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Rosso fiaschetto, il culto

A San Vito dei Normanni, nei locali dell’ex impresa vinicola Fadda, un complesso di 4000 mq al coperto in disuso dalla fine degli anni Cinquanta e oggi di proprietà pubblica, ha preso vita un Laboratorio Urbano ; il laboratorio è gestito da Sandei, una società di comunicazione locale, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Qualcosa di Diverso ed altre forme di  cooperazione. L’ex Fadda, in predicato di ribattezzarsi Cine-Teatro Tex, è pure una residenza artistica che mira all’organizzazione di eventi culturali attraverso lo sforzo congiunto di associazioni attive nel campo della musica, del teatro e della danza. Il 25 aprile scorso il dismesso opificio ha ospitato in streaming ‘Il grande giorno’, una produzione World Music Academy di e con Sara Bevilacqua ; lo spettacolo si inseriva nell’ambito di ‘Indovina Chi Viene a (S)cena’, un Format del Teatro Pubblico Pugliese. Il ‘giorno’ in questione si colloca a ridosso del famoso 11 luglio 1982 (quella domenica a Madrid l’Italia di Bearzot superando la Germania si laureò per la terza volta campione del mondo). Ma il grande successo azzurro qui fa solo da cornice alla gioia di un vasto e coeso nucleo famigliare che ogni estate, a luglio, usa darsi convegno in una imprecisata località del brindisino per una ragione più sentita del Natale : la preparazione della salsa… Ancora attingendo dal vissuto personale Sara Bevilacqua fa d’un pomodoro della varietà fiaschetto il passepartout per raccontare un Mezzogiorno senza tempo. ‘Il grande giorno’ è qualcosa di più della cronaca briosa di una consuetudine alimentare trasmessa di generazione in generazione. Attraverso la simbologia del rosso (la salsa, il sangue…) prende vita il ritratto di un culto arcaico e dai tratti tribali. Malgrado modalità festose e colori caserecci, vibra sotto traccia una solennità che definire magno greca non sembra fuori luogo (con buona pace del fatto che il pomodoro era sconosciuto al mondo classico). Costretta dietro un tavolo da conferenza stampa in ossequio alle discutibili direttive imposte dal Format, Sara Bevilacqua non si risparmia e getta in campo tutto l’entusiasmo, l’energia e la passione che la connotano pur di partecipare un sentire che la travolge sino alle lacrime (vere). La solleva dalla solitudine – si consideri anche l’assenza del pubblico – la partecipazione di un terzetto musicale a vista composta da Vincenzo Gagliani (tamburello), Piero Santoro (fisarmonica) e Carlo Gioia (sassofono e flauto traverso). Una bella storia, uno spettacolo gradevole, ma pure un’occasione sprecata. Con altra messinscena ‘Il grande giorno’ può ragionevolmente ambire a diventare più ‘grande’.

Italo Interesse

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