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Ruspe e cantieri: ma lo sapevano che a ‘Villa Giustiniani’ c’erano degli ipogei?

A poca distanza da “Villa Giustinani” sono state rinvenute altre grotte e strutture sotterranee nel corso dei lavori di costruzione degli otto alloggi popolari e della nuova sede Municipale, contemplati dal Pirp di Bari-S. Pasquale. Dopo la valutazione della Soprintendenza, successivamente, è stato deciso di non fermare i lavori in corso, per non accumulare altri ritardi, ma è stata disposta la presenza all’interno del cantiere di un geologo al fianco del personale delle ditte incaricate dei lavori medesimi. Il Movimento 5Stelle – ha precisato la portavoce al Municipio II Alessandra Simone – è dell’avviso che “un sito ancora sconosciuto e da poco entrato a far parte del patrimonio comunale  necessiterebbe di maggiori approfondimenti e verifiche in ordine alla sua esatta rilevanza, vista anche la prossimità al sito tutelato di “Villa Giustiniani”, al fine di farne oggetto di pari tutela, eventualmente anche mediante imposizione di un apposito vincolo”. Pertanto la Simone ha interrogato l’Assessore ai Lavori Pubblici Galasso e l’Assessore all’Urbanistica Tedesco al fine di sapere se siano state effettuate preventivamente indagini geologiche e geofisiche prima di procedere alla cantierizzazione dal momento che, la vicinanza all’ipogeo di “Villa Giustiniani”e la particolare storia dei quartieri San Pasquale e Carrassi poteva giustamente far ipotizzare la presenza di altre strutture sotterranee. Ma non è tutto. La Simone chiesto, inoltre, l’intervento sul cantiere del consigliere incaricato per le politiche di valorizzazione degli insediamenti rupestri e degli ambienti ipogei e copia della relazione della competente Soprintendenza. Infatti, pare esista un passaggio sotterraneo che conduce al mare dall’area prospiciente alla ‘villa rossa’, per cui alcuni studiosi ritengono addirittura che “Villa Giustiniani” corrisponda alla Grancia Benedettina tra il IX e XII secolo, ovvero San Nicola fuori le mura. Sotto l’area, forse non tutti lo sanno, c’è un ipogeo di epoca romano-bizantina che ha la forma di “dromos”, eppure quando la casa rossa fu abbandonata dai proprietari, ci fu chi avrebbe voluto abbatterla, per costruirci qualche altro orrendo complesso edilizio residenziale. E solo il coraggio di qualche ambientalista è riuscito, almeno una volta, a fermare le ruspe, guidato da qualche politico altrettanto isolato e coraggioso, tanto che ancora oggi l’ex presidente circoscrizionale Leonardo Scorza ricorda come la riqualificazione della zona tra San Pasquale e Japigia alla fine ha toccato anche quell’area, diventata da quasi quattro anni proprietà del Comune, dopo circa trent’anni di contenzioso con i proprietari (eredi Giustiniani e Di Cagno) con un’acquisizione costata circa 620 mila euro che, nei piani dello stesso Comune, dovrebbe completare l’intervento di riqualificazione dell’intero rione previsto dal Piano Integrato di Riqualificazione delle Periferie, a San Marcello. E’ rimasto deluso, però, chi con il passaggio di proprietà si aspettava interventi di restauro e recupero del rudere, o la realizzazione della struttura fognaria, il rifacimento del verde pubblico e gli altri interventi previsti. E così si sprecano le occasioni perse per l’amministrazione guidata prima da Michele Emiliano e poi da Antonio Decaro, sempre in vena di proclami e promesse. Come dopo quell’ennesima riunione alla chiesa di San Marcello –un bel po’ di tempo fa- con l’ex assessore comunale all’Edilizia Pubblica Giannini, l’assessore regionale all’Urbanistica Barbanente e perfino il direttore generale dell’Istituto Autonomo Case Popolari, Sabino Lupelli. Tutti attorno al tavolo e davanti a microfoni e residenti a promettere il recupero dell’immobile coi fondi del Piano di riqualificazione urbana delle periferie, da cumulare con quelli dei privati e 5,6 milioni che dovrebbero arrivare da Regione Puglia, Provincia e Comune di Bari. “Non possiamo permetterci” – conclude adesso Alessandra Simone – “di continuare a commettere gli stessi errori del passato sia remoto che recente, quando la storia si cancellava in nome del cemento senza tener conto dell’importanza culturale e sociale di ritrovamenti importanti come questi”. Ben detto….

 

Francesco De Martino

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