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Saicaf leader in Puglia e tra le prime dieci aziende italiane produttrici di caffè

Un grande imprenditore di una grande famiglia, di quelli all’antica, ma sempre sul pezzo. Cavaliere del Lavoro e di Gran Croce, ex senatore per Forza Italia. Parliamo di Antonio Lorusso. E’ sul ponte di comando della corazzata Saicaf spa della quale è Presidente ed Amministratore delegato. Si occupa anche di Sao. La Saicaf è leader in Puglia e tra le prime dieci aziende italiane produttrici di caffè. Insomma, un biglietto da visita di assoluta importanza. Si confida in questa intervista al Quotidiano.

Cavaliere Lorusso, per i baresi dire caffè è sinonimo Saicaf. Che cosa rappresenta per lei?

“Siamo nati nel 1932 per volontà di mio nonno Beniamino Cipparoli, dopo mio padre prese le redini della società e piano piano, con sapienza, è riuscito nel non semplice compito di far espandere l’azienda che da Bari è passata in provincia e regione. Ora ci siamo estesi anche in Campania. La Saicaf è presente come potrà intuire nei bar, negli alimentari e grande distribuzione, qui siamo di fatto al primo posto sul mercato”.

A che cosa si deve questo risultato?

“Al lavoro. Il segreto è sempre la qualità, assieme alla serietà. E’ fondamentale dare un prodotto buono. Il prezzo basso? E’ direttamente proporzionale alla qualità del caffè. Se metti caffè scadente, ovvio che il prezzo sia poco elevato. Ma bevi male, ne risente il sapore e sinceramente la gente sa apprezzare le cose buone. Innegabilmente è corretto un sano rapporto qualità -prezzo”.

Conta la comunicazione?

“La reputiamo basilare. Oggi non è pensabile lavorare senza farsi conoscere, ecco perché è bene comunicare e divulgare, sempre guardando ai bilanci”.

La vostra famiglia è attenta al sociale con il centro Lorusso Cipparoli di Giovinazzo volto all’ ascolto e al recupero dalle dipendenze…

“Il nome lo dobbiamo perché Lorusso era mio padre, Cipparoli mio nonno. E’ giusto donare qualcosa ed essere vicini a chi è nel bisogno”.

Pandemia, vi ha causato danni?

“Notevoli, a noi in via indiretta. Infatti, come è noto, i bar e ristoranti sono stati chiusi e rappresentano gran parte del nostro bacino di utenza”.

Bruno Volpe

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