Cultura e Spettacoli

Rione Stanic: la cittadella industriale creata per l’autarchia chimica italiana

 La data di applicazione delle sanzioni, 18 novembre 1938, resterà indelebilmente impressa nella nostra storia, poiché essa oltre a documentare l’iniquità di quelle democrazie che con la <<guerra bianca>> speravano di soffocare l’Italia, segna anche l’inizio dell’ascesa italiana in campo economico e spirituale. Le sanzioni, infatti,
portarono all’autarchia, cioè principalmente allo sfruttamento razionale di tutte le risorse nazionali, esaltando lo spirito di sacrificio dei lavoratori italiani e facendo della nostra compagine economico-industriale un blocco capace di soddisfare nel modo più completo possibile i bisogni del Paese in pace e in guerra. Grande impulso venne dato dal Governo per la modernizzazione e la ricerca in vari settori strategici dello Stato, uno su tutti quello dell’industria chimica perché strettamente connessa col trinomio da cui da sempre dipende l’indipendenza di una Nazione: pane, armi, carburante. Gli insostituibili impieghi che il motore a scoppio trovava  nella civiltà moderna  portarono le nazioni a considerare cn sempre maggiore attenzione il problema dell’approvvigionamento dei carburanti. L’Italia, le cui risorse di petrolio non bastavano a coprire l’intero fabbisogno nazionale, intuì che alla mancanza di combustibili fossili si poteva sopperire con prodotti distillati derivati dal petrolio. Inoltre grazie alle scoperte del tedesco Friedrick Bergius si riuscì a produrre il combustibile sintetico liquido ottenuto dal carbone, gas naturale, scisto bituminoso e biomasse attraverso la conversione Fischer-Tropsch (1923) ovvero la conversione da metanolo a benzina o attraverso la liquefazione diretta del carbone. Una scoperta rivoluzionaria in grado di ridurre drasticamente le immissioni di gas serra nel ciclo di vita e che rappresentava un’alternativa economicamente valida e industrialmente scalabile al petrolio. L’Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili nacque nel febbraio del 1936 con il delicato compito di sfruttare al massimo tutti i prodotti del sottosuolo nazionale ed i petroli dell’Albania per l’ottenimento di carburanti e lubrificanti, in modo da ridurre al minimo la necessità d’importazione. Ecco che a Bari e a Livorno furono rapidamente concepiti e realizzati due importanti stabilimenti dell’ANIC pronti a soddisfare gli standard futuri  dei carburanti rinnovabili sia per il trattamento di olii minerali grezzi albanesi e similari, che per i residui di distillazione; ma anche per catrami ottenuti da combustibili fossili e da ligniti (abbondanti in Italia) e per gli olii ricavabili da rocce asfaltiche nonché da scisti bituminosi. Dotati delle attrezzature e dei macchinari più moderni, gli stabilimenti producevano annualmente 240 mila tonnellate di benzina e 400 mila tonnellate complessive annue di carburante e combustibili liquidi in caso di totale sfruttamento degli impianti. La cittadella industriale era composta da enormi serbatoi sopraelevati e interrati per il deposito dell’olio grezzo destinato agli impianti di distillazione dando luogo a formazione di benzina, di olii, di gas utilizzati per la combustione e per la produzione dell’idrogeno e infine di pece destinata alla produzione dell’asfalto. Gli impianti tecnici erano completati da parchi di serbatoi che consentivano il caricamento dei vagoni cisterna o delle autobotti per i trasporti terrestri o mediante oleodotti delle navi cisterna nel porto per i trasporti marittimi. Il tutto corredato da elementi tecnici e industriali quali: centrali termiche, cabine di trasformazione, laboratori di ricerche e controllo, impianti per la produzione di azoto, sale pompe, officine meccaniche, magazzini e depositi per il petrolio. Oltre all’aspetto produttivo, fondamentali furono le iniziative dell’azienda in campo sociale e assistenziale. Tutti gli operai potevano fruire di abitazioni  raggruppate in moderni villaggi costruiti nei pressi della fabbrica. All’interno dello stabilimento funzionavano servizi igienici, spacci di generi alimentari e refettori. Inoltre i figli degli operai usufruivano di pacchi vestiario, di colonie estive , di premi scolastici e così via. Per i lavoratori fu creato anche il dopolavoro provvisto di sale cinematografiche, campi da tennis, da calcio e altri giochi; necessari mezzi di svago in compenso delle loro fatiche. La fabbrica proseguì la sua attività anche durante la seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra  con la fusione tra ANIC e ESSO (1950) lo stabilimento industriale  fu rinominato STANIC – Villaggio del Lavoratore. Passato nel 1955 sotto la gestione dell’Enel che ne fece una centrale idro-elettrica, dal 2013 è stato dismesso e da allora giace abbandonato in attesa della riqualificazione prevista dal progetto “Futur-e” presentato da Enel nel marzo di quest’anno.

 

Maria Giovanna Depalma


Pubblicato il 14 Dicembre 2017

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio