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Ripresa lenta: crescono solo i contratti a termine

Sono piuttosto contraddittori i dati sulla risalita del nostro Paese con un occhio particolare alla ripresa del lavoro, come annotano parti sociali e sindacati. “Il Paese tra quelli industrializzati che vanta la crescita maggiore del Prodotto interno lordo ma che sul fronte occupazionale, rispetto a un anno fa, segna un aumento legato quasi esclusivamente a rapporti di lavoro a termine e che è incapace di garantire il diritto al lavoro per le donne”, annota il segretario generale della Cgil/Puglia, Pino Gesmundo. Occhio, dunque, alla rilevazione Istat su occupati e disoccupati che nel mese di ottobre vede crescere di 35mila unità quanti lavorano, ma un dato che riguarda solamente gli uomini. E rispetto ai livelli pre pandemia, il numero di occupati in Italia è inferiore di 200mila unità. “Dati in linea con quelli della Puglia emersi dal recente Report di Bankitalia, che ha segnalato come l’87 per cento delle assunzioni nella nostra regione era rappresentato da contratti a tempo determinato. Non possono essere queste le premesse della ripresa nel Paese e nel Mezzogiorno, che in queste condizioni – rischio segnalato sia dalle sperimentazioni demografiche dell’Istat che dello Svimez – una desertificazione sociale e un invecchiamento della popolazione soprattutto legato alla migrazione di giovani che qui non trovano soddisfatte le proprie attese occupazionali, specie se molto formati”. In questo senso la denuncia sulla mancanza di figure professionali e competenze specialistiche lamentate dalle imprese, a fronte di un quarto di dipendenti totali in Puglia sovraistruiti “deve fare i conti anche con la qualità dell’occupazione, atteso che in Puglia due occupati su dieci guadagno meno del 60 per cento del salario mediano, e delle offerte indecenti legate a tutte le forme flessibili, iper precarie e povere dal punto di vista retributivo che si vedono rivolgere giovani che vantano altissime competenze anche in discipline tecnico scientifiche”. Richiesta di superamento del precariato e di valorizzazione della buona occupazione che sono tra i temi della mobilitazione nazionale lanciata da Cgil Cisl Uil per una manovra economico e interventi legislativi che sostengano lo sviluppo e sanino le diseguaglianze sociali, economiche e geografiche che vive il Paese. “Lo diremo anche dal palco della manifestazione di Bari dell’11 dicembre, che sarà chiusa dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Non possono essere queste le premesse perché si creino condizioni di crescita economica generalizzata: senza un buon lavoro, sicuro e tutelato, l’enorme massa di investimenti rivenienti da Pnrr e fondi strutturali non servirà a colmare divari strutturali e condannerà il Sud e tutto il Paese a un futuro molto rischioso. Se c’è un problema di mismatch tra domanda e offerta di lavoro siamo pronti e discutere con imprese e istituzioni come potenziare i canali pubblici di intermediazione, su come indirizzare la formazione. Così come vorremmo – conclude Gesmundo – parlare di politiche industriali, investimenti, vocazioni produttive, ma il primo punto deve essere il contrasto a quel lavoro precario che oggi condanna milioni di persone a essere poveri anche se occupati”.

Antonio De Luigi

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