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Salambò segnò Casavola

Pur essendosi formato alla scuola di maestri come Pasquale La Rotella e Ottorino Respighi, il nostro Franco Casavola – del quale ricorre oggi il 128esimo anniversario della nascita, avvenuta a Modugno il 13 luglio 1891 (si sarebbe spento a Bari il 7 luglio 1955) – divenne il protagonista del futurismo in Puglia. L’adesione a quel movimento da parte del compositore pugliese toccò l’apice quando egli, con Marinetti, presentò al Petruzzelli il ‘Manifesto sul Futurismo musicale in Puglia’. Erano i giorni in cui gli spartiti di Casavola, già dai titoli bizzarri (‘Teatro degli attimi dilatati’, ‘Cabaret epilettico’, ‘Versioni scenicoplastiche’…) prevedevano l’impiego di strumenti ‘di provocazione’ come la macchina del vento, gli archi enarmonici, gli intonarumori ed altre diavolerie nate dalla fantasia di altro compositore futurista, Luigi Russolo. Ma la partecipazione alla Grande Guerra – combattendo sul Carso si guadagnò i gradi di Capitano – lasciò il suo segno. L’ansia trasgressiva/futurista agitava ancora Casavola, ma era come se essa stesse incubando un virus distruttivo. Alla lunga la lezione di Respighi e La Rotella riprese il sopravvento e poco a poco la produzione di Casavola si orientò verso le forme della musica classica e lirica, pur conservando inalterato lo spirito moderno.  Durante la seconda guerra mondiale (ancora una volta l’esperienza estrema segna una svolta nello spirito dell’uomo e del compositore) Casavola si dedicò al genere drammatico completando la propria parabola in chiave anti-futurista.Fatto emblematico di questo ritorno alle origini fu la scrittura di “Salambò”, opera in 4 atti su libretto di Emidio Mucci. Presentata a Roma nel 1948, ‘Salambò’ incontrò un successo caloroso presso il pubblico e la stampa. Ciò le aprì anche le porte del Petruzzelli. Il pubblico barese non fu meno prodigo di quello romano, cosa che spinse la Rai a incidere l’opera. Ciò che è curioso di questo percorso ad andamento circolare è che – scrive Alfredo Giovine – Casavola lesse ‘Salambò’, un romanzo di Flaubert, durante le pause in trincea nel corso della Grande Guerra. Fu il personaggio di Salambò a innescare nel giovane Casavola il dubbio – destinato a restare latente ancora a lungo – che il futurismo non toccava le corde più profonde del suo cuore di compositore? Nel romanzo di Flaubert, ambientato durante la prima guerra punica, Salambò – figlia di Amilcare Barca – è innamorata di Matho un mercenario messosi a capo di un’orda di ribelli. Quando il duce cartaginese si guadagna l’alleanza del numida Narr’Havas, cui promette la figlia in sposa, la fine dei ribelli è segnata. Catturato, Matho viene consegnato al popolo e muore ai piedi di Salambò, che spira a sua volta prima delle nozze con Narr’Havas….  Forse Casavola s’immedesimò in Salambò, che si lascia morire per non tradire il primo amore. Se nella principessa cartaginese il compositore pugliese volle ravvisare il richiamo del primo amore musicale (i classici), il cerchio può dirsi chiuso. Insomma, Salambò segnò Casavola. Quel segno agì nel tempo, spogliando poco a poco l’Autore del guscio futurista. –  Nell’immagine, Salambò in un  ritratto di Gaston Bussière, 1907

 

Italo Interesse

 

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