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Rotti gli indugi nel centrodestra: Fitto sfiderà Emiliano, Laricchia, Scalfarotto e Conca

La notizia circolava già da tempo (anche se in Puglia nel fronte opposto al centrodestra c’era fino all’ultimo chi sperava, forse, che potesse non concretizzarsi) ed ora, però, è ufficiale. Ovvero, lo sfidante unitario di centrodestra del presidente uscente della Regione, Michele Emiliano, ma anche di Antonella Laricchia del M5s, di Ivan Scalfarotto, candidato presidente scelto da “Italia Viva”, “Azione” e “+ Europa”, e del civico Mario Conca, si chiama Raffaele Fitto. Un volto ed un nome, quest’ultimo, già noto ai pugliesi per il suo cursus honorum politico, sia locale che nazionale e, da ultimo, nell’aula del Parlamento europeo, dove riveste l’incarico di co-presidente del Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei. La candidatura di Fitto a governatore in Puglia da parte del centrodestra ed in quota al partito di Giorgia Meloni era in realtà un’ipotesi nata già lo scorso anno, subito dopo le elezioni europee, quando l’eurodeputato di Maglie risultò riconfermato al Parlamento di Bruxelles, essendosi piazzato al secondo posto per preferenze nella lista di Fratelli d’Italia della Circoscrizione meridionale, dietro la leader Meloni che, da subito, gli cedette l’unico seggio conquistato dal partito nel collegio meridionale. Poi, lo scorso Ottobre, un primo accordo di massima tra i leader nazionali delle tre sigle del centrodestra (Lega, Fdi e Fi) aveva sancito ufficiosamente l’assegnazione al partito della Meloni dell’indicazione del nome dei candidati governatori di due (Puglia e Marche) delle otto Regioni che sarebbero andate al voto nel 2020 e che non avevano governatori uscenti di centrodestra. E così è stato alla fine di alcuni mesi di fibrillazioni interne al centrodestra, scoppiate all’indomani del mancato successo, a fine gennaio, della candidata governatrice della Lega, Lucia Borgonzoni, in Emilia-Romagna. Infatti, dopo vari “tira e mola” leghisti sia sulla suddivisione delle candidature a governatore che sui nomi indicati, a tre mesi esatti dalla data delle regionali, previste per il 20 e 21 settembre prossimi, con una nota congiunta dei tre leader del centrodestra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi  è stata diramata la notizia che “Il centrodestra ha individuato la squadra migliore per vincere le elezioni nelle Regioni che andranno al voto a settembre e, soprattutto, portare il buongoverno in quelle che oggi sono male amministrate dalla sinistra”. “I candidati del centrodestra saranno – prosegue la nota – Francesco Acquaroli per le Marche, Stefano Caldoro per la Campania, Susanna Ceccardi per la Toscana,
Raffaele Fitto per la Puglia”. Nomi, questi, che “si aggiungeranno alla squadra dei governatori uscenti che, dopo eccellenti prove di governo, sono stati confermati: Giovanni Toti in Liguria e Luca Zaia in Veneto”. “Il centrodestra – hanno  annunciato inoltre i tre leader – esprimerà candidati unitari anche alle Comunali. L’accordo raggiunto, in un clima di grande collaborazione, prevede che la Lega indichi i candidati in alcune città del centro-sud fra cui Reggio Calabria, Andria, Chieti, Macerata, Matera, Nuoro, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia esprimeranno candidati in altre città al voto. I partiti si sono impegnati a prestare grande attenzione al momento della compilazione delle liste a tutti i livelli”, precisando: “saranno di qualità sotto ogni aspetto”. A precedere di qualche giorno l’ufficialità della candidatura di Fitto, per le prossime regionali pugliesi è stata annunciata anche una candidatura di centrosinistra (Scalfarotto di Iv) alternativa a quella dell’uscente Emiliano,  che – come è noto – ha invece come principale sostenitore il partito di Nicola Zingaretti, il Pd, ed alcune altre liste minori di centrosinistra, oltre a delle civiche a lui facenti capo. Una candidatura, quella del sottosegretario renziano agli Esteri del governo “Conte bis”, destinata a creare non pochi problemi nello schieramento di centrosinistra in Puglia, ma che di certo non giunge inattesa, visto che già dall’ inizio di gennaio era noto che il partito di Matteo Renzi, quello di Emma Bonino ed il movimento politico di Carlo Calanda avevano annunciato di non condividere, per varie ragioni, la ricandidatura di Emiliano da parte del centrosinistra, per cui non avevano neppure partecipato alle primarie del 12 gennaio scorso, ritenendole una “farsa” per legittimare la ricandidatura del governatore uscente. Ed alle accuse di spianare, di fatto, la strada ad una possibile vittoria del centrodestra alle prossime regionali in Puglia, dai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital, il candidato governatore di Italia Viva, Azione e Più Europa, Scalfarotto, ha controbattuto: “Noi siamo l’alternativa a tutti i populismi”,aggiungendo: “chi dice che con noi si rischia una frammentazione che può favorire il centrodestra non ha le idee chiare”. Infatti, ha poi chiarito il sottosegretario renziano: “proprio Emiliano avrà una coalizione con almeno otto liste di supporto. Ha avuto anche assessori che venivano dalla destra, è stato sostenuto alle primarie da un sindaco di un paese del leccese con simpatie per Forza Nuova, è uno che abbraccia un pezzo della società larghissima”. “Quindi, – ha affermato Scalfarotto – che Emiliano sia di centrosinistra credo che non lo dica neanche lui”. Però, dopo l’annunciata candidatura di Scalfarotto, alternativa ad Emiliano, la tensione all’interno del centrosinistra puglie è altissima. Infatti, mentre nel centrodestra tutte le anime gioiscono per la ritrovata unità d’intesa anche sul nome del candidato presidente, nel centrosinistra invece fioccano feroci polemiche. E tra i primi ad attaccare direttamente il candidato governatore di Iv ed il suo principale sponsor politico pugliese,  il ministro salentino alle Politiche agricole e forestali, Teresa Bellanova, figura il consigliere regionale Ernesto Abaterusso di “Senso Civico – Un nuovo Ulivo per la Puglia” che al riguardo ha, tra l’altro, dichiarato: “Il signor Ivan Scalfarotto ha detto che ubbidisce agli ordini impartitegli dal suo padrone e si candida in Puglia, essendo lui l’unico vero progressista. La sua compagna di partito lo sostiene perché trattasi di una candidatura contro i populismi, anche se nel frattempo non disdegna di fare la ministra di un governo di cui fanno parte i populisti per eccellenza. Praticamente abbiamo a che fare con due imbroglioni che in cambio di una posizione di comodo nel governo nazionale tentano di sfasciare tutto ciò che in Puglia è stato costruito negli ultimi tre lustri”. Parole polemiche nei confronti delle tre forze di centrosinistra che hanno scelto di non sostenere la candidatura di Emiliano ma di presentare invece un proprio candidato, Scalfatotto per l’appunto, sono giunta anche dal presidente del Consiglio regionale pugliese, Mario Loizzo, che in una nota ha anch’egli alluso ad “asti” e “vendette” politiche personale di Renzi e Calenda nei confronti del governatore pugliese uscente. Infatti, ha dichiarato, tra l’altro, Loizzo: “è lecito supporre che il problema della Puglia, per loro, è un problema personale e, com’è noto, il personalismo uccide la politica”.  Affermazione, questa del presidente dell’Assemblea pugliese, che in politica è in effetti vera, ma che sicuramente è altrettanto vero il fatto che anche in politica c’è sempre un tempo di “andata” e, prima o poi, uno di “ritorno”. Perciò, chi conosce bene logiche, dinamiche e i tempi delle evoluzioni politiche, sa bene anche c’è pure un altro noto detto che vale forse anche in questi casi e che afferma: “Chi è causa del proprio male, pianga se stesso”. Di certo le polemiche nel centrosinistra pugliese sono solo agli inizi dell’imminente campagna elettorale regionale, perché il “peggio” di esse forse è ancora da venire. E verosimilmente più sarà alta la tensione, più aumenterà il tasso di polemicità fra i due schieramenti di centrosinistra. Per cui nel centrosinistra pugliese diventerebbe (ammesso che non lo sia già) assai difficile ipotizzare a brevissimo una ricomposizione unitaria del fronte con un “tutti appassionatamente” a sostegno della riconferma di Emiliano. Anche se, a volte, pure in politica la “speranza” è sempre l’ultima a morire.

 

Giuseppe Palella

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