle Galante che, al termine d’un lavoro di accesso agli atti durato mesi e mesi con la precedente legislatura, aveva depositato un’interrogazione all’assessore/presidente Emiliano, inviando pure segnalazione all’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla mancata rotazione, appunto, dei dirigenti nelle aziende sanitarie. E se nelle risposte emerse l’applicazione disomogenea della normativa, ancora più sorprendenti i risultati concreti. “La rotazione dei dirigenti – spiegava Galante – è un atto dovuto al fine di prevenire la corruzione nella sanità che costa circa 6 miliardi. Nel settore sanitario, infatti, tutto ciò è favorito da un “incrostamento” di funzioni e responsabilità negli stessi incarichi; rischio che verrebbe ridotto se si attuasse la dovuta alternanza di ruoli tra i professionisti. E figurarsi se alla fine tutto non finiva a tarallucci e vino, col rinvio delle nomine dei capi dipartimento legato al tradizionale ‘riassetto della giunta regionale’ che il governatore Emiliano ha sempre in mente. E ora ricominciano le manovre a via Gentile dopo aver digerito i risultati delle elezioni in Consiglio Comunale a Bari, con un centrosinistra che torna a vincere…causa mancanza di avversari, sull’altro versante. Insomma, tutto deve restare immutato, cambiare tutto per non cambiare niente, come insegnano in politica i marpioni in agguato nelle stanze dei bottoni, al Comune di Bari, come alla Regione Puglia. Prima la conferma del rinvio delle nomine dei direttori di dipartimento pronte già nella seduta di giunta di venerdì scorso, ma rinviate all’ultimo istante. Al 15 luglio, ma meglio non fidarsi, che siamo già molto vicini al rompete le righe di agosto. Ma poi ci sono le decisioni presa del governatore in vista d’un un rimpasto della squadra di assessori che, però, nessuno si azzarda a prevedere. Ma i primi a pagare dazio -come sempre accade in questi casi – sono proprio i dirigenti apicali dell’ente pugliese, in attesa di rivedere belli inquadrati nelle loro caselle posti e deleghe della giunta regionale. Ed Emiliano sembra intenzionato a scrollarsi di dosso la delega pesantissima della sanita’ ripresa ad interim dopo il licenziamento forzoso dell’ex assessore/medico di Fitto imposto da una politica sempre più fuori dagli schemi. Morti e sepolti i partiti, restano in piedi solo gli interessi particolari di cacicchi che, però, difficilmente riconoscono le reali esigenze amministrative d’un ente la Regione Puglia. E i risultati si vedono. In fondo alla fine il rimpasto potrebbe ridursi solo a uno sparuto cambio della guardia ai vertici, mutando le poltrone occupate dagli stessi ‘omini’ che passerebbero dall’agricoltura alla sanità o viceversa. In lista d’attesa c’è un’altra Cinquestelle che, però, ha rinunciato per sempre ad aprire enti, esecutivi e parlamenti come scatolette.

Antonio De Luigi


Pubblicato il 3 Luglio 2024

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