Cultura e Spettacoli

Saline, palazzi e ville: il segno dell’Architetto

Il primo marzo di 245 anni fa, a Caserta, si spegneva Luigi Vanvitelli, il più grande architetto del suo tempo ; era nato a Napoli il 12 maggio 1700. Il suo nome è indissolubilmente legato a opere come la Reggia di Caserta, l’Acquedotto Carolino,  il Lazzaretto di Ancona, la Chiesa della S.S. Annunziata a Roma e molte altre ancora. Vanvitelli lasciò il segno anche in Puglia. Nel 1745 si occupò dell’ammodernamento e dell’allargamento delle Saline di Barletta, ora Margherita di Savoia ; ciò avvenne con la creazione di nuove zone salanti, come quella detta Regina perché dedicata a Carolina d’Austria (oggi dismessa e sede di un quartiere cittadino) e l’apertura di una foce verso Torre Pietra. Nel 1749 collaborò all’ampliamento del Palazzo della Dogana a Foggia, così chiamato per aver a lungo ospitato la Regia Dogana della Mena delle Pecore ; distrutto da un sisma nel 1731, l’edificio venne prima costruito e poi ampliato ; tra i progettisti compare anche il Vanvitelli al quale viene attribuito forse erroneamente, lo scalone d’onore. Si vuole poi che abbia anche decorato Palazzo Coccia a Cerignola. Ciò a ragione del fatto che il motivo decorativo sull’affaccio tra le due rampe della scalinata, come il motivo della foglia d’acanto alla base della seconda rampa, è identico, anche nella collocazione, a quello di una delle più belle  ville ‘vesuviane’, Villa Campolieto a Ercolano, che reca la firma del Vanvitelli (le Ville vesuviane sono il grandioso complesso di dimore signorili settecentesche, costruite tra le campagne e la costa del golfo di Napoli, nei territori da S. Giovanni a Teduccio a Torre Annunziata. Si tratta di 123 opere che si distinguono per il misurato tardo barocco, che spesso tende al rococò, quando non annuncia lo stile neoclassico). Ma Vanvitelli non c’entra con Villa Coccia, eretta nel 1779, dal momnto che era morto da sei anni ; la stessa costruzione, inizialmente periferica, avrebbe in seguito assunto la dizione di ‘palazzo’ una volta inglobata dal centro abitato in espansione. Verosimilmente, il suo ignoto architetto, essendo di scuola partenopea, nell’ispirarsi al lavoro di Campolieto volle concedersi una citazione vanvitelliana. A meno che il progetto di Villa Coccia non risalga a molto tempo prima, quando il celebre architetto era in vita. Avendo in animo di costruirsi una dimora sullo stile delle ville vesuviane, Giuseppe Coccia potrebbe averne commissionato il progetto al Vanvitelli prim’ancora di poter disporre del suolo su cui la costruzione sarebbe sorta. Tale suolo, infatti, fino al 1777 risultava di proprietà dei Frati Conventuali. – Nell’immagine la statua di Vanvitelli nell’omonima piazza di Caserta ; l’opera è di Onofrio Buccini (1979).

Italo Interesse

 


Pubblicato il 1 Marzo 2018

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