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Rita, cadere e riprendere il cammino

Finale col botto per Inondazioni Festival, la rassegna di arte varia organizzata a Giovinazzo dal Collettivo Polartis. ‘Rita’, ultima produzione Kuziba Teatro, arriva in platea con un colpo d’artiglio. Il richiamo alla violenza e al sangue non è gratuito, questa messinscena avendo per oggetto un incesto. Rita è la ragazza-tipo di un qualche piccolo centro del Mezzogiorno che, malgrado la globalizzazione, non sa scrollarsi di dosso pregiudizi remotissimi e uno stile di vita non meno arcaico. La giovanetta vive un amore (per Salvatore) che non osa consumare. Non di meno sarà iniziata al sesso anzitempo e nei termini peggiori, giacché ‘maestro’ le sarà un padre-bruto. E Rita non è più Rita. Derubata dell’ultima scheggia dell’infanzia, brutalmente scaraventata nell’età adulta, non trova più il coraggio d’incrociare lo sguardo del povero Salvatore, che decide di abbandonare. Non può fare diversamente, ora che il suo violentatore domestico si è fatto seriale. In questo modo, il fatto osceno diventa “una cosa fra noi” che a nessuno conviene divulgare. Divenuta grande, Rita trova finalmente il coraggio di fare fagotto. Altrove, fra le braccia di un altro uomo, rimuoverà le stesse indicibili brutture per le quali forse già passarono sua madre, sua nonna e così via. Rita è un’intensa Raffaella Giancipoli, autrice anche del testo. Ancora lei è a dirigersi in una messinscena scarna. Paludata di bianco, la Giancipoli si presenta a occhi chiusi, metafora di candore e vulnerabilità. Così ‘cieca’, consegna a una lavagna, quasi la pagina di un diario, segni grafici che lasciano intravedere serenità e speranza. Facendo spesso ricorso alla sapida lingua madre (un ruvese stretto e sanguigno), dice lieta del fascino rustico dell’amato. Poi di botto il sorriso si spegne, le ali si sgretolano : Rita ha materialmente aperto gli occhi. Non più ‘cieca’, ma chiusa in un dolore senza parole, perciò ‘muta’, Rita si relega in casa dove si consacra al culto del tavoliere. E man mano che impasta e prepara le orecchiette, la farina le impolvera le mani, le braccia, il viso… Lacerante, un ricordo la tormenta, sino a che la rabbia repressa esplode. Rita si accanisce contro la farina, ne fa scempio. Si ferma esausta, imbiancata come da calcinacci, quasi il fantasma di sé stessa, il superstite di un crollo, di un bombardamento. Sembra già un vecchia. A quel punto non serve più mettersi nelle mani di uno strizzacervelli, l’unica è serrare i cancelli della memoria, rialzarsi e riprendere il cammino. Ma un giorno lontano spezzerà il silenzio omertoso raccontando la sua tragedia… A vario titolo hanno collaborato al successo dell’applauditissima interprete, Bruna Soriato, Tea Primiterra, Tommaso e Katia Scarimbolo.

Italo Interesse

 

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