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Salvini non si arrende sul “no” a Fitto, ma Meloni e La Russa sono irremovibili

Il leader della Lega, Matteo Salvini, non si arrende nel braccio di ferro intrapreso con il partito di Giorgia Meloni sul nome da mettere a capo della coalizione di centrodestra in Puglia, alle prossime regionali. Infatti, il leader del Carroccio non appare affatto intenzionato a confermare – secondo quanto sostengono i rappresentanti di Fratelli d’Italia, ma anche di Forza Italia – i patti stabiliti lo scorso mese di dicembre, quando nel vertice milanese di Arcore, tra Silvio Berlusconi, Meloni e Salvini, si convenne di riservare a Fratelli d’Italia l’indicazione del candidato governatore in Puglia e nelle Marche, mentre la scelta per la Calabria e la Campania sarebbe stata appannaggio di Fi, avendo Salvini già optato per l’Emilia-Romagna, avendo già dapprima messo in campo Lucia Borgonzoni, ed accollandosi la successiva indicazione per la Toscana. Ma non avendo ufficializzato contestualmente alle candidature di Emilia-Romagna e Calabria (andate al voto lo scorso 26 gennaio) anche quelle concordate per le altre regioni che rinnoveranno le rispettive Assemblee la prossima primavera, Salvini – come è noto –  dopo il mancato successo della candidata leghista alla guida dell’Emilia-Romagna sta provando a rimescolare gli accordi e rivendica sempre più con forza la richiesta della Lega di designare un proprio candidato governatore in una delle due regioni meridionali chiamate prossimamente al voto. Per l’esattezza, la presa di posizione leghista si è maggiormente concentrata sulla Puglia, essendo stata questa la regione del Sud dove il partito di Salvini ha ottenuto alle europee del 2019 il suo miglior risultato nel Mezzogiorno d’Italia, raggiungendo circa il 25% dei consensi. Ma a voler essere più precisi non si può non rilevare che l’altolà leghista al candidato governatore pugliese di Fratelli d’Italia, Raffaele Fitto, ed indicato già dallo scorso dicembre da Meloni in un primo tempo era stato motivato con la rivendicazione della Lega ad indicare il nome per tale ruolo, invece ultimamente pare di capire che il “No” leghista a Fitto sia divenuto più un veto di carattere personale che politico, poiché la motivazione con la quale Salvini sta continuando il braccio di ferro all’interno del centrodestra sul nome da candidare in Puglia alla guida delle coalizione ultimamente è stata cambiata, considerato che la Lega non rivendica più, come è stato inizialmente, la guida della coalizione per un proprio esponente, ma si appella alla necessità di affidare alle prossime regionali il centrodestra pugliese nelle mani di un esponente della cosiddetta “società civile”. Vale a dire, di scegliere come candidato governatore un nome che non sia espressione diretta di partito. Richiesta, quest’ultima, che in verità – secondo molti addetti della politica – sembra un po’ tardiva da parte della Lega, perché per quanto conosciuto possa essere l’eventuale personalità della “società civile” da mettere in campo, i tempi necessari per renderlo partecipe, ovvero per farlo entrare in sintonia con i meccanismi di marketing elettorali e quindi con l’elettorato pugliese, sono alquanto ristretti, se non addirittura impossibili per poter svolgere una campagna elettorale che possa poi risultare vincente. Considerazione, questa, che di certo non può essere sconosciuta o sottovalutata dai vertici locali e nazionali della Lega. Quindi, il “No” leghista nei confronti del candidato governatore pugliese scelto da Fratelli d’Italia, Fitto per l’appunto, appare sempre più chiaramente come un dissenso personale più che politico, come invece vorrebbe far credere Salini, visto che a sollevare problemi sin da subito sul nome dell’eurodeputato meloniano di Maglie (Le) sono stati soprattutto gli ex-fittiani pugliesi che da qualche tempo militano nella Lega. E non sono neppure tanto difficili da immaginare i motivi per cui l’attuale classe politica leghista pugliese ex-fittiana sia sfavorevole ad una candidatura a governatore del loro ex-capo politico. Quest’ultimi, infatti, in caso di vittoria alle regionali di un centrodestra a trazione fittiana rischiano sicuramente di passare in secondo piano anche nelle fila della Lega, qualora non riuscissero con i numeri (ossia con i voti) a dimostrare il proprio peso politico all’interno di tale loro nuovo partito. Di qui forse la necessità di precostituirsi un alibi politico con l’introduzione di una pregiudiziale sul nome del candidato scelto da Fratelli d’Italia per la carica di governatore. Però, tralasciando tali discutibile ipotesi, quel che appare è che la Lega in Puglia pur di tentare un cambiamento del nome del candidato in circa due mesi ha cambiato linea sulle ragioni del “No” a Fitto. Forse il leader della Lega in Puglia, e forse anche in Campania, sta giocando con Meloni e Berlusconi una partita per altri obiettivi nazionali del partito? E’ possibile anche questo. Sta fatto, però, che Fratelli d’Italia sulla candidatura di Fitto finora non ha mollato e difficilmente mollerà, come confermano anche le recenti dichiarazioni del vice-presidente del Senato di Fdi, Ignazio La Russa, che, con riferimento al’ultima proposta di Salvini di puntare “sulle persone migliori, al di là degli schieramenti” per le regionali in Puglia e Marche, dove il partito di Meloni rivendica il rispetto dei “patti” dello scorso dicembre per i propri candidati governatori, ossia Fitto in Puglia ed Aquaroli nelle Marche, ha affermato: “Chiudiamo questa tornata cominciata con Emilia Romagna e Umbria in cui si è scelto il metodo dei candidati di partito. Dalla prossima si può fare per Lombardia, Veneto, Sicilia”. E, proseguendo, La Russa ha ribadito: “Finiamo questa tornata cominciata con l’Emilia Romagna e l’Umbria con due candidati di partito, fra cui la Borgonzoni che a me è simpatica, ma è una candidata di partito”, sottolineando: “Anche se sono pronto a seguire integralmente quello che dice Matteo (ndr – Salvini), non bisogna scartare chi è senza tessera di partito ma nemmeno chi ce l’ha”. “Vanno messi sullo stesso livello – ha poi chiarito il vicepresidente del Senato – chi ha la tessera non deve stare dietro, semmai dovrebbe stare davanti, ma sono pronto a dire che devono stare allo stesso livello”, ma dalla prossima volta. Perché, come ha ribadito tassativamente anche la leader di Fdi, Meloni, dai microfoni della trasmissione televisiva Tagadà su “La 7”, “Raffalele Fitto in Puglia è una candidatura
estremamente autorevole. Così è stato pattuito e mi aspetto che tutti rispettino i patti”. Più chiara di così per la Puglia forse Meloni non avrebbe potuto essere. Quindi, gli ex-fittiani ora nella Lega, ma soprattutto Salvini sono avvertiti, perché in Puglia questa volta non è in gioco verosimilmente solo il destino del centrodestra locale (anche per ciò che potrebbe accadere nei collegi uninominali alle prossime politiche), ma addirittura il futuro di quello nazionale. E, al punto in cui sono i fatti, forse non potrebbe essere diversamente.

 

Giuseppe Palella

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