Rubini in scena con “Piccinni e Gluck, una corona per due”
Fondazione Petruzzelli, al Piccinni il racconto teatrale sulla storica rivalità musicale

Martedì 28 aprile alle 20.30 al Teatro Piccinni, andrà in scena “Piccinni e Gluck, una corona per due”, del giornalista, scrittore e autore teatrale Valerio Cappelli, interpretato da Sergio Rubini. Lo spettacolo si concentrerà sulla tenzone che oppose Niccolò Piccinni a Christoph Willibald Gluck, di quattordici anni più grande e considerato il più grande operista europeo del suo tempo. In programma musiche dal vivo Niccolò Piccinni a Christoph Willibald Gluck, eseguite al clavicembalo da
Gaetano Magarelli. Il clavicembalo utilizzato apparteneva ad una vera pioniera della ricerca su Piccinni al clavicembalo, la compianta ed indimenticabile artista pugliese Margherita Porfido. Un clavicembalo francese, copia Blanchet, costruito per lei da François Ciocca nel 2018.
Saranno eseguite di Niccolò Piccinni (1728-1800) Riduzioni da La Cecchina o sia La buona figliola (Roma 1760), Sonata n.1 e Toccata per clavicembalo (Parigi 1774) e di Christoph Willibald Gluck (1714-1787) Riduzioni da Orfeo ed Euridice (Vienna 1762).
Niccolò Piccinni è l’autore de La Cecchina o sia La buona figliola, l’opera più rappresentata nel ‘700 (su testo di Carlo Goldoni, rappresentata in tutta Europa, e perfino in Cina). Fu più rappresentata di quelle di Mozart. Ma pochi lo sanno. Anche a Bari, la città dove egli nacque, nel 1728. Di Piccinni si sa poco. Il Teatro Petruzzelli e il Comune di Bari, con il coordinamento scientifico del musicologo Dinko Fabris, massimo esperto piccinniano, lo celebrano con manifestazioni che coprono un triennio, fino al trecentesimo anniversario della nascita. In questo ampio progetto si inserisce il contributo teatrale scritto da Valerio Cappelli, che si avvale dell’interpretazione di Sergio Rubini, illustre conterraneo di Piccinni.
La sua vita da musicista oscillò tra Napoli e Parigi, dove si svolse la “contesa” al centro del gioco scenico, tra Niccolò Piccinni e il cavaliere Christoph Willibald Gluck, il nobile cavaliere degli Asburgo-Lorena, l’artefice della grande Riforma musicale.
Il primo, benché avesse conosciuto gli onori di grandi successi, veniva da una famiglia povera e numerosa, e dalla provincia più povera del Sud d’Italia, l’altro era consapevole della propria autorità in musica.
I due si trovarono a comporre l’identica opera. Lo “scontro” avvenne proprio qui, per Ifigenia in Tauride, dalla tragedia di Euripide; qui si innescò la miccia degli opposti partiti. Tutta Parigi fu sul chi vive, i salotti si aprivano con una domanda ricorrente: siete voi per Piccinni o per Gluck?
A Napoli, Piccinni concluse gli studi, al Conservatorio di Sant’Onofrio, dapprima con Leonardo Leo e poi con Francesco Durante; a Napoli, al Teatro San Carlo, presentò, riscuotendo notevole successo, numerose opere, l’opera seria Zenobia o Ciro riconosciuto, o ancora Artaserse, tutte e tre su testo di Metastasio. Ma il successo più rotondo lo colse con l’opera comica in lingua napoletana (lingua, come si considerava all’epoca, non dialetto).
Piccinni, tra il 1754 e il 1776, fu il compositore più rappresentato a Napoli, 72 titoli, con una media di 3 nuove opere all’anno. Divenne una delle voci più autorevoli della Scuola napoletana, accanto a Pergolesi, Jommelli, Paisiello, Cimarosa, Porpora. Ci fu poi il periodo romano, florido anch’esso, culminato col trionfo della Cecchina, nel 1760.Ma questo spettacolo si concentra sulla tenzone che lo oppose a Gluck, di 14 anni più grande e considerato il più grande operista europeo del suo tempo. Non si può parlare di un rapporto alla Mozart e Salieri, già di per sé forzato nel celebre film di Milos Forman.
Ma certamente le fazioni attorno ai due compositori si adoperarono per accendere la miccia. Fu chiamata “La Querelle célèbre”. Piccinni, nella cerchia di Gluck, era considerato l’italien capace di scrivere musica melodica e graziosa, niente di più. La discussione, nei salotti francesi, impegnò filosofi eruditi e dogmatici enciclopedisti, mentre Piccinni diveniva la stella del momento sotto il cielo di Parigi che da anni era illuminato dal suo più “caro nemico”.E Piccinni resse il confronto, e anzi conquistò Parigi dopo la morte dell’avversario. Poi su di lui scese l’oblio, mentre su Gluck l’attestato di grande considerazione da parte del mondo musicale non venne mai meno.
Pubblicato il 9 Aprile 2026



