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Rubino ci provò, la sorte protesse il re

Dal 1865 fino al 1909, anno della sua morte, Leopoldo II regnò sul Belgio. La sua figura rappresenta lo scheletro nell’armadio della famiglia reale di quella nazione. Questo esecrando monarca, infatti, è ricordato solo per la fondazione e la brutale amministrazione dello Stato Libero del Congo, di fatto una floridissima colonia personale. Leopoldo ricavò una fortuna da questo possedimento privato, inizialmente con l’esportazione di avorio, poi forzando la popolazione locale a trarre gomma dalle piante. Innumerevoli sono i resoconti di forme di sfruttamento selvaggio dei nativi e di abituali violazioni dei diritti umani (incluse schiavitù e mutilazioni, quest’ultime eseguite quando la produzione della gomma non rispettava i quantitativi richiesti). Interi villaggi vennero requisiti per farne luoghi di deposito e lavorazione della gomma stessa, causando la morte di un numero stimato intorno ai 10 milioni. Lo scalpore sollevato da questo infamante e reiterato crimine fu tale che alla fine, nel 1908, il parlamento belga costrinse il re a cedere al governo del Belgio lo Stato Libero del Congo, ribattezzato Congo belga e come tale rimasto in pugno a Bruxelles fino al 1960, anno in cui prese vita la Repubblica del Congo, poi evoluta in Zaire e dopo ancora nell’attuale Repubblica Democratica del Congo. Contro questa infelice testa coronata si levarono voci autorevoli: Roger Casement, console britannico in Congo, arrivò a dire che il re belga “fu un Attila in vesti moderne, e che sarebbe stato meglio per il mondo che non fosse mai nato”. Il missionario John Harris di Baringa, ad esempio, fu così scioccato da ciò che vide da prendere il coraggio a due mani e rivolgersi all’agente personale del monarca scrivendogli in questi termini: “Sono appena tornato da un viaggio nella parte interna del paese, diretto al villaggio di Insongo Mboyo. La miseria più abietta e l’abbandono totale di quelle terre sono indescrivibili. Pertanto mi sono rivolto a voi Eccellenza perché vi facciate promotore affinché tali atrocità abbiano fine e mi sono preso la libertà di promettere che in futuro punirete giustamente solo i criminali che abbiano commesso dei crimini”. Il Kaiser Guglielmo II di Germania una volta descrisse il ‘collega’ come un “uomo completamente cattivo”. Ugualmente, nessuno insorse contro il tiranno esponendosi in prima persona. Tranne uno, un pugliese. Nato a Bitonto centosessantatrè anni fa (23 novembre 1859) Gennaro Rubino fu un anarchico dalla vita travagliatissima. La mattina del 15 novembre 1902, a Bruxelles, provò a uccidere Leopoldo mentre questi rientrava da una cerimonia in memoria di sua moglie Maria Enrichetta, recentemente deceduta. Rubino sparò tre colpi di rivoltella, nessuno dei quali andò a segno. Immediatamente arrestato, l’anarchico fu faticosamente strappato alla folla che voleva linciarlo e tradotto in arresto sino alla più vicina stazione di polizia. Processato l’anno dopo, venne condannato all’ ergastolo. Morì il 14 marzo 1918 nel carcere di Lovanio.

 

Italo Interesse

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