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Salviamo i bambini-stregoni

Li chiamano ‘sheguè’ (stregoni), sono i bambini di Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, che vengono cacciati di casa dai genitori sotto l’accusa d’essere la ragione di tutte le disgrazie che capitano in famiglia (morte, malattia, perdita del lavoro). Tale funesta convinzione nasce dalla malizia dei leader delle tante sette religiose che infestano quel paese. Questi malvagi, che non esitano a proclamarsi profeti, utilizzano i bambini-stregoni per accrescere la loro notorietà organizzando pubblici esorcismi ; e tali pratiche non escludono trattamenti brutali per indurre questi innocenti a confessare colpe che non esistono (non si comportavano così anche gli accusatori della Santa Inquisizione?). Una volta ‘usati’, questi innocenti sono costretti a vivere per strada. Sono circa duecentomila. Qualcuno lavoricchia, i più vivono d’espedienti, elemosina e furtarelli. Non hanno speranze. Se non li uccide la denutrizione o qualche malattia, provvedono i trafficanti di organi e di carne da sesso o da cannone. Il loro dramma ha intenerito, tra i tanti, anche il nostro Luigi Morleo, compositore e docente di percussioni presso il Conservatorio Niccolò Piccinni. Già sensibile al tema della guerra, dei popoli oppressi, dei migranti e dei diritti negati, Morleo ha dedicato al tema dei bimbi sfortunati di Kinshasa una serie di omaggi. L’ultimo, il terzo, è stato presentato all’Auditorium Rota avantieri sera. ‘For Shengué 3 – Un Sacro Multiculturalismo’ è composizione per coro misto, quattro percussionisti ed elettronica suddivisa in sette movimenti ed ispirato alle quattro maggiori religioni. Nell’insieme l’opera somiglia ad un ideale canto di lode all’Infinito che finalmente mette tutti d’accordo. Un canto collettivo dal respiro imponente e che non cerca la solennità. Strumenti a percussione tradizionali  sostengono citazioni melodiche del credo cristiano, islamico, induista e buddista, mentre un ricorrente, magmatico contributo elettronico sembra avere la funzione di amalgamare elementi sulla carta inconciliabili (ingegnere del suono, Francesco Aiello). Quattro giovanissimi percussionisti (Antonella Fazio, Giovanni Bruni, Giuseppe Mele e Niccolò Mastrolonardo) suggeriscono il pulsare all’unisono di cuori non più dissonanti. Infine il Coro del Conservatorio Piccinni diretto dal M° Andrea Gargiulo. Determinante la partecipazione di questa vasta, giovane ed agguerrita formazione per il contributo fresco, che da un lato sa d’ancestrale e che dall’altro spinge lo guardo oltre il domani. E Morleo? Il Maestro era sul podio a dirigere, ad arricchire l’esecuzione trasmettendo con l’energia del gesto la nobiltà di un sentire che lo onora.

 

Italo Interesse

 

 

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