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Salentino non è nel Salento

E’ difficile immaginare un territorio più ricco di sorprese del nostro. Chi mai, ad esempio, si aspetterebbe un toponimo come ‘Salentino’  nella Murgia barese? Eppure esiste e contraddistingue una contrada di Acquaviva delle Fonti. Il nome non tragga in inganno : l’antica Terra d’Otranto non c’entra nulla. Secondo una prima ipotesi il nome deriverebbe dal latino ‘saltus’, ovvero ‘territorio boscoso’  ; in effetti sino alla seconda metà dell’Ottocento lo stesso sito era ricoperto da un vasto manto arboreo del quale l’ultima testimonianza sopravvissuta è Bosco La Vecchiaia. Secondo una seconda ipotesi Salentino deriverebbe invece dalla radice dauna ‘sal’, che sta per ‘palude’ ; la presenza di un’antica palude è testimoniata da sedimenti di argilla, sabbia e torba presenti  nel punto della contrada corrispondente ad una falda acquifera superficiale. Le sorprese non finiscono qui. Dicevamo prima di una terra, la nostra, che spiazza. Le novità non sono solo in superficie. Poggiamo i piedi su una groviera carsica. Basta uno scavo innocente per venire a conoscenza dell’ennesima grotta o addirittura di un complesso speleologico (alle spalle dell’ospedale Miulli si apre la grotta di Curtomarino, le cui pareti ricche di grafemi lineari e disegni zoomorfi e una quantità d’altri reperti testimoniano una presenza umana risalente al Paleolitico superiore). Ancora, operazioni di scavo possono risvegliare vestigia di un passato meno remoto. Tornando a Salentino, a tre chilometri da Acquaviva, sul modesto rilievo su cui sorgono i resti di un casale e di una chiesa (Santa Maria della Palma – detta anche Santa Maria dei Salentini) nel corso di lavori di costruzione di un grosso serbatoio dell’Acquedotto Pugliese tornarono alla luce tracce di un villaggio dell’età del Bronzo (vedi immagine). L’assenza di opere di difesa e la modestia dei corredi funerari emersi nel corso di campagne di scavo condotte tra il 1976 e il 1979 indicano che a Salentino visse non più che una piccola comunità agricola ; una comunità neanche agiata, visto che le mura erano in pietra a secco e i pavimenti in terra battuta. L’insediamento fu abitato fino ai primi secoli del Medioevo, come si desume da una grande tomba-ossario databile al VI-VII secolo (i defunti si presentano in posizione rannicchiata all’interno di sepolcri scavati nel banco roccioso o nel terreno ; i resti ossei di alcuni bambini, invece, furono rinvenuti deposti in comuni contenitori in argilla). Dall’VIII secolo comincia l’esodo degli abitanti di Salentini verso il vicino insediamento di Acquaviva. L’abbandono definitivo risale al X secolo.

Italo Interesse

 

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